Il mondo di Lisa Vittozzi comincia a Pieve di Cadore, quattromila abitanti in un bozzolo di torrenti e montagne, un posto dove si nasce eredi di pittori immensi come Tiziano oppure di grandi ottici, e allora si possono dipingere meravigliose traiettorie con gli sci sulla neve e prendere la mira, vederci bene, tac, centrare un bersaglio, un altro, un altro, e andare, andare dritta fino alla medaglia d’oro e al titolo mondiale del biathlon in Nove Mesto.
Il mondo di Simona Quadarella comincia dalla borgata Ottavia, Roma, dove le palazzine sono fatte di mattoncini in cortina, hanno cortili alberati intorno ma rinchiusi dietro un cancello, decine di cancelli, meno male che il Giubileo ha portato la ferrovia – l’altro Giubileo, quello del 2000 – solo che a Ottavia col treno non ci viene mai nessuno, anzi, nel mese di agosto se ne va pure chi ci abita, ecco a cosa serve il treno, a salirci, partire, viaggiare, andare a nuotare in Medio Oriente, andare a prendersi l’oro mondiale del nuoto laggiù.
Lisa Vittozzi ha dovuto attraversare una strada lunga 15km. Ha impiegato 40 minuti e 2 secondi senza sbagliare neppure un tiro, ta-tac, 20 su 20.
In attesa tu metta la tua penna su quel supporto scrittorio, noi ti ringraziamo Lisa per averci ricondotto al piano umano della disciplina sportiva ❤️
(6/6) #NMNM24 #Biathlon pic.twitter.com/zNv94f5rKv
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Simona Quadarella ha fatto un tragitto 10 volte più piccolo e ha impiegato un tempo due volte e mezzo più breve, 1.500 metri in 15 minuti e 46 secondi, quasi 47.
Una straordinaria Simona Quadarella conquista l’oro nei 1.500 stile libero ai Mondiali di nuoto in Qatar e si qualifica automaticamente per le Olimpiadi di Parigi: “La medaglia la dedico a me stessa” pic.twitter.com/ajvB7I5p4q
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Il mondo dell’una e il mondo dell’altra si sono incrociati sui nostri televisori nel giro di un’ora e quattro minuti, tra le 17.31 in una piscina del Qatar e le 18.35 di una pista tra i boschi della Moravia, l’acqua dell’Asia e la neve dell’Europa.
A Pieve di Cadore, Claudio Villa e il Quartetto Cetra cantavano “Che amore, che amore / Un velo bianco ed una penna nera. Si son per sempre uniti a primavera. La colpa è stata di quel rosso fiore”. Franco Battiato disse che “il mio stile è vecchio / come la casa di Tiziano / a Pieve di Cadore”, a Nanni Moretti piacque e mise la canzone in un suo film.
Amedeo Minghi invece mise un film in una canzone e andò a girare il suo videoclip alla borgata Ottavia, dove a un certo punto aveva preso casa Virginia Raggi, la sindaca di Roma.
Lisa Vittozzi aveva un complesso. Si chiamava Dorothea Wierer. Sono state rivali fino al veleno, fino a dirsene, fino a detestarsi. Forse è stato quel veleno a ostruire il suo cammino successivo, una specie di tappo, fino a farle toccare l’abisso del gennaio 2022 al poligono di Anterselva così caro alla nemica, cinque colpi a disposizione e cinque errori commessi. “In molti ci chiedemmo dove fosse finita Lisa” ricorda adesso Vita Sportiva.
Simona Quadarella non ha avuto complessi veri, casomai modelli, tracce, orme nelle quali mettere i piedi, Federica Pellegrini in grande, sua sorella molti anni prima, il veleno è nel soprannome, un aneddoto raccontato una volta e che da allora la perseguita in ogni pezzo si scriva su di lei.
Un’ora e cinque minuti di distanza per vedere due donne italiane campionesse del mondo.
Nell’analisi di Luca Sacchi in diretta RAI, Quadarella ha spezzato la sua gara con un ritmo insostenibile, ai 300 metri aveva il suo primo vantaggio visibile a occhio nudo, se n’è andata via facilmente, ha guardato in faccia la crisi ai mille metri, senza che fosse mai in dubbio il suo primo posto, perché aveva comunque una velocità superiore alle altre. Ha finito in 15:46.99, un tempo che la rende soddisfatta, ma del tutto in linea con questi Mondiali al ribasso. È un tempo che l’avrebbe tenuta fuori dal podio l’anno scorso [sarebbe stata quarta] e che sarebbe valso un bronzo nel 22, non più di un quinto posto alle Olimpiadi di Tokyo, il suo effettivo piazzamento, peraltro. Ma rispetto all’ultima edizione dei Giochi, Quadarella è stata sette secondi più veloce, e come dicono tutte: siamo a febbraio.
Come ha fatto notare Francesco Caligaris su X [si segue qui], fino a ieri mattina tutti i tempi di qualificazione dalle batterie alle semifinali e dalle semifinali alle finali sono stati più lenti rispetto all’estate scorsa, tranne nei 100 rana maschili. Nella staffetta 4×100 stile libero femminile, nei 1500 sl femminili e negli 800 sl maschili con il miglior tempo in batteria non si accedeva alla finale di Fukuoka.
| Ma nelle didascalia a una carriera, quando sarà il momento del bilancio definitivo, tutto questo sarà dimenticato. Giulia Zonca su la Stampa ha scritto che “per sapere come sfruttare al meglio le occasioni chiedere a Simona Quadarella che a 25 anni si prende il secondo oro mondiale nei 1500 metri nell’era di Katie Ledecky ovvero la nuotatrice che ha collezionato più titoli nella storia del nuoto e ha fatto proprio di questa distanza il suo personale parco Giochi. Ledecky non è in Qatar e non ha gareggiato neanche nel 2019, al primo successo dell’azzurra, ma saper capitalizzare il cento per cento delle chance che ti dà la vita non è da tutti”. Zonca ricorda e riprende il soprannome di Quadarella [Veleno] e pensando a Parigi aggiunge che rispetto a Tokyo “stavolta deve essere un’altra Olimpiade: la diga non si abbassa più. Solo veleno, senza neanche il pane, alla Totò”.
| Stefano Arcobelli sulla Gazzetta lo definisce “l’oro gemello della sorella Italia” mentre Arianna Ravelli sul Corriere della sera la racconta che “lavora con lo stesso allenatore, Christian Minotti, da quando aveva 14 anni, niente di più lontano dai tormenti della Divina. Studia scienze della Comunicazione («Ho dato l’ultimo esame a dicembre e ora che ho il pass olimpico vedrò di darne qualcun altro»), ha da anni lo stesso fidanzato che spunta nelle foto su Instagram e quasi mai nelle sue dichiarazioni, a Sanremo ha apprezzato Annalisa, Mahmood e Ghali, sul podio canta l’inno senza scomporsi”.
| Giorgio Capodaglio su Fondo Italia si domanda quante volte Lisa Vittozzi ha letto o sentito la parola predestinata accanto al suo nome. Per le vittorie giovanili, la prima medaglia mondiale a vent’anni in staffetta, i miglioramenti. “La strada – scrive – era già tracciata, il destino già segnato per un’atleta che faceva sembrare tutto facile e scontato. Vittozzi scopriva su sé stessa che di predestinato non c’è nulla, che a volte anche talento e forza di volontà, lavoro e determinazione, possono non essere abbastanza per arrivare all’obiettivo, che i successi non sono già scritti. Allora, forse, Lisa aveva sentito che la fiducia, insieme a quelle certezze che aveva sempre avuto, convinta si fondassero su basi solide, erano crollate. Arrivava un anno così così, poi una stagione per lei mediocre, quindi il crollo in un buco nero. E passare da sentirsi dare della “predestinata” ad essere indicata come “finita” è stato un passo breve, in un mondo totalmente incapace di dare giudizi equilibrati, dall’esaltazione alla devastazione, ma soprattutto di vedere nell’atleta ciò che prima di tutto è: un essere umano”.
| Anche Claudio Lenzi sulla Gazzetta ricorda che “qualche anno fa Lisa era la più promettente di tutte, ma era anche molto giovane, e così nel 2019 le aspettative hanno finito per sorpassarla sul traguardo, schiacciandola. Più si sentiva obbligata a vincere, più retrocedeva. Ha pensato perfino di smettere dopo un biennio critico è tornata a divertirsi”.