Sorry mate, il ritiro di Patrick Rafter

 

 GLI ANNI CON IL 3

Sorry mate, il ritiro di Patrick Rafter

 

10 gennaio 2003 – Con un messaggio spedito via e-mail ai giornalisti del settore in tutto il mondo, Patrick Rafter annuncia il ritiro dal tennis all’età di 30 anni, dopo due titoli di Slam consecutivi a New York [1997, 1998] e due finali perse a Wimbledon [2000 e 2001], la prima contro Pete Sampras e la seconda, leggendaria, contro Ivanisevic al quinto set nella prosecuzione al lunedì pomeriggio. È stato numero 1 al mondo per una settimana, a fine luglio 1999. 

 

Un serve&volley felpato e fascinoso

di dario torromeo, Corriere dello sport

 

Aggressivo lo era solo nel gioco. Spavaldo fino a forzare anche la seconda di servizio, acrobatico nei colpi di volo. Un serve&volley garanzia di spettacolo quello di Pat Rafter, l’ultimo eroe romantico in un mondo sempre più popolato di robot che giocano senza anima. Collezionava farfalle da ragazzo, aveva poca rabbia dentro, al punto da voler lasciare il tennis a 16 anni, dopo l’ennesima sconfitta. Per fortuna ci ha ripensato, regalandoci partite indimenticabili. Il mancato successo sull’erba gli è rimasto dentro come un tarlo, così come quella Coppa Davis sfuggitagli sempre. Quando l’Australia è riuscita a prenderla, lui era in tribuna. Infortunato.

Ha fatto ancora una volta la cosa giusta. Ecco, se proprio un difetto si deve trovare in questo ragazzo di 30 anni, è la mancanza di difetti. Bravo in campo, simpatico, bello, spiritoso. Capace anche di commettere qualche follia. Come quando, nell’aprile del ’97, confessò di essere andato ubriaco in campo nella partita di Davis contro la Repubblica Ceca. Esce di scena nel momento in cui ha capito di non potere più chiedere nulla allo sport che lo ha reso ricco e celebre.

Ora vivrà prevalentemente a Pembroke, alle Bermuda, con la splendida Lara Feltham: la sua compagna, un’australiana che fa la modella di biancheria intima. Con loro, il piccolo Jousha: il primogenito. Avrà tempo per pensare la futuro, Ha soldi a sufficienza (oltre 11 milioni di dollari vinti in soli premi) per non avere fretta.

Non è stato tutto facile nella vita di Rafter, terzo di nove figli, cresciuto nel deserto australiano: a Mount Isa. Divideva la stanza con quattro fratelli, una grande scodella di pasta era sempre pronta per loro. Non si sono mai accorti dei periodi duri della famiglia. Sotto le cure di Newcombe e Roche è cresciuto nel modo migliore. Come tennista e come uomo. Le regole potevano essere violate, ma senza mai creare danni agli altri. In campo era un autentico signore.

Sono in molti a ricordarsi di quel punto restituito a Cherkasov durante gli Australian Open del ’97. Era il sesto match-point che il russo trasformò per vincere la partita e passare il turno.

È stato numero 1 del mondo per una sola settimana (dal 26 luglio all’1 agosto del ’99), l’anno in cui Guga Kuerten lo batté nella finale degli Internazionali di Roma. La sua ultima partita l’ha giocata a dicembre del 2001, a Melbourne, dove l’Australia perse 3-2 la finale di Davis contro la Francia. Poi si è preso un anno di tempo per pensare. La spalla destra continuava a dargli forti dolori. Ha staccato la spina e per dodici mesi ha lasciato che altri parlassero del suo futuro. Ieri ha messo la parola fine a tutte le chiacchiere.

Continuerà a fare beneficenza per l’ospedale pediatrico di Brisbane, per la fondazione dei bambini poveri da lui stesso creata, farà da volontario nella campagna australiana contro gli incendi. Con il suo tennis felpato, fascinoso, ci mancherà

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