I fratelli coltelli dentro la cerchia di Pogba

DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA

Via al processo per estorsione e sequestro di persona

  Questa è la storia di un gruppo di amici di un sobborgo a est di Parigi. Hanno attraversato insieme un mucchio di quelle difficoltà che si vivono nelle banlieue francesi e che riusciamo a vedere solo quando esplodono sulle pagine di cronaca o vengono raccontate in un bel film. Sono stati vicini di casa, sono stati compagni di squadra con un pallone tra i piedi, il più talentuoso di loro, uno dei più giovani, ce l’ha fatta, ha sfondato, è diventato una star, un campione del mondo, un ragazzo convinto che prima o poi sarebbe arrivato pure al Pallone d’oro, partendo da Renardière. E invece la vita di Paul Pogba si è trasformata in un regolamento di conti

Nelle prime ore del pomeriggio di ieri è cominciato il processo a Roushdane K., Boubacar C., Machikour K., Mamadou M., Adama C. e Mathias Pogba, fratello maggiore di Paul, denunciati nell’estate del 2022 per degli episodi avvenuti a partire da marzo, tutti finiti a settembre in custodia cautelare con l’accusa di estorsione, associazione per delinquere, sequestro di persona [tranne Mathias]. Roushdane K. è l’unico ancora incarcerato. 

Una storia in cui emerge quello che L’Equipe chiama “un rapporto ambiguo” tra il calciatore della Nazionale francese e i suoi amici per la loro dipendenza finanziaria da lui. L’accusa li chiama ricattatori, la difesa sostiene che Pogba menta e che anche loro sono vittime della storia, per aver subito violenze, auto bruciate, ferite di arma da fuoco. 

 

Che cos’è questa storia

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Se cerchiamo una data da dove far partire questa storia, possiamo cerchiare sul calendario quella di sabato 19 marzo 2022. Durante un fine settimana a Parigi, prima di unirsi alla Nazionale, Pogba va a recuperare una delle sue auto da Boubacar C. e Adama C., incontra Roushdane K. e il quartetto viene portato in un appartamento dove Machikour K. e Mamadou M. lo stanno aspettando. È quello il momento in cui si fanno vivi pure due tipi incappucciati e armati che chiedono al giocatore 13 milioni di euro in cambio di una presunta protezione che andrebbe avanti da parecchio. 

Sotto minaccia [“Stai zitto, guarda in basso”] Pogba promette di pagare. Firma un impegno finanziario in criptovalute e versa un acconto di 100.000 euro a Boubacar C. Non lo dice a nessuno, cambia numero di telefono, diventa irraggiungibile, il Manchester United lo cede alla Juventus. Raggiunti dal fratello Mathias, tutti gli amici vanno allora a Torino nel mese di luglio, e poi dalla madre Yeo Moriba, nell’albergo in cui soggiorna. 

Fanno leva sull’improvviso benessere arrivato dentro casa di una famiglia originaria della Guinea e arrivata in Francia nel 1992, un anno prima della nascita di Paul. Una famiglia che vive in un appartamento modesto, in una zona tranquilla eppure non risparmiata dal traffico. I Pogba abitano in sei persone dentro una casa di tre stanze. Arrivare a fine mese è dura, ma nel 2007 tutto è cambiato. I gemelli Mathias e Florentin hanno firmato per il Celta Vigo, Paul è entrato nel centro di formazione del Le Havre, uno dei più celebrati del paese. Il seguito è noto: Manchester, Torino, Manchester, Torino. Un’altra dimensione. I contratti a sette cifre prendono il posto delle donazioni di cibo. Ma Pogba è ancora legato ai suoi amici di allora. In Inghilterra come in Italia li ospita in casa, alcuni li assume in modo informale come factotum: una pratica comune tra i calciatori. Il successo di uno è il successo di un clan. 

Un paio di volte l’anno, spesso di sua iniziativa, secondo quanto ricostruito da L’Equipe, Pogba regala soldi agli amici,  donazioni che vanno dai 5.000 ai 10.000 euro, in contanti o attraverso un trasferimento bancario. Suo fratello Mathias è il beneficiario più costante, ma quando le sue richieste diventano troppo frequenti, il rapporto comincia a guastarsi. Nel 2017, quando Florentin subisce una truffa immobiliare, Paul mette mano alla tasca. Il 19 agosto 2021, per il compleanno dei gemelli, ciascuno riceve dal fratellino un regalo di 100.000 euro. All’inizio del 2022, quando Boubacar C. trova una casa per sua madre, Pogba gliene offre 40.000. Distribuisce i biglietti delle partite nel quartiere. Presta le sue case. Presta le sue macchine. Se un vecchio amico perso di vista ed emigrato a Reunion ha bisogno di comprarsi una macchina, Pogba gli manda 5mila euro. Pensa di dover fare felici tutti quelli che sono stati poveri con lui. 

In tribunale Adama C. riferisce che «ci ha detto di chiedere a lui, ogni volta che avessimo avuto bisogno di qualcosa». Machikour K. aggiunge che «non si sentiva obbligato a fare delle cose, altrimenti non ci avrebbe suggerito di non esitare a chiedere». Adama è anche l’intermediario tra Paul e il vicinato quando arrivano proposte di investimento o di prestito. Nel 2019 ha ricevuto un assegno di 150.000 euro per contribuire all’apertura di un fast-food. In cambio Paul non chiede nulla. «Non so dire di no» racconta Paul a chi indaga. 

Durante un viaggio a Clairefontaine, la banda di amici gli chiede un giorno alcuni milioni di euro per un progetto immobiliare. Pogba racconta: «Mi hanno detto: – Dopo questa cifra non ti chiederemo niente più, ti lasceremo in pace, tutti saranno al sicuro…». Ma Pogba si sottrae, forse la richiesta è alta perfino dentro la cornice di un rapporto di questo tipo. Per alleggerire il senso di colpa pensa di regalare 300mila euro a testa. A metà del viaggio, secondo il rapporto de L’Équipe, consegna in contanti 20.000 euro a Boubacar, 15.000 per Adama e 15.000 per Machikour.

Questi accordi tra amici avevano già portato una buona dose di disavventure in passato. Una volta Paul aveva accusato Mamadou M. di avergli prelevato del denaro, si dice 200.000 euro, utilizzando le sue carte di credito. Altri, come Boubacar C., non hanno mai rimborsato i prestiti concessi. Pogba è un amico, no? Un amico che diventa un bersaglio, secondo l’accusa. Un amico di infanzia ha riferito alla polizia che «i ragazzi mi hanno offerto i loro servizi per estorcere del denaro a Paul»: una missione che pare risalga addirittura al 2015 o al 2016.

Quando gli inquirenti hanno ascoltato l’agente Rafaela Pimenta, si sono sentiti riferire di quel giorno in cui a Manchester Adama C. e gli altri arrivarono inaspettatamente a casa, per rimproverare Paul di non essere sufficientemente legato alle sue radici, di essere un ingrato. Pogba commentò con lei: «È come se fosse venuto qui tutto il quartiere»

Ma Paul ha il cuore grande, Paul perdona presto. Chi osserva da vicino le cose che accadono, non capisce, non comprende la natura di questo rapporto, tutta questa confidenza che un giorno è tenerezza e un giorno è brutalità, questo sconnettersi e riconnettersi, condividere il pane e la paura, un appartamento e un conto corrente. Quando nel settembre del 2023 la storia è finità in tribunale, Paul Pogba ha spiegato: «Avevo molto rispetto per tutti loro, erano la mia famiglia. Dopo tutto l’aiuto che gli ho dato, anche volontariamente, quello che è successo è davvero triste. Nonostante tutto, avranno sempre un posto nel mio cuore, ma è un peccato che sia andata così».  

Gli accusati

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Il fratello. È il più noto dei sei imputati, prima della vicenda era anche il meno esposto dei fratelli Pogba. A differenza di Paul e del gemello Florentin – oggi al Virton, in serie C belga – Mathias ha avuto dal calcio parecchie disillusioni. Era assente nel giorno del rapimento, è rientrato nel caso a fine agosto con la pubblicazione di una serie di video misteriosi. Si considera un burattino in questa storia. E’ finito in custodia cautelare da settembre a dicembre 2022, quando pensava di trovare un club in Australia. Oggi vive in Belgio, lontano dal calcio.

Il confidente gemello. Partito per andare a vivere a Dubai, Adama C. è stato arrestato solo nel marzo 2023 e ha trascorso un anno in custodia cautelare. È amico d’infanzia di Paul Pogba, raggiunto a Torino nel 2012 per fargli compagnia. Tra loro si chiamavano Anche gemello: “perché ci capiamo senza parlare”. Aveva le chiavi di casa e delle macchine di Paul, era incaricato sia di trovare investimenti sia di fargli da autista. 

Il maggiordomo. Fratello maggiore di Adama C. e amico di Mathias Pogba, anche Boubacar C. ha vissuto con Paul Pogba a Torino per una stagione. Era il tuttofare: la spesa, le prenotazioni, il guardaroba, la cura del gatto. Dal 2016 è diventato l’autista personale di Yeo Moriba, madre di Pogba, con uno stipendio di 2.600 euro al mese tramite assegno. Frustrato da questo status, si è defilato nel 2021. “Ero trattato come uno schiavo”, ha detto durante un’udienza. “Non ho visto mio figlio crescere. Ho dedicato tutta la mia vita alla famiglia Pogba”. 

Il mago. Il più giovane degli accusati. Mamadou M. è il cognato di Riyad Mahrez. Incarcerato due volte, nel 2010 e nel 2011, Pogba lo ha definito in tribunale un fratellino. Ha giocato anche lui, centrocampista, semiprofessionista. Ospitato in casa da Pogba, gli faceva da assistente per circa 1.500 euro al mese tra 2016 e 2020, senza contratto di lavoro. È stato il testimone di nozze di Paul nel 2019. Dal 2020 ha fondato una propria società di consulenza sportiva, con l’ambizione di fare l’agente. 

L’amico dell’amico. Anche lui ex calciatore, Machikour K. è della generazione dei gemelli Mathias e Florentin. Contabile fino al 2018, ha aperto un marchio di fast food con uno dei suoi fratelli nel 2019 a Seine-et-Marne, sostenuto finanziariamente da Pogba.

Il pezzo grosso del quartiere. È l’unico a non avere avuto un rapporto diretto con Paul Pogba, ad avere precedenti penali gravi e ad essere ancora in carcere. Fratello maggiore di Machikour K., Roushdane K. è noto per essere il boss del quartiere, come lo definì Pogba alla polizia. Roushdane K. è sospettato di aver organizzato il ricatto ai danni del giocatore. Ha utilizzato nove linee telefoniche nel periodo dei fatti e ha all’attivo diverse condanne, la prima nel 2003 all’età di 17 anni, poi dieci anni di reclusione per tentato omicidio nel 2006 e cinque nel 2017 per concorso in rapimento in un contesto terroristico, accusato di aver fornito un taser. 

fonti |  L’Équipe qui e qui

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