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Mamma Grecia. Da Omero ad Antetokounmpo
Quando furon sazie di cibo, ella e le ancelle
giocarono a palla, gettando via i veli dal capo ….
La palla dunque lanciò la regina a un’ancella
Omero, Odissea
Il ritorno dei “Giuochi”
Con lunedì scorso è cominciata la “grande settimana” dei rinnovati giuochi olimpici, che già l’imperatore Teodosio mille cinquecento e due anni fa aveva dichiarati soppressi per sempre. Lunedì il re Giorgio inaugurò tra un grande sventolare di bandiere d’ogni nazione lo stadio, che ben poco s’allontana del resto da una nostra pista. Il cielo era coperto e minaccioso, mentre nei giorni addietro il tempo era splendido, completamente degno della primavera ellenica. Tuttavia la cerimonia riuscì imponente: 80,000 persone vi presero parte: il corpo diplomatico era al completo. Il principe ereditario tenne un discorso vibrante di entusiasmo e di patriottismo, che fu vivamente applaudito. Segneranno il risorgere dell’amore per gli esercizi fisici nella Grecia.
Corriere della sera, 9 aprile 1896
La Grecia moderna
Nel riproporre in questi giorni i classici giuochi, risponde ad un momento di elevatissima superfezione civile. La decadenza fisica di questa fine di secolo, sollevò nelle nostre masse un scutimento di paura. Nelle pallide figure, stanche, avvilite dal vizio o sciupate dalle emozioni della lotta per la vita, passò come un lampo lo spettacolo del passato, ed i ricorsi storici sorsero.
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Altri ideali s’affacciarono. La vita non poteva limitarsi ad una lotta continua fra popolo e popolo per soverchiarsi, fra uomo e uomo per demolirsi. Si voleva vivere realmente. Il passato aveva rovinato la nostra fibra; ebbene, occorreva ricostituirla, a questo si doveva pensare, nella fibra soltanto stava la forza, l’avvenire.
L’ideale di qualche umanitario che aveva sognata una società perfetta, feconda di vite sane, s’impose, divenne l’ideale di tutti. Ed il risveglio nacque, timido e deriso sui principi, quindi forte, prepotente, dilagante, per tutta l’umanità.
La Grecia, madre dell’antica civiltà, sorge ancora una volta, iniziatrice e maestra, proclamando la riproduzione dei famosi giuochi olimpici, pei quali andò celebre un tempo. Molti in questo fatto non vedono, se non la riproduzione d’uno spettacolo, d’un momento storico; ma invece esso vuol essere ed è un ammaestramento, una legittima estrinsecazione d’uno dei più grandi trionfi della civiltà.
La Grecia in questo momento grida ai popoli: giù le armi fratricide, abbasso i rancori, attendiamo a migliorare la mente e la fibra, la vita è bella, ma per gustarla occorrono forza ed ingegno. L’avvenire sta nel lavoro, nell’arte e nello sport.
Magno, Il Ciclista e la Tripletta, 17 aprile 1896
Stamane si sono distribuiti i premi ai vincitori dei giuochi olimpici. Il re incoronò i vincitori dichiarando quindi chiusi i giuochi.
Agenzia Stefani, 15 aprile 1896
La corsa ciclistica da Atene a Maratona e ritorno (87 km) venne vinta da un ateniese, certo M. Costantinides, il quale compì il percorso in ore 3 22’30”. Al Palazzo reale venne offerto un banchetto di 200 coperti. Il re brindò al vincitore, al principe Costantin, che fu l’anima dei Giuochi Olimpici ed al quale si deve realmente il loro immenso successo.
Il Ciclista e la Tripletta, 17 aprile 1896
Non il barone De Coubertin
La grande resurrezione dei classici giuochi di Olimpia è terminata, senza che v’intervenisse colui che ne fu il principale fattore. Giorgio Averof, che ha elargito un milione di dramme per la restaurazione dell’antico stadio, si scusò di non poter assistere alle feste.
Giorgio Averof è un patriota e filantropo greco, che vive da molti anni in Alessandria d’Egitto, dove ha un’eminente posizione finanziaria. Egli ha profuso somme immense a favore della sua patria; si può dire che da molti anni non si compie in Grecia una grande opera a vantaggio del paese o a decoro dell’arte senza ch’egli vi abbia largamente contribuito.
Corriere della sera, 16 aprile 1896
Il primo Nobel
A Olimpia sono nato! E sin da quando ho cominciato a muovere i primi passi non ho fatto che inciampare sulla Storia. La sacra fiaccola si è accesa e il mondo si è rivestito di luce. A partire da qui l’uomo è diventato uomo.
Giorgos Seferis. Discorso di ringraziamento per il Nobel per la letteratura 1963
L’Europeo di basket. Il dio Galis
Il devastante basket di Galis è tutto in funzione dell’attacco. Ma il successo greco non è solo suo: è degli umili come l’ex muratore Kabouris, che si sono battuti alla morte per svolgere il lavoro più ingrato, è anche di chi non nasconde di non amare troppo Nick, come Fassoulas, il pivot che dice: “I panchinari hanno dimostrato che questa squadra non è solo Galis”. Un rivale pericoloso per tutti, in futuro, questa Grecia, o una meteora?
Guido Ercole, la Stampa, 16 giugno 1987
Il titolo europeo nel calcio. Con un gol di Charisteas
Di palloni in porta la Grecia ne ha spinto uno. Un gol piccolo, geometrico, previsto e prevedibile. Però l’ha messo dentro. Qui, sotto il nostro naso. Chiediamo a tutti i colleghi d’Europa di rinunciare a riferimenti epici (per la Grecia) e reminiscenze letterarie (per il Portogallo). Omero e Pessoa non c’entrano. Diciamo che si chiude un Europeo strano e circolare, in cui una squadra, con una nazione dietro, ha cominciato male, ha continuato bene, ha finito male. … Charisteas è saltato e ha segnato. Meraviglioso per i greci; drammatico per i portoghesi; quasi ovvio per tutti gli altri
Beppe Severgnini, Corriere della sera, 5 luglio 2004
Se non è Omero, è Socrate
C’è uno spassoso sketch dei Monty Python in cui la Grecia vince un Campionato del mondo di calcio giocato dai filosofi. Dopo l’eliminazione in semifinale dell’Inghilterra del «celebre trio di centrocampo Bentham-Locke-Hobbes», la finale è fra la Grecia di Socrate, Platone e Aristotele e la Germania di Kant, Hegel e Nietzsche. Durante l’intera partita non succede assolutamente nulla, ma all’ultimo minuto Socrate regala alla Grecia il goal vittoria, 1-0 e Coppa del mondo ai greci.
Giovanni Fontana, Limes, 15 ottobre 2015
Antichi modelli buoni per il futuro
Come esempio di libero che fa vincere voglio aggiungere il pesante Traianos Dellas, libero vecchia maniera cioè schierato alle spalle di tutti. La Grecia vinse l’europeo in Portogallo, battendo i padroni di casa nella partita d’apertura e nella finale. Non auspico, sia chiaro, un funerale alla zona e un rilancio del libero. Ogni tecnico segua la strada che preferisce. Penso però che alcune cose possano tornare, come i pantaloni a zampa d’elefante, le lavagnette adesive, le Olivetti 32, le rane e le lucciole, forse. Il calcio è anche moda, inutile negarlo, e la moda registra movimenti ciclici, o contromovimenti repentini.
Gianni Mura, la Repubblica, 20 gennaio 2019
Il papa greco
Fate come volete. Papastathopoulos è il mio cognome, ma è troppo lungo e sulla maglia non ci sta. Così ho scelto di mettere Sokratis. Ma, se vi va, gli amici mi chiamano Papa e a me piace.
Andrea Schianchi, la Gazzetta dello sport, 16 luglio 2010
Il ritorno dei Giochi a casa
Sono da due giorni ad Atene. La guardo, mentre l’alba sta vincendo sulla notte, dal balcone di un sesto piano nel cuore della città. L’Acropoli è ancora illuminata, sotto di me nella restaurata piazza Syntagma c’è il Parlamento dove gli ezvones, guardie del presidente, con il gonnellino blu e il fez rosso, si apprestano al cambio della guardia. Tra poco, dalla stanza accanto, uscirà il colto soldato Claudio della Squadra Rosa – di cui faccio parte – per la sua corsa mattutina, che lui vive come un pellegrinaggio nella storia: costeggia il Partenone, passa a testa alta davanti all’accademia dove insegnò Platone, fa un reverente inchino nel bosco davanti alla prigione di Socrate, infila l’Arco di Adriano e rientra in caserma attraversando il suggestivo mercato di Monastiraki. Al sorgere del mio terzo giorno olimpico, compio un rito che non spetterebbe alla Gazzetta che ha sempre creduto, ma è un dovere morale: chiedo scusa ad Atene, a nome di tutti gli scettici sparsi nel mondo, di coloro che l’hanno derisa coltivando la convinzione di una bocciatura anticipata. E anche a nome di quanti sono arrivati qui non per godersi i Giochi tornati nel grembo della madre, ma per dare la caccia all’errore, a un tetto che gocciola, a un autobus che non arriva, a un ingorgo imprevisto, al volontario che ti fa sbagliare strada, cose avvenute in tutte le Olimpiadi che ho seguito in cinquant’anni.
Candido Cannavò, la Gazzetta dello sport, 13 agosto 2004
Nella Grecia spossata dal peso della storia, un posto dove ogni sasso l’ha già cantato Omero, le Olimpiadi sono tornate dopo gli aerei che bucavano le torri, sono nate apposta per avere paura.
Concita De Gregorio, la Repubblica, 23 agosto 2004
Non importa ricordare che i Giochi sono costati 6 miliardi di euro – sbancando le casse pubbliche – e la vita di tredici operai morti durante i lavori, non serve sottolineare che Atene ha ottenuto le Olimpiadi nel 1997 ma fino al 2000 non aveva pronto neppure un progetto, non c’è da stupirsi se l’ultima fermata della nuova metropolitana, a Peristeri, è stata inaugurata lunedì.
Aligi Pontani, la Repubblica, 11 agosto 2004
Ma il tedoforo Kenteris si sottrasse al controllo antidoping
Congedata da un maratoneta pastore in gonnellino, l’Olimpiade torna dopo 108 anni nella sacra terra di Grecia grazie a un velista benestante, Nikolaos Kaklamanakis. Tedoforo d’emergenza, ha acceso un missile sostitutivo del braciere e ha chiuso un intreccio scritto da un Aristofane più che da un Eschilo. La notte delle celebrazioni segue la notte degli imbrogli.
Aldo Cazzullo, Corriere della sera, 14 agosto 2004
Ho abitato una terra che sorgeva dall’altra, la reale, come il sogno dai fatti della vita. L’ho chiamata anch’essa Grecia e l’ho incisa sulla carta per vederla. Sembrava così piccola, così inafferrabile.
Odisseo Elitis, premio Nobel per la letteratura 1979
Il getto del peso a Olimpia
Attraversando il bosco, andando verso lo stadio antico mescolati alla folla, costeggiando le antiche rovine, veniva in mente che il fascino del passato è una mania di archeologi e di visionari. Era la gente greca che andava a riprendersi qualcosa di suo, non a vivere un sogno con le vestali in tunica. C’erano facce di contadini, pagliette in testa e bastone in mano, mani ruvide, donne che si sono tolte le scarpe appena sedute sul prato, famiglie della gita fuoriporta con il telo da stendere, ragazzini che, data l’assenza di uno zoo nel Peloponneso, venivano trascinati a vedere un’altra bizzarria. Si andavano a riprendere la propria storia, non a vivere la follia degli adoratori del santino di De Coubertin, si erano mossi per vivere la dignità della Grecia di adesso, con i Giochi che le hanno procurato qualche metropolitana e un nuovo passo nella modernità, e non fare gli spettatori tollerati di qualche happening d’avanguardia con sintomi di nostalgia retro.
Corrado Sannucci, la Repubblica, 19 agosto 2004
Parole
In Grecia succede un fatto strano: le parole, spesso, si scarnificano a sorpresa, fino alla loro essenza primaria, che – ripresentandosi così, d’improvviso – talvolta si fanno imbarazzanti. Chi se lo ricorda più, oggi, che “economia” viene proprio da qui – da “oikos” e “nomos” – e che allora, agli inizi di tutto, voleva dire le “leggi della casa/stato”. Della casa/mondo.
Sergio Frau, la Repubblica, 23 luglio 2004
Cassandra
«Qui da noi ci vorranno anni per riprenderci dai debiti olimpici, non finiremo più di pagare le tasse. Mi metterò in fila a pagare con gli altri, e poi la sera qui a scrivere».
Petros Markaris. Intervista di Concita De Gregorio, la Repubblica, 14 agosto 2004
E infatti
Pochi giorni fa, Sevastis ha annunciato una decisione storica: chiudere le attività. Niente corse, salti, marce, niente gare in Grecia per l’intero mese almeno. La situazione si è fatta insostenibile. Allenatori e impiegati che non prendono lo stipendio da giugno. Impianti in cui il riscaldamento è un ricordo. Spogliatoi senza acqua calda. Debiti che ormai non consentono più alcuna programmazione.
Matteo Nucci, la Repubblica, 14 maggio 2012
Gli incendi
Il fuoco che devasta la Grecia continua a uccidere: i morti accertati sono saliti a 57, ma si teme che possano essere più di 60. Le fiamme hanno minacciato anche il sito archeologico dell’antica Olimpia, sede dei Giochi in epoca classica e dichiarata patrimonio dell’ umanità dall’Unesco.
La Gazzetta dello sport, 27 agosto 2007
I ladri nel museo di Olimpia
Olimpia è stata profanata. Ieri mattina, alle 7.34 – in Italia erano le 6.34 – due rapinatori col volto coperto da passamontagna e armati di pistola hanno neutralizzato l’impianto d’allarme. Poi hanno legato e imbavagliato l’unica custode del Museo di Olimpia. Sono penetrati nelle sale. Hanno rotto le vetrine con sbarre di ferro e hanno fatto man bassa. L’episodio è così grave che il Ministro della Cultura Pavlos Geroulanos si è subito dimesso. Il sindaco di Olimpia Efthymios Kotzias ha subito parlato di «danno incalcolabile».
Claudio Gregori, la Gazzetta dello sport, 18 febbraio 2012
La malapianta del calcio
A fine febbraio il governo Tsipras ha sospeso il campionato per la terza volta nella stagione dopo gli incidenti in Panathinaikos-Olympiacos. A marzo è toccato alla coppa nazionale. A inizio maggio sono arrivati gli ultimatum di Fifa e Uefa proprio per le ingerenze del governo – alle prese con la nuova legge sullo sport – nel lavoro della federazione: per questo i club rischiano l’esclusione dalle coppe europee. «Ma la situazione del calcio greco – ha detto il ministro dello Sport Stavros Kontonis – è fuori controllo e non possiamo non intervenire».
Anche perché nel frattempo è emerso dal sottobosco criminale il cartello mafioso che regola il calcio-scommesse, tra corruzione e minacce, spesso concretizzate, anche a colpi di bomba
Paolo Tomaselli, Corriere della sera, 15 giugno 2015
Tennis
Il talento non si cancella così facilmente. Eleni Daniilidou non è stata numero 12 del mondo per pura coincidenza. Anche se sono passati 13 anni da quel fantastico best ranking da allora e la trentatreenne greca è sprofondata alla posizione Wta numero 787, la qualità si vede ancora.
Antonio Simeone, il Giornale di Vicenza, 21 luglio 2016
Tsitsipas
Credo, insomma, di aver ammirato, dopo Philippoussis e Sampras, il terzo grande giocatore greco della storia del tennis. Che addirittura non immagino divenire soltanto secondo fra i tre.
Gianni Clerici, la Repubblica, 12 novembre 2018
Antetokounmpo
Un gigante di 2,11 metri, gambe lunghissime, divora il terreno con l’eleganza di un ballerino. Un dio greco che si muove più rapido della luce non passa inosservato. Infatti un tifoso dei Bucks lo riconosce, s’accosta in macchina e gli dà un passaggio fino al campo. La limousine da star, non era abituale per la famiglia Antetokounmpo.
Classe 1994, Giannis è cresciuto nel quartiere povero di Sepolia ad Atene. Secondogenito con quattro fratelli, papà operaio, la madre fa la venditrice ambulante con figli al seguito. I genitori sono sbarcati in Grecia nel 1992, in fuga dalla Nigeria. Per vent’anni vivono da clandestini e solo nel 2013 ottengono la cittadinanza, quando Giannis è pronto a volare in Nba.
Paolo Dimalio, il Fatto quotidiano, 19 agosto 2019
Come una ragazza
Da veterano olimpico, mi arrampico su una domanda retorica: «L’umanità ha inventato qualcosa di più bello di questa utopia planetaria?». E alla fine dell’opera, emergendo dalla notte greca dell’incantamento, confesso l’ultima tenerezza: si chiama Atene, ha più di 3000 anni e si tuffa nel futuro come una ragazza.
Candido Cannavò, la Gazzetta dello sport, 14 agosto 2004