Il commissariamento della Premier da parte del governo inglese

IN CIMA AI PENSIERI

Oggi il governo inglese presenta alla Camera dei Lord il disegno di legge sulla governance del calcio e finalmente capiremo a quale grado, a quale livello si spingerà il commissariamento statale della Premier League. 

 

 

  L’istituzione di un ente di regolamentazione indipendente per supervisionare il calcio maschile d’élite in Inghilterra era un impegno preso dal manifesto laburista di governo, basato però su piani elaborati dai conservatori. Il disegno di legge redatto dai Tories voleva che le decisioni dell’ente regolatore sui futuri assetti dei club o sui loro proprietari considerassero gli obiettivi della politica estera e commerciale del governo del Regno Unito. È stato questo il punto più controverso del progetto, un punto su cui l’UEFA si è messa di traverso. Con l’Europeo 2028 affidato in modo congiunto alle federazioni di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda, non è stato difficile trovare argomenti per una moral suasion che spingesse Londra a considerare una corposa retromarcia. 

Keir Starmer ha detto ai giornalisti il ​​mese scorso di essere stato in trattative con la UEFA per placare le sue preoccupazioni. Il primo ministro ha suggerito che le proposte non avevano bisogno di essere cambiate e che l’organismo calcistico europeo aveva «leggermente ridotto le sue preoccupazioni con il passare del tempo». In realtà, come dice stamattina il Guardian l’ipotesi di questa mescolanza di interessi fra governo e Premier League è stata ritrattata. I ministri si sono ritirati nel loro alveo. 

Nel 2022 era stato proprio il Guardian a rivelare i dettagli del progetto di Boris Johnson e le sue pressioni sulla Premier League affinché approvasse la controversa acquisizione del Newcastle United da parte del Fondo di investimento pubblico dell’Arabia Saudita. 

 

 

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24 FEBBRAIO 2023

 

 

Alcuni sms trapelati durante questo mese lasciano intendere che Mohammed bin Salman, il principe ereditario dell’Arabia, fosse fortemente coinvolto nell’acquisizione. La Premier League ha insistito questa settimana che non ci sono motivi per la revisione legale dell’accordo, controverso – ricorda il Guardian – a causa dei diritti umani in Arabia Saudita. Un rapporto della CIA ha concluso che Bin Salman ha approvato l’omicidio del giornalista del Washington Post e dissidente saudita Jamal Khashoggi a Istanbul nel 2018. Il principe ereditario nega il suo coinvolgimento personale. Oliver Brown sul Telegraph dice che i messaggi WhatsApp trapelati e visionati dal Telegraph suggeriscono che Bin Salman, lungi dall’essere un osservatore distaccato, è stato un protagonista centrale nell’acquisizione dei sauditi, una trattativa che definisce una pietra miliare allarmante del futuro, e dunque la gente merita di conoscere la verità

I sostenitori del piano che attribuiva all’ente regolatore di tener conto della politica estera dicono ora che l’intento era impedire a individui sanzionati di possedere degli asset nel Regno Unito. Altre forze in campo hanno chiesto di vietare del tutto le proprietà straniere nel calcio inglese. Durante il periodo di consultazione dell’anno scorso, alcuni club della Premier hanno esercitato a loro volta pressioni sul governo perché impedisse ai fondi di investimento degli stati nazionali di entrare nelle proprietà. 

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Tra i poteri acclarati dell’ente regolatore ci sarà il monitoraggio delle finanze dei club e il sostegno a interventi per un maggiore coinvolgimento dei tifosi. I club dovranno consultarli prima di modificare i prezzi dei biglietti o prima di trasferire il loro stadio altrove. Inoltre i tifosi potranno supervisionare i pagamenti del paracadute versato ai club retrocessi dalla Premier League. I club dovranno anche stabilire azioni per migliorare l’uguaglianza, la diversità e l’inclusione come parte del nuovo codice di governance. Ogni club che volesse vendere lo stadio a società collegate o terze avrà bisogno dell’approvazione dell’autorità e le richieste saranno accolte solo se il club potrà dimostrare che la vendita rappresenta un vantaggio a lungo termine.  Ci sono voci favorevoli dentro la Premier sul nuovo disegno di legge, altre che si dicono preoccupata per i «poteri senza precedenti e non testati nella distribuzione dei ricavi della Premier League»

Il Guardian presenta stamattina anche un commento dello storico del calcio Jonathan Wilson. Il calcio è ancora governabile? si domanda. Secondo la visione di Wilson, i proprietari dei club moderni, dagli stati agli oligarchi, hanno tutti un potere finanziario tale da costringere l’organismo a sottomettersi. 

Il fatto che esista un ente regolatore – dice Wilson – non significa che le normative siano rispettate, come dimostra fin troppo chiaramente l’industria idrica. Molto più importante di qualsiasi clausola individuale nel disegno di legge è il potere che il regolatore avrà nella pratica. Forse nel calcio esistono individui esperti, intelligenti, sensibili e di buona volontà, ma il regolatore avrà abbastanza fondi per poterseli permettere? O c’è il pericolo, come è successo in altri settori, che coloro che vengono regolamentati abbiano tasche più profonde di coloro che regolano, e quindi possano offrire un lavoro alle persone migliori del regolatore? Questa è la domanda esistenziale che si pone al gioco moderno: è davvero governabile? È vero che alcuni club sono sempre stati più ricchi di altri. Ma la novità è che i proprietari moderni, che siano stati, oligarchi o i più ricchi fondi di private equity, hanno il potere finanziario per intimidire gli amministratori del calcio fino alla sottomissione. Potrebbero persino fare causa al regolatore. L’unico modo per resistere a un potere finanziario di tale natura è con l’intervento del governo. Quindi è una terribile ironia che la UEFA e la FIFA, gli stessi organismi che non sono riusciti ad affrontare i flagelli correlati dello sportswashing e della disuguaglianza, mettano esplicitamente fuori legge l’intervento del governo. Cercare di tenere politica e sport separati – dice Wilson – ad esempio cercare di impedire a un ministero dello sport di scavalcare una federazione nazionale per nominare l’allenatore della nazionale con tutte le tangenti che ciò potrebbe comportare, è un obiettivo lodevole. Ma intervenire in questioni di controllo normativo fa il gioco dei ricchissimi e dei già potenti

Il Guardian ricorda che l’ente regolatore è sulla carta un organismo indipendente, sebbene istituito dal governo.  In realtà la prospettiva che la UEFA faccia naufragare la sostenibilità finanziaria del principale torneo internazionale è minima, ma la minaccia – scrive Jonathan Wilson – suggerisce come molti all’interno dell’establishment siano diffidenti nei confronti di una regolamentazione. Tuttavia, secondo il giornale progressista, era in effetti sconcertante aspettarsi che il calcio inglese prendesse in considerazione la politica commerciale del governo per decidere se un proprietario è appropriato o no, mentre è realistico preoccuparsi delle conseguenze di un affare se dovesse riguardare un paese con cui la Gran Bretagna ha relazioni tese.

È questo il teatro mondiale su cui si muove quel gigantesco affare che ancora chiamiamo football. In qualsiasi altra epoca – scrive il Guardian – sembrerebbe ridicolo. Edward Heath ha aiutato l’Iran dello Scià ad acquistare il Coventry City. Eppure siamo qui. Il calcio inglese è diventato un palcoscenico su cui si gioca la politica globale. Questa cosa ha inevitabilmente un impatto sull’integrità, e lo sport senza integrità non è niente. Non è una faccenda che riguarda solo i sauditi, Johnson e il Newcastle. Una richiesta di accesso alle informazioni effettuata un anno fa ha dimostrato che il governo del Regno Unito era stato in contatto con l’ambasciata britannica ad Abu Dhabi per discutere le potenziali ricadute delle accuse della Premier League contro il Manchester City, ma le e-mail sono state fermate perché la loro pubblicazione avrebbe potuto pregiudicare i rapporti del Regno Unito con gli Emirati Arabi Uniti

Si tratta di questioni enormi, che vanno oltre i nostri sabati e le nostre domeniche passate sul divano a guardare i gol, vanno finan che oltre i la portata dei poteri delle autorità calcistiche, e secondo il Guardian probabilmente oltre la stessa portata di un ente regolatore. Se il regolatore ha effettivamente il mandato e le risorse per affrontare questioni come il prezzo dei biglietti e la sostenibilità – conclude WIlson – allora il suo arrivo è da accogliere con favore. Ma nessuno pensi che un regolatore sia una panacea. Francamente, per quanto riguarda il problema più grande che affligge il gioco del calcio, quello della ricchezza ingovernabile, potrebbe essere già troppo tardi.

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