Il giocatore che a Toronto ha segnato 65 gol [Spoiler: non è Insigne]

  Lunedì sera a Toronto c’era un’aria da gigantesca sagra cittadina. Nel raggio di qualche centinaia di metri giocavano contemporaneamente la MLB e la NHL, il baseball e l’hockey, c’erano in campo sia i Blue Jays contro gli Yankees di New York, sia i Maple Leaf contro i Penguins di Pittsburgh. L’eclissi era passata quattro-cinque ore prima. 

I due stadi sono vicini, nell’Entertainment District. Ai tornelli del Rogers Centre  è indicato su quale punto del campo ti troverai entrando da lì. Gate sei, prima base. La cosa più affascinante della Scotiabank Arena è che sei invitato a presentarti senza borse, al massimo puoi portarti dietro un marsupio, ma è previsto che in casi eccezionali tu ne abbia bisogno. Ecco, in quei casi la borsa passa sotto uno scanner e per il disturbo arrecato alla collettività in fila devi pagare 20 dollari canadesi. Stasera all’arena smontano la pista di ghiaccio e mettono il parquet per il basket, i Raptors aspettano gli Indiana Pacers.

Comunque.

I Blue Jays hanno perso, i Mable Leaf hanno vinto all’ultimo colpo, i tifosi di tutt’e due le franchigie sono usciti quasi contemporaneamente dai due impianti, come due sciami, e si sono mescolati al Loose Moose, dove una band suonava fra sandwich, cheeseburger e maionesi varie. 

Chi va all’hockey, in genere si ferma prima alla Hall of Fame, dov’è logicamente assai celebrato Wayne Gretzky ma dove ci sono le maglie di molte nazionali di tutto il mondo [anche quella dell’Italia]. Non c’è granché sulla famosa partita del Miracle on Ice, di più si vede e si legge invece a proposito delle Summit Series del 72 fra Canada e URSS, qui dicono il momento sportivo più alto nella storia della nazione.

 

  Insomma, nessuno parla di Insigne.

Casomai da ieri sera è sulla bocca di tutti più del solito Auston Matthews, mvp della NHL un paio di anni fa, un ragazzone americano nato in California da padre del posto e madre originaria del Messico, cresciuto a Scottsdale in Arizona da quando aveva due mesi. Le leggende fiorite e coltivate su di lui raccontano che abbia visto la sua prima partita di hockey all’età di due anni, ma senza rimanerne particolarmente affascinato. Gli piaceva invece la macchina che puliva il ghiaccio durante gli intervalli. La Zamboni, dal nome dell’imprenditore italo-americano che l’ha brevettata, padre trentino, madre piemontese, un termine che si è diffuso anche grazie alle strisce dei Peanuts.

Affascinato da questa macchina rasaghiaccio, il piccolo Auston si dà a mazza e pattini. Suo padre ancora oggi va in giro a raccontare che si trattava di un bambino versato più per il baseball, vai a capire, un eccellente battitore, ma il baseball gli pareva troppo lento. Il momento decisivo per prendere la sua decisione pare sia arrivato durante una partita fra i Coyotes e i Washington Capitals, Matthews aveva 8 anni e assistette a un gol di Alexander Ovechkin segnato con la schiena sdraiata sul ghiaccio. Era stato abbattuto da un difensore. I matti per l’hockey ancora oggi lo chiamano il Gol. È quello. Se nella storia ne esistesse solo uno, non avrebbe concorrenza. 

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  L’allenatore principale della giovinezza di Matthews è stato Boris Dorozhenko, il fondatore del programma nazionale di hockey su ghiaccio in Messico. Sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie, durante i primi anni di soggiorno negli Stati Uniti, Dorozhenko aveva vissuto con i nonni di Matthews. 

Ecco, questo signore così pieno di aneddoti è diventato il 13esimo giocatore nella storia della NHL ad aver segnato 65 gol in una stagione. L’ultimo a riuscirci era stato Alex Ovechkin 16 anni fa. Quell’Ovechkin del gol sdraiato. Matthews ha segnato ieri sera nel terzo periodo. Senza tiro-a-giro. Al Loose Moose si sono distratti un momento dalle loro birre e hanno gridato. Così come hanno ri-gridato al gol vincente di Jake McCabe, nei tempi supplementari. 

Ora Matthews ha cinque partite a sua disposizione per arrivare a 70 e diventare il nono di sempre a toccare quel traguardo. Nessuno ci riesce dal 1992-93 [Teemu Selanne e Alexander Mogilny]. Solo che in genere nelle ultime cinque giornate, con i play-off conquistati, una stella come Matthews riposa un po’. Il grande dibattito alla terza birra era se i Leafs devono tenerlo in campo per fargli inseguire la storia oppure chissenefrega. Inutile insistere a far domande su Insigne. 

Matthews ha raggiunto il gol numero 65 alla sua 76esima presenza. Ne ha fatti 51 nelle ultime 55 partite. Ovechkin ebbe bisogno di 81 partite per arrivare a 65 nel 2007-2008. L’anno del gol sdraiato. Chi lo sa adesso come si regolano a Toronto. Sheldon Keefe, l’allenatore dei Leafs, dice che Matthews ama segnare, ma non è la prima cosa a cui pensa quando si alza dal letto. Nella storia della NHL ci sono state solo 25 stagioni con giocatori da 65 o più gol, ma soltanto due dal 1996 in avanti. I nomi che si incontrano nella lista sono più o meno quelli di cui si trova una maglia alla Hall of Fame: Mike Bossy, Phil Esposito, ovviamente Wayne Gretzky, Brett Hull, Jari Kurri, Mario Lemieux, Lanny McDonald, Mogilny, Bernie Nicholls, Ovečkin, Selanne e Steve Yzerman.

E ora sta arrivando Matthews.

Povero Insigne. 

 

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