Chiamatela Gang-Wevelgem. Il gesto di van Aert non è piaciuto a tutti i belgi

Ma allora chiamatela Gang-Wevelgem

Il gesto di van Aert non è piaciuto a tutti i belgi

 

Vai tu, vai tu. Vinci, vinci. Bello, bravo, applausi. Quasi da tutti. Non da tutti. La Gand-Wevelgem regalata da Wout van Aert al compagno di squadra Laporte è diventata la Gang-Wevelgem per il dominio della Jumbo-Visma, e in Belgio c’è qualche critica. Da Eddy Merckx, innanzitutto. Non per caso detto il Cannibale. 

Il giornale fiammingo Het Nieuwsblad ha raccolto qualche parere. Tom Boonen dice: «Probabilmente non l’avrei fatto al posto suo. Cosa succede se Wout cade al Fiandre domenica prossima dopo cinque chilometri? Allora non avrà vinto né il Fiandre né la Gand-Wevelgem. Non ci sono molte gare in cui una vittoria significa automaticamente aver fatto una buona stagione. La Gand è tra queste. A lui non piace vincere la stessa corsa più di una volta. A me è successo con la maglia verde al Tour. Mi bastò una volta per dimostrare: posso farcela. È diverso per le corse della primavera fiamminga: lì ho sempre corso ogni gara per vincerla. 

È indispettito anche Roger De Vlaeminck «Ho ricevuto una telefonata da Eddy Merckx e mi ha detto quello che pensavo anch’io, Noi non l’avremmo fatto. Una volta ho fatto vincere Giancarlo Bellini al Giro di Svizzera. Sul Passo Maloja eravamo davanti dopo aver staccato Eddy. Ma l’ho fatto su richiesta del direttore sportivo. Non lo farei mai in una classica. Ovviamente Van Aert può fare quello che vuole, ma per me corre nella squadra sbagliata. Un gruppo di sessanta corridori è insieme sul Kemmelberg, e quando Van Aert attacca, il suo compagno di squadra Laporte lo segue? Non doveva lasciarlo vincere. Ciclisti di questo livello dovrebbero correre uno contro l’altro, non uno per l’altro. Eddy Merckx mi chiese all’inizio della carriera se volessi correre con lui per la Molteni. Gli risposi di no, io voglio gareggiare contro di te. Ecco come dovrebbero andare le cose».

Van Petegem invece assolve van Aert: «Ho sentito che con Christophe Laporte sono ottimi amici. Quello che ha fatto per me è il gesto di un grande campione. Non credo che se ne pentirà. Di certo, non se vincerà un giorno Fiandre e Roubaix, come credo. Tra vent’anni si parlerà solo di quello. Una o due Gand-Wevelgem non è così importante». 

L’editorialista Wim Vos ha scritto: Posso capire van Aert in questo caso. È un vero corridore di squadra. A volte lo dice apertamente: non gli piace essere ritratto come il boss della squadra. Sa meglio di chiunque altro quel che Laporte ha fatto per lui. Lo scorso anno erano davanti loro due all’Harelbeke e Van Aert vinse. Se ora gli dà qualcosa in cambio, mi pare un gesto sincero.

 

Qualche critica stamattina anche dall’Italia. In un intervento molto severo, Marco Evangelisti sul Corriere dello sport-stadio parla di cortesia che piace solo agli sponsor  e scrive: Il gesto di Van Aert, che peraltro visti i suoi risultati ai Mondiali su strada dovrebbe avere l’allergia ai secondi posti, è qualcosa di diverso. È protervia, superficialità, sindrome del samaritano, mancanza di rispetto nei confronti delle squadre avversarie, degli spettatori, della storia di una classica come la Gand-Wevelgem e persino nei confronti di Christophe Laporte, che dopo un paio di giorni di notorietà tornerà a tagliare il vento per conto terzi. Il superpotere dei grandi sponsor consiste nello spersonalizzare le vittorie, sovrapporre un marchio al nome. Con un Van Aert funziona, con i campioni è più difficile.

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