A 27 anni di distanza dall’unica partecipazione, l’Italia è tornata a qualificarsi per i Mondiali andando a vincere a Podgorica, in casa del Montenegro per 34-32, dopo il successo per 32-26 di giovedì scorso nell’andata a Conversano.

Il rapporto tra l’Italia e la pallamano è forse il grande mistero dello sport italiano, si tratta dell’unica Nazionale che non è mai stata alle Olimpiadi. Anche le donne sono andate ai Mondiali solo una volta, nel 2001, ma giusto perché si giocava a Merano.
La pallamano non ha saggisti che la ritengano un’esperienza religiosa né scrittori disposti in nome suo a farsi mendicanti di bellezza. Nessun cantore, nessun poeta. A guardarla da vicino possiede solo l’arte della semplicità. Si gioca in sette, uno sta in porta, non si può tenere la palla fra le mani per più di 3 secondi senza muoversi, si palleggia, si passa, si tira, tutto a patto di non entrare in area. Due tempi da 30 minuti, chi fa più gol vince. Facile. Così facile che la federazione portò subito il gioco nelle scuole. Il risultato lo stiamo ancora aspettando.
Quasi tutti i docenti di educazione fisica hanno fatto provare la pallamano ai loro alunni, eppure l’Italia non ha mai avuto una Nazionale da ricordare. Cinque anni fa, il presidente federale Pasquale Loria disse al Venerdì una frase che si sarebbe potuta candidare al premio Pulitzer per la tristezza: «Siamo gli unici sul web senza una memoria da tramandare».
Spiegò che l’Italia aveva perso definitivamente terreno dal resto d’Europa con la commercializzazione del suo sport, negli anni in cui venivano fissati protocolli per le riprese tv e per gli impianti. In quel momento l’Italia è sparita, accettando l’idea di una decrescita felice mentre la pallacanestro italiana vinceva le Coppe europee e la pallavolo viveva il suo boom. «Le società di pallamano sono rimaste sostanzialmente in mano a professori di educazione fisica, le poche realtà manageriali hanno avuto vita breve», spiegava Loria.
La concorrenza è aumentata quando nelle scuole sono entrati pure l’hockey su prato – specialmente fra le ragazzine – il rugby a sette e il cricket, tutte discipline presentate agli studenti per intercettare abitudini e costumi dei figli dell’immigrazione. In questi anni di deserto anche mediatico c’è stato un lavoro sotterraneo riservato alle Nazionali giovanili. La Under 18 ha vinto nell’estate del 2019 gli Europei di serie B, qualificandosi per la prima volta nella storia a quelli maggiori Under-20. Eppure resta difficile trovare campi da 40 metri x 20, le indicazioni del Coni per la realizzazione di complessi polivalenti sono spesso disattese. La pallamano italiana ha poco più di 10mila atleti su cui fare affidamento. Nel mondo invece è fra i primi tre sport per praticanti femminili e quello con più biglietti venduti ai Giochi 2012 e 2016 dopo il calcio.
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Il Nord-est è stata la casa storica della pallamano italiana. Trieste è la città con più scudetti, la sua grande rivale degli anni 70, la Volani Rovereto, ha chiuso l’attività. Dopo le parentesi di Scafati e Ortigia, dal 2002 lo scudetto maschile se lo giocano due poli: l’Alto Adige (Bolzano e Merano) e la Puglia (Conversano Casarano Fasano). Tra le ragazze Conversano e Brixen Südtirol spezzano di tanto in tanto l’egemonia di Salerno. L’Italia si è fatta assegnare l’organizzazione di alcuni eventi internazionali giovanili perché «se i bambini non vedono – parole di Loria – in palestra non vengono». Qualificarsi per qualcosa è sempre stato difficile perché negli ultimi 20 anni l’88% dei titoli mondiali e olimpici è andato a paesi dell’Europa – che ai Giochi ha 4 o 5 posti».
La pallamano nel frattempo è cambiata, come il basket, come il calcio, come tutto. Prima era abbastanza codificato: chi era basso andava all’ala, chi era grosso faceva il pivot, chi era scarso andava in porta. Adesso è tutto run-and-gun, dicono così, run-and-gun: velocità, ritmo, intensità, errori. Non è più la pallanuoto senza l’acqua, come la pallanuoto non è più la pallamano in piscina. Secondo il cittì Riccardo Trillini «un nostro giocatore è un vero decathleta che riassume le caratteristiche anche di altri sport, dal calcio alla pallacanestro: siamo il più veloce sport di squadra con la palla» [sempre al Venerdì].
I tecnici federali che girano le scuole per questa specie di «atletica giocata» cercano ragazzi mediamente forti e alti. I terzini di oggi vanno dal metro e 95 ai due metri. Come i pivot. Serve forza nel tronco e nelle braccia per il tiro. È uno sport di contatto e resistenza, i mancini giocano a destra come succede nel calcio alle ali – ops gli esterni. Cinque anni fa Trillini non se ne capacitava: la pallamano offre il fascino della porta e del gol, anzi del gol con la mano, eppure non sfonda.
Ecco, forse adesso abbiamo cominciato.
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