Ridateci Europei e Mondiali in inverno: c’è meno noia. E soprattutto: provate a organizzarli meglio

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Lo hanno detto tutti, e tutti lo stanno ripetendo. Gli Europei sono stati bruttarelli e noiosetti. Sì, è vero, spesso si dice per partito preso. Stavolta l’opinione sembra più diffusa e convinta. Lo hanno scritto in Spagna per sottolineare che la loro Nazionale ha “salvato il torneo”, se ne sono lamentati in Francia, in Italia lo ha scritto in modo esplicito il Corriere della sera. 

Una riflessione analoga arriva adesso dallo storico del calcio Jonathan Wilson, che nella sua newsletter Soccer per il Guardian sottolinea che né gli Europei né la Copa América hanno prodotto calcio di alto livello. Uruguay a parte, il pressing è stato limitato. È spesso comprensibile nel calcio delle Nazionali, considerata la mancanza di tempo a disposizione degli allenatori per lavorare con i giocatori. Le partite sono spesso decise da singoli momenti. La qualità inferiore è compensata da un senso superiore di lotta e drammaticità. Ma in entrambi i tornei di quest’estate, la sensazione è stata di stanchezza. Tutti sono esausti. Ecco perché così spesso le squadre, dopo aver preso l’iniziativa, si ritirano in difesa: provano a resistere, corrono di meno, ripartono solo se necessario. È per questo che così tanti giocatori non sono stati all’altezza. Ecco perché il calcio più emozionante è stato giocato da quei paesi che avevano meno calciatori reduci da tornei dell’élite”.

Secondo Wilson, si tratta ancora dei postumi del lockdown dovuto al covid e della interruzione del calendario causata dai Mondiali in Qatar. Ma esattamente qui, in questo punto del suo ragionamento, bisogna aprire una parentesi e dentro la parentesi bisogna infilarci una riflessione grossa così sul fatto che il più bel torneo per nazionali degli ultimi – boh – dieci anni – si è visto là, fra novembre e dicembre, nel cuore della stagione, con i calciatori in forze, nell’esatto momento in cui la condizione atletica non è più acerba e non è ancora scaduta. 

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Viene quasi la voglia di battersi per questa provocazione: giochiamo Europei e Mondiali sempre tra novembre e dicembre. Abbiamo la prova che il calcio se ne gioverebbe. Il calcio, e noi con lui. Il punto è che non se ne gioverebbero i club, i padroni del gioco.

Se l’appuntamento internazionale fosse piazzato in inverno in pianta stabile, e non come eccezione dai nuovi ricchi-sceicchi-emiri esigita una volta sola [no, non si dice esigita, nemmeno esunta, neppure esondata – come diavolo sarà il participio passato di esigere – ah, ecco, si dice esatta – eh però scrivere “eccezione esatta” porta fuori strada, direbbe Chomsky un enunciato ambiguo -usafifa rifacciamo tutto daccapo]: Se l’appuntamento internazionale fosse piazzato in inverno in pianta stabile, e non come eccezione pretesa dai nuovi ricchi, i club alzerebbero le barricate. Che peccato.

Comunque. Dice l’apocalittico Wilson che niente di buono possiamo aspettarci. Uefa e Conmebol ci hanno ammollato tre grandi tornei internazionali in tre anni. Nessuno si è preso una pausa vera e propria da prima della pandemia. Inoltre ci aspettano il Mondiale per club l’estate prossima, con sindacati e club che protestano, nessuna sede prenotata, nessun accordo televisivo firmato; il Mondiale vero e proprio nel 2026. 

“Un calendario insostenibile – dice Wilson – per i giocatori e forse per il pubblico. I dirigenti del gioco dovrebbero prendere in seria considerazione questa cosa, ma come ha dimostrato l’ultimo mese, sia in Europa sia nelle Americhe, è passato molto tempo dall’ultima volta che ci si poteva fidare di loro”. 

IL CAOS DELLA COPPA AMERICA

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E qui Wilson fa riferimento a molto altro, al caos Uruguay-Colombia con la rissa fra giocatori e pubblico, alla confusione ai tornelli fuori lo stadio di Miami prima della finale Argentina-Colombia, cominciata con un ritardo all’altezza di un nostro treno dell’alta velocità, 80 minuti. 

Settemila persone senza biglietto hanno cercato di entrare allo stadio, in un paese che deve ospitare l’evento dell’estate 2025 e l’evento dell’estate 2026. Un paese che si chiama USA, peraltro. Bambini issati sulle spalle per sottrarli alla calca e alla violenza. Donne e uomini svenuti nella folla. Amici e familiari alla ricerca dei loro cari con cui erano andati allo stadio. Cancelli sbarrati. Agenti di polizia in evidente stato di agitazione: questo è il resoconto delle drammatiche ore di vigilia della partita che arriva da The Athletic, mentre altra tensione e altra agitazione era presente nel paese intorno alla campagna elettorale, nelle ore successive all’attentato contro Donald Trump. 

Tra le 27 persone arrestate durante i disordini scoppiati domenica prima della finale di Coppa América ci sono pure il presidente della federazione colombiana Ramón Jesurún e suo figlio Ramon Jamil Jesurun. Lo ha riferito all’Associated Press il detective della polizia di Miami, Dade Andre Martin. Sono accusati di aggressione a un arbitro e alle guardie di sicurezza dello stadio. Nei verbali c’è scritto che entrambi hanno cercato di entrare in campo attraverso un tunnel, dalla stanza in cui erano radunati i media. Sono stati fermati dagli steward e si sono infuriati. Uno scontro verbale si è trasformato in una colluttazione fisica vera e propria. Quando una guardia ha messo il palmo aperto di una mano sul petto di Ramon Jamil Jesurun per tenerlo a distanza, il giovane Jesurun l’ha afferrata al collo e l’ha tirata a terra prima di sferrare due pugni, da allora è cominciato tutt’un lasciatemi-mantenemi-lasciatemi.

Secondo ESPN ce ne sono state tante e tali che “le controversie hanno forse smorzato l’entusiasmo per la Coppa del mondo 2026”

Il Wall Street Journal dice che “l’America ha visto bocciato di nuovo il suo avvicinamento alla Coppa del Mondo” per le scene caotiche e per i campi scadenti che “sollevano seri dubbi sulla capacità degli Stati Uniti di portare a termine in modo sicuro e con successo i prossimi Mondiali”. Andrew Beaton ha scritto che gli stadi della NFL e del baseball possono soddisfare qualunque esigenza di qualunque torneo. Sono cattedrali da 70mila posti, “ma un mese di passi falsi solleva seri dubbi”, tanto che l’erba artificiale pare il più piccolo dei problemi, “La cosa strana – dice il Wall Street Journal – è che mentre la qualità dei campi in erba ha suscitato critiche da parte dei giocatori di calcio, quegli stessi campi sono l’orgoglio dei giocatori della NFL, che negli ultimi anni hanno condotto una campagna a gran voce per giocare sul sintetico anziché sul manto erboso per motivi di salute e sicurezza”. Il 92 percento di loro preferisce così. 

La confederazione sudamericana attacca quella nordamericana. Un disastro, questo siete, gli mandano a dire, sottolineando le carenze dell’organizzazione nella Carolina del Nord: non sono pronti per una Coppa del Mondo, insistono. Veronica Brunati, una delle reporter d’Argentina più in vista, ha twittato per dire che era entrata allo stadio, e soprattutto era entrata viva. 

La Coppa si è rotta, dice La Nacion dall’Argentina. Non solo per “il basso livello del calcio” ma perché “si sono aggiunti campi di gioco non all’altezza e gravi carenze organizzative”. Diego Mazzei ha parlato di imbarazzo, scandalo, violenza, “In un Paese enorme come gli Stati Uniti – dice – con tradizioni radicate e usanze estranee al sentimento calcistico, la Copa América è passata quasi come un lampo. Qui le comunità latine sono numerose e garantiscono la presenza in ogni mega stadio che ospita una partita, ma il resto della popolazione vive con indifferenza e ignoranza un evento che in qualsiasi altro Paese sudamericano farebbe da traino per l’economia e il turismo. Per gli americani, la Copa América è stato un evento in più in un ricco calendario di intrattenimento. Ed è in questa terra che la FIFA sbarcherà nel 2026 per la Coppa del Mondo organizzata dal Nord America”. 

La Nacion fa notare che è stato “un torneo senz’anima per il livello delle squadre, con le nazionali ospiti della Concacaf che non hanno soddisfatto le aspettative minime. Messico e Stati Uniti sono stati molto al di sotto di ciò che potevano offrire; Costa Rica, Panama e Giamaica hanno reso secondo le loro realtà. Solo il Canada ha attraversato la mediocrità, anche se i suoi numeri parlano chiaro: ha vinto 1 partita su 6 ma è bastata per essere tra le quattro migliori della competizione”.

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