IL FIANDRE
C’è quella corsa che parte e arriva nella stessa città, e giustamente la chiamiamo la Liegi. C’è quell’altra Classica che porta nel nome anche il fascino di Parigi, ma ormai per tutti – nove su dieci – è la Roubaix. Anche da noi il Monumento di primavera è la Sanremo. Solo la povera Oudenaarde è invisibile, inghiottita dalla corsa. Aspetta dal 2012 il vincitore del Fiandre, si è autoproclamata la Mecca del ciclismo, ma non riuscirà mai a cambiarci, non riuscirà mai a diventare la Oudenaarde. Nessuno scrive al colonnello e nessuno parla di Oudenaarde. Un tempo era conosciuta in tutta Europa per la produzione dei suoi arazzi, era il confine tra la Francia e il Sacro Romano Impero, è stata la città natale di Margherita di Parma. Nel novembre del 1918, fu attaccata dall’esercito tedesco con gas velenosi. Nel suo stemma contiene l’immagine di un paio di occhiali. Secondo una leggenda del XVI secolo, fu l’imperatore Carlo V a volere così, perché la guardia cittadina non lo aveva visto arrivare. Oudenaarde è nota pure per le sue birre marroni. Ma non è la Liegi, non è la Roubaix, non è la Sanremo.
L’Équipe ha mandato uno dei suoi inviati al traguardo un giorno prima per raccontare la vita della cittadina nelle Fiandre dove c’è l’eco del ciclismo un po’ dovunque, a partire da una maglia di campione del mondo di Peter Sagan, autografata, esposta nella vetrina di un negozio di abbigliamento femminile.
Il museo è aperto tutto l’anno – esclusi Natale e Capodanno. Accoglie i turisti con un’auto, in vetrina espone la mitica Volvo 244 DL del team Molteni, con gli adesivi Vélo Eddy Merckx e Campagnolo.
“Racconta una disciplina d’altri tempi, con l’autoradio e il posacenere in evidenza” scrive il giornale francese. All’interno del museo, dopo una trentina di gradini, ci si imbatte in “una bicicletta lillipuziana dal grande manubrio” a disposizione dei bambini, su un rullo. Un visore per una realtà virtuale porta il visitatore dritto nel cuore de primo Fiandre, nei panni di Paul Deman, il primo vincitore, spia degli Alleati durante la guerra mondiale. E poi ci sono le pompe per le gomme, i pedali con le cinghie, i cuscini, le maglie KAS, Brooklyn, Molteni. C’è la mappa per localizzare il Kruisberg, il Kwaremont, il Paterberg. “E tutto diventa più chiaro su ciò che attende il gruppo”, scrive L’Équipe. Su una parete bianca ci sono tutti i vincitori. Pare che accanto a Pogacar ci sia ancora spazio solo per altri quattro volti.
STRADE
Il Vecchio Kwaremont
Questo è il posto. Qui gli organizzatori vogliono che si decida la corsa. Dal 2012 è stato spostato nella coda della corsa. Va scalato tre volte. L’immaginifico Alexandre Roos ha scritto su L’Équipe che non bisogna fidarsi delle immagini dell’anno scorso, “quando Tadej Pogacar diede l’impressione di spianare la montagna”, quando fece il record di velocità della salita, 2 km e 200 metri in poco meno di 4 minuti. Il vecchio Kwaremont – dice Roos – resta un luogo di sofferenza. Le percentuali più dure di pendenza si concentrano nella prima parte. Ci sono passaggi al 10-11% con un pessimo pavè. Il belga Philippe Gilbert, vincitore nel 2017, dice che serve uno sforzo da pugili, dura circa un minuto. In tv pare che lo strappo cominci quando inizia il pavé. Non è così. La strada comincia a impennarsi 600 metri prima. Sul ciottolato si arriva con pochissima velocità, quasi ci si ferma, il diesse Sébastien Hinault racconta che molte gambe vanno a fuoco. Lui ha corso 12 Giri delle Fiandre, nel 2013 è arrivato in testa insieme con il belga Jurgen Roelandts, all’ultimo passaggio. Si fece prendere dall’euforia, scoppiò.
Il secondo passaggio è il momento cruciale. Si esce asfissiati dal primo giro e i migliori accelerano di nuovo. Molti resistono fino al villaggio, il grosso del gruppo si sfarina. Le percentuali del secondo tratto sono le meno severe, ma al secondo passaggio diventano un’insidia, perché costringono a conservare la stessa potenza e aumentare la velocità. Si esce dal bosco e c’è vento.
Il terzo e ultimo tratto viene definito da Valentin Madouas in una maniera definitiva e selvaggia. È un calcio in culo, dice. Un calcio in culo prima di uscire sulla strada verso la sinistra, la parte più terribile. Non sembra niente, ma stai soffrendo, nella sintesi di Julian Alaphilippe. È una via crucis, per restare nel clima di Pasqua che spesso avvolge la corsa. Una lotta con te stesso. Quando è finito, c’è ancora da superare il terribile Paterberg.
Il giornale fiammingo Het Nieuwsblad rende un grosso servigio ai prigionieri del pranzo pasquale. Qui segna tutti i momenti chiave del percorso, i muri, i tratti in pavé e soprattutto gli orari verosimili dei passaggi, così potete trovare una scusa, alzarvi, nascondervi in bagno e guardarli. Primo giro sul Vecchio Kwaremont intorno alle 13.26, il secondo verso le 15.15, il terzo alle 16.07. Poi non vi lamentate che nessuno vi aveva avvertito.

ATTESE
Mathieu van der Poel
Tom Boonen, Fabian Cancellara, Johan Museeuw, Eric Leman, Fiorenzo Magni, Achiel Buysse. È la lista di chi ha vinto il Giro delle Fiandre per tre volte. Mathieu van der Poel corre per aggiungere il suo nome. In assenza di Tadej Pogacar [per scelta] e di Wout van Aert [per infortunio], si presenta al via senza avversari apparenti.
Calma, calma, non abbiate fretta – predica allora Alexandre Roos dalle pagine de L’Équipe.
“Cosa ci facciamo qui, infelici, su queste righe, quando tutto è deciso, quando sappiamo che Mathieu van der Poel vincerà il suo terzo Giro delle Fiandre dopo aver attaccato al Koppenberg, oppure al secondo passaggio del Vecchio Kwaremont, o anche direttamente da Anversa, già che ci siamo? Non abbiamo niente di meglio da fare che interessarsci a questa faccenda, tipo occuparsi di nascondere le uova di cioccolato dei bambini o supervisionare la cottura del cosciotto d’agnello?”.
Roos mette in campo tutte le sue iperboli e le sue immagini – la lavanda, i muri, “il furore immenso” – parla di sentimento, degli scenari folli della corsa, delle sensazioni che devono appartnere agli avversari di Mathieu Van der Poel. Rivolge un pensiero al grande assente, Wout van Aert, fuori prima di iniziare, caduto nella discesa verso il Kanarieberg alla Dwar doors Vlaanderen di mercoledì, “uno schianto metallico, urla di terrore, il suono del dolore e della disperazione, uno sfortunato episodio ci ha ricordato fino a che punto tutto è possibile in questo sport così duro e così crudele, così spietato. Tuttavia, la caduta non deve offuscare le nostre percezioni: il belga non aveva potuto duellare con Van der Poel nel GP di Harelbeke, aveva sofferto e aveva persino commesso due errori imperdonabili sul Paterberg, uno nel posizionamento, l’altro nella guida”.
L’altro avversario possibile, Mads Pedersen, primo alla Gand-Wevelgem, parte “ma mummificato, dopo aver trascorso notti di tormento, con la carne cruda attaccata alle lenzuola, mentre una settimana fa aveva fatto soffrire van der Poel allo sprint ma soprattutto negli ultimi due passaggi del Kemmel”.
Dunque tocca al solo van der Poel sostenere il peso della corsa. Van der Poel ha statistica spaventosa al Giro delle Fiandre – scrive Roos – perché dal 2019 ha fatto 4°, 1°, 2°, 1° e 2°. Non rimane che far finta di immaginare che “l’olandese avrà la pressione dell’ultra favorito, dovrà tappare tutti i buchi, nulla dice che non finisca logorato e riporti in vita i suoi vecchi demoni, quelli che a volte lo spingono a correre come un cane rabbioso. Il suo sprint non è infallibile e se qualcuno si presenta con lui a Oudenaarde, dovrà allora partire da lontano, perché è così che lo batté Kasper Asgreen nel 2021. Inoltre van der Poel non ha una squadra particolarmente forte per controllare o dettare la sua legge. Ma questo vale per quasi tutti, nessuna formazione sembra attrezzata per farsi carico delle operazioni, il che potrebbe portare a una trama del tutto balorda”.
La Visma-Lease a bike è decimata da cadute e malori, la Ineos si vede e non si vede dall’inizio dell’anno, la UEA è senza Tadej Pogacar, la Soudal-Quick Step di Patrick Lefévère “sarà forse ancora un branco, ma di chihuahua” ironizza Roos. Chi rimane? Mmm.
L’Équipe ha dato le cinque stelline dei pronostici a Mathieu Van der Poel, quattro e tre stelline a nessuno, staccatissimi con due stelline ci sono Mads Pedersen e Matteo Jorgenson, in coda con una stellina Alberto Bettiol , Valentin Madouas, Matej Mohoric, Tiesj Benoot, Stefan Küng, Tim Wellens.
L’Équipe trova che van der Poel sia il prototipo del corridore perfetto per il Fiandre. Racchiude in sé le caratteristiche di molti altri grandi del passato. “La sua posizione in bici ricorda quella di Tom Boonen, anche se la statura non è la stessa: 1,92 per 82 kg del belga contro 1,84 per 75 kg dell’olandese. Ma dà la stessa impressione di potenza grazie a quest’ampiezza di spalle che sembra schiacciare tutto lungo il suo cammino”.
Ma vdP assomiglia anche a Roger De Vlaeminck [”Ha le sue stesse radici del ciclocross”], a Peter Sagan [“Atipico come lo slovacco, rifiuta di sottomettersi ai codici in vigore nel ciclismo. Non rispetta sistematicamente le regole (tacite), come le conferenze stampa del giorno prima”], a Jan Raas, a Philippe Gilbert [“per la stessa audacia”].
VOCI
Gianni Bugno
«Ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile, come abbia potuto vincere una corsa così distante dal mio essere corridore, con caratteristiche tecniche sì di fondo e di velocità, ma non certo in possesso di doti di guida eccelse per fare la differenza su quelle superfici». «Non volevo nemmeno correrlo quel Fiandre…».
➣ Seppe mettere in fila gente che di nome faceva Johan Museeuw, Andrei Tchmil e Franco Ballerini.
«Il difficile era arrivare alla fine, ma semi portavano su un tratto in leggera salita poi me la giocavo eccome».
➣ In verità la sua volata fu al limite del cardiopalmo: una vittoria al fotofinish per la smania di alzare anzitempo le braccia al cielo…
«Cosa vuole che le dica, io sono così. La vera gioia io la provavo solo in quell’attimo adrenalinico, un momento dopo per me era già tutto finito. Era tutta un’altra storia».
➣ Di quella storia cosa ricorda?
«Che non solo non sarei partito, ma dopo poco mi sarei volentieri fermato. C’era neve e pioggia, faceva un freddo cane. Su quelle mulattiere non è proprio indicato correre in bicicletta».
➣ Però ha vinto.
«Perché il mio allora team-manager (Gian Luigi Stanga, ndr) mi convinse. “Provaci, vedrai che con il tuo talento farai bene”…».
➣ E lei?
«Vedremo… gli dicevo».
➣ Gianni Mura l’aveva ribattezzata proprio così: “vedremo”.
«(sorride) Ci aveva visto giusto».
intervista di pier augusto stagi, Il Giornale
TRACCE
Una faccenda per maglie iridate
È dal 2016 che al Fiandre non vincono tutt’e due le maglie iridate. Prima arrivò Lizzie Armitstead tra le donne – non portava ancora il cognome del marito, Deignan. Un’ora dopo arrivò Peter Sagan. Sotto la pioggia prevista per oggi, il Fiandre aspetta Lotte Kopecky insieme con Mathieu van der Poel. La rivista Rouleur li definisce “figure iconiche nella storia di questo sport – e negare loro la vittoria non è mai stata una sfida così difficile come oggi”. In mancanza di van Aert, il fiammingo Het Nieuwsblad dedica la vigilia a lei, Lotte, e racconta come nonno e nonna siano i suoi più grandi tifosi, dicono che la loro bambina può sempre andar lì, aprire il frigorifero e farsi un bel panino. Ecco.
Kopecky e Van der Poel hanno diverse cose in comune. Entrambi sono nati nel 1995, “sono entrambi multidisciplinari e una costante minaccia su una ampia varietà di terreni, disposti anche a trasformarsi in devastanti apripista per compagne e compagni di squadra”.
Kopecky corre ogni tanto in appoggio a Lorena Wiebes, Van der Poel lo fa per Jasper Philipsen. La grande qualità del ciclismo femminile contemporaneo ha convinto gli organizzatori a inasprire il percorso. Oggi i muri da scalare saranno 12, uno in più che nel 2023. Silvia Persico è andata in ricognizione e a Tuttosport dice che «il muro in più viene prima del Koppenberg, quindi influirà poco».
Lotte Kopecky come MvdP punta al terzo successo. L’anno scorso si piazzò seconda Demi Vollering, terza Elisa Longo Borghini. Tuttosport cita pure Elisa Balsamo, 4 successi stagionali finora. “Vorrebbe imporsi in volata a Oudenaarde anche per vendicarsi sportivamente con la Wiebes dalla quale è stata preceduta domenica scorsa alla Gand-Wevelgem”. Rouleur ci crede meno.