La morte di Goncalves alla Dakar

 

 

La morte di Goncalves alla Dakar

 

Il motociclista portoghese Paulo Goncalves, 40 anni, alla sua tredicesima partecipazione alla corsa, è morto per una caduta al km 276 della settima tappa, da Riyad a Wadi al Dawasir. L’ultimo incidente mortale alla Dakar risaliva al 2015: il 39enne motociclista polacco Michal Hernik.

 

Cosa è successo. Gli organizzatori hanno ricevuto l’allarme alle ore 10.08, e solo 8 minuti più tardi l’elicottero con lo staff medico lo ha raggiunto in mezzo al deserto. «Era incosciente, dopo un arresto cardiaco». Per un istante ha riaperto gli occhi e lo hanno portato in volo al vicino ospedale di Layla, dove ha cessato di vivere pochi minuti dopo l’arrivo. È la vittima numero 29 tra i piloti, ma se si aggiungono spettatori e persone legate alla manifestazione sono 73, dalla prima edizione del ’78.  Cinque giorni fa, fermo in mezzo al deserto per problemi meccanici, era stato costretto ad aspettare per 6 ore il camion dell’assistenza, prima di cambiare motore. Addio sogni di gloria. Però l’aveva presa con filosofia, arrivando la notte al bivacco tutto infreddolito. «È la Dakar. Può succedere». | Massimo Calandri, la Repubblica

 

Ritratto. Aveva un sorriso da buono e una camminata da cowboy, Paulo Gonçalves, con quell’andamento un po’ storto e rallentato che te lo rendeva simpatico a prima vista. Non gli ci è voluto troppo tempo per diventare una delle persone di riferimento del bivacco, in tutto il mondo dei rally raid. Perché di portoghese aveva solo il passaporto, mentre il carattere era da brasiliano. Sempre sorridente e allegro, era impossibile, quando te lo trovavi di fronte, che non si fermasse a chiederti come andassero le cose. Ha vinto meno di quanto si sarebbe meritato, “Speedy” Gonçalves, che veloce lo era non solo nel soprannome. Anche se qualche errore di troppo alla fine vanificava ogni sforzo. Cadeva, si scuoteva la polvere di dosso, e un po’ a fatica rieccolo in sella alla sua moto. il compagno di squadra era Joaquim Rodrigues, J-Rod per tutti, fratello di Sofia, la donna che aveva dato a Paulo due figli, un maschio e una femmina. «Mi chiedono spesso se ho vinto – raccontava Gonçalves anni fa-, ma io gli faccio capire che papà corre contro tanti altri piloti forti e preparati. I bambini non devono credere che vincere o perdere sia tutto. Devono imparare a dare il loro meglio e a rispettare gli altri. Alla fine, è importante che io torni a casa sano e salvo, questo desiderano ed è il premio più grande». | Paolo Ianieri, la Gazzetta dello sport

 

Non doveva esserci. Questa Dakar non avrebbe dovuto correrla perché in allenamento si era fatto male un mese prima del via ed era stato operato. Ma aveva recuperato in fretta ed era riuscito a iscriversi in extremis. Una rottura del motore durante la terza tappa non lo ha scoraggiato: era 46º, il fascino della corsa gli ha ordinato di non mollare. | Stefano Mancini, la Stampa

 

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