GLI ANNI CON IL QUATTRO
L’Austria aveva tanto atteso. Era venuto il turno di tutte, dalla Francia alla Svizzera, dalla Germania all’Italia. Era venuto il turno pure della Norvegia, ma i Giochi olimpici invernali da loro non c’erano stati ancora. Mai fino al 1964. L’Austria aveva tanto atteso, finalmente cominciavano le Olimpiadi della neve a Innsbruck, ma a Innsbruck della neve non c’era traccia.
“Promettono di diventare i Giochi Invernali più avventurosi della storia”, scrisse la Gazzetta il 29 gennaio del 1964. La neve sulle montagne avevano dovuto portarla da lontano, scaricarla metro per metro sopra i sassi, batterla e impastarla di acqua e di cemento perché potesse tenere sino al giorno dell’inaugurazione senza squagliarsi al sole. Il foehn minacciava di sciogliere pure le piste del bob. In più – raccontavano i giornali – erano davvero troppi i chilometri da percorrere in pullman per arrivare al Patscherkojel o alla Lizum, a Seejeld o a Igls.
“C’è la minaccia incombente di ritrovarci tutti nel caos più completo, a dispetto del tradizionale culto dell’ordine che contraddistingue i popoli di lingua tedesca da tutti gli altri”, considerava la Gazzetta nell’editoriale di presentazione, non firmato. Stavano iniziando “i Giochi dell’avventura”.
Sergio Valentini scrisse: “Ad Innsbruck la neve è misteriosa come la droga, e altrettanto proibita. Chiunque, per avventura, riesca a trovarne è diffidato dal farne uso. È tutt’al piu tollerato l’uso di neve portata da fuori, neve padronale. I figli dei ricchi che vengono ad Innsbruck in vacanza sono muniti di cestelli di palle di neve. Esse vengono vistate una per una da un ufficio competente; dopo giocato, i figli dei ricchi le raccolgono e le ripongono per il giorno successivo. Al momento di ripartire, regalano le palle di neve agli orfanotrofi, così anche gli orfanelli della Misericordia hanno le loro palle di neve per giocare, sia pure usate.
Chiunque porti ad Innsbruck neve fresca ha diritto ad importanti agevolazioni, come un rinfresco in Municipio o il libero accesso alle seggiovie che conducono ai più alti pascoll montani. La neve fresca viene spolverata su monumenti e giardini, oppure sul fondo stradale. Impastata con brina, ghiaccio e ghiaietta. L’impasto risulta molto più sdrucciolevole della neve pura o del ghiaccio puro; tutti infatti scivolano e questo dà l’impressione della montagna. Anche una fila di vette bianche, appesa contro il cielo come un fondale, tenta di dare l’impressione della montagna: ma – disegnata con eccessiva esattezza, fino all’inverosimiglianza – essa finisce per apparire più improbabile di un fondale. Insomma, non si ha molto l’impressione di trovarsi in montagna; già Innsbruck è una città troppo vasta, rumorosa di tram e di autobus, tutta a grandi edifici e strade larghe. Hanno voglia gli abitanti di vestirsi alla tirolese, se non si penetra nel vecchio quartiere non si capisce che siamo nel Tirolo. Nel vecchio quartiere ci son strade strette, birrerie fumose, salsicce e spazzacamini, molti spazzacamini, anche troppi, da sospettare che stiano figuranti scritturati dall’ente del turismo”.
Valentini concluse così: “In questa città che potrebbe essere Brescia o anche Foggia si svolgeranno da domani le Olimpiadi della neve”.