▻ Che cos’hai fatto in tutti questi anni, Raymond? Di certo non sei andato a letto presto. Ti sei ritirato ma la parola ritiro vuol dire allontanarsi, appartarsi, isolarsi, qualche volta sdegnosamente, qualche altra per esigenze spirituali, invece tu sei stato sempre qua, in spirito e in carne. Con la battuta pronta. Una volta era Materazzi, un’altra era Gasperini. Al cuore, Raymond, al cuore.
È dal 2010 che Domenech non allena più. Da quando la Nazionale gli si rivoltò contro nel ritiro di Knysna durante i Mondiali in Sudafrica. La frase di Anelka. L’ammutinamento. Ma il CT che aveva perso la finale del 2006 contro l’Italia di Lippi, dal calcio non se ne è mai veramente andato. La federazione lo aveva licenziato per giusta causa. Tra i motivi c’era pure la mancata stretta di mano a Carlos Alberto Parreira, CT del Sudafrica. Ha vinto la causa per 975 mila euro lordi. Ha lavorato per Ma Chaîne Sport nel 2012, per RTL nel programma On refait le monde, è stato consulente per Europe 1 dal 2014, poi è entrato a far parte del canale tv di l’Équipe nel settembre 2016. Andava in video proprio per commentare le partite della Nazionale, trasmesse in leggera differita, “ma è sempre stato molto attento – ha sottolineato proprio l’Équipe – a non annunciare mai l’addio, nessuno gli ha mai sentito dire che aveva lasciato il suo mestiere, e per la verità neppure il contrario. Il suo nome è circolato regolarmente in questi dieci anni, per club o per nazionali, ma per molto tempo problemi personali gli hanno impedito di prendere in considerazione queste offerte”.
Sei anni fa raccontò di aver «ripetutamente rifiutato proposte» ma anche di essersi aspettato «telefonate che non sono mai arrivate». Poneva due condizioni: non voleva contratti lunghi, non voleva andare lontano.
Ma questa lunga parentesi senza una panchina è stata segnata da alcuni fatti sorprendenti, ha fatto notare l’Équipe. “Il selezionatore più impopolare nella storia della squadra francese, ha convinto più di 200 mila lettori a comprare il suo libro Tout Seul, il più grande successo nell’editoria sportiva degli ultimi trent’anni, insieme con My Life for a Star, di Aimé Jacquet. È stato presidente della Lega calcio professionista per un’ora, nel novembre 2016, il tempo di essere nominato dal consiglio e contestato dall’assemblea, vale a dire spinto dalle varie componenti del calcio e bocciato dai presidenti di club”.
È stato membro del consiglio di amministrazione della Lega e presidente di Unecatef, il sindacato allenatori del quale era già tesoriere. È stato tante cose finendo per esserci senza esserci. Finché ha incrociato il Nantes e le due condizioni che gli stavano a cuore. Non è troppo lontano e gli hanno fatto un contratto di sei mesi.
ripartenze Chi è oggi Domenech | Non allena un club da 28 anni. Era il Lione. In conferenza stampa ha detto: «Ho l’impressione che il mestiere di allenatore appartenga a un’altra vita che mi riguarda. La mia immagine non è un mio problema. Quello che è successo prima è scritto e non posso cambiarlo». Non c’è diritto all’oblio sulla parola Knysna. Non lo abbandonerà mai. Nonostante fosse – quel signore – il Domenech del 2010. Timothé Crepin su France Football si è domandato chi sia invece per davvero il Domenech del 2021 e lo ha chiesto alle persone con le quali l’ex CT ha lavorato in questi anni.
«È una persona di non facile identificazione – ha risposto Dave Appadoo, consulente della catena tv l’Équipe – mantiene sempre una specie di distanza. Perché ha subito molte ferite. Dopo Knysna, il suo nome è diventato sinonimo del più grande disastro nella storia della selezione. È stato messo alla berlina. Lui e la sua famiglia hanno sofferto molto. Nel mondo del calcio molte persone si proteggono dietro un gran guscio. Lui ha un’armatura. Anche se è molto cortese». Vincent Duluc, giornalista di l’Équipe, lo definisce uno che «non si confida». Olivier Ménard, conduttore del programma L’Équipe du Soir chiama Domenech «un professionista, lui è lì, fa le sue cose, sa di essere pagato per quello, si abbassa il sipario e torna la distanza. Dopo le trasmissioni, la tradizione voleva che si andasse a bere qualcosa. Lui metteva giù il microfono e andava via».
Dave Appadoo ha smontato l’immagine del furbo e provocatore. «Quando abbiamo discusso di calcio, non ha mai tagliato corto dicendo: non ne sai niente, non hai mai giocato. Questo è apprezzabile. È stato possibile domandargli di tutto, abbiamo parlato anche di Nicolas Anelka e ha dato risposte davvero sorprendenti».
France Football ne dà una definizione molto divertente: “Un consumatore XXL di calcio, in particolare di calcio francese, un divoratore di partite. Un allenatore la cui carriera si pensava fosse finita, il cui nome veniva fuori solo raramente. In dieci anni, ci sono state alcune nazionali interessate a lui in Africa, in Asia, la Serbia di recente”.
In un documentario trasmesso lo scorso settembre, Domenech diceva che gli mancava l’odore del prato, essere sul campo, costruire qualcosa. “L’enorme sfida – ancora parole di France Football – sarà convincere la maggioranza degli scettici. Alcuni sono già convinti che sia destinato al fallimento. L’opinione della gente su di lui non cambierà: chi ha deciso che è il peggior allenatore della storia del calcio francese, non cambierà idea”.
prospettive Che cosa aspettarsi | Durante la conferenza stampa di presentazione a La Jonelière, Raymond Domenech ha detto di essere arrivato a Nantes «egoisticamente, per farmi un piacere. Il DNA di questo club è ancora intatto. Deve solo essere ritrovato. Non si cancellano vent’anni di identità di un club. Deve solo rifiorire, rifiorire un po’».
Ha fama di allenatore difensivista. Per Olivier Ménard, un cercatore di equilibrio, non più catenacciaro di altri, un cartesiano – dice – ma torniamo al punto di partenza: era così vent’anni fa. Adesso? Certo non sarà mai Guardiola o Sacchi. Non è un ideologo, non è testardo, non è dogmatico, dicono quelli che lo hanno frequentato negli ultimi anni negli studi tv. Promette una svolta anche nell’approccio con il mondo. A un cronista che gli faceva una domanda, ha risposto: «Forse ora capisco meglio le tue esigenze e cercherò di non commettere più certi errori». Fatto sta che il Nantes non vince da otto partite, si trova al sedicesimo posto in classifica e ha solo 3 punti di vantaggio sulla zona retrocessione. “Accompagnare il monumento del Nantes in serie B sarebbe terribile” sottolinea France Football . Appadoo dice che Domenech «sarà un parafulmine eccezionale. La sua sola presenza proteggerà la squadra e il club. Quando ci sarà un brutto risultato, non inseguiremo Pallois o Girotto, andremo da lui. Questo forse potrà permettere ai giocatori di ritrovare un po’ di calma». Ma la parola calma associata a Raymond Domenech – si chiedono da oggi in Francia – è davvero possibile?
la classifica Lione e Lille 36, PSG 35, Rennes 31, Marsiglia 28
A Parigi iniziano i giorni di Pochettino
Un battesimo nel calderone, titola l’Équipe per la prima di Mauricio Pochettino sulla panchina del PSG a Saint-Étienne, la più calda tra le città francesi nella sua relazione con il calcio. Nella sua prima conferenza stampa, a Tuttosport è parso “calmo ma deciso”. Ha parlato delle voci che riguardano l’arrivo di Messi dicendo: «Babbo Natale mi ha già fatto un grandissimo regalo dandomi l’opportunità di poter allenare una squadra come il PSG. Sono consapevole che la sfida è enorme, perché si tratta di una delle squadre più forti del mondo. Per un club come il PSG la Champions è il torneo più importante, e anche se manca più di un mese sappiamo che sarà dura qualificarsi ai quarti dovendo affrontare il Barcellona. Ma prima dobbiamo concentrarci sul Saint-Étienne».
France Football sottolinea che energia è la sua parola d’ordine, “tanto quanto lo era nel suo gioco” (vent’anni fa arrivava a Parigi da calciatore). Delle sue sessioni di preparazione atletica al Tottenham, Harry Kane parla in termini di tortura fisica e le chiama «il volto nascosto di Pochettino». Il settimanale francese scrive di essere curioso di sapere quanta ironia ci sia e quanta realtà. “Questa energia – scrive France Football – l’argentino la condivide con Jürgen Klopp. È il fondamento del loro lavoro. Anche del loro successo. Uno la chiama energia universale, l’altro gegenpressing”.
Damien Degorre su l’Équipe parla stamattina di “una nuova era ufficialmente aperta. Sarà senza dubbio necessario aspettarsi conferenze stampa meno sanguinolente con l’argentino, ma il PSG l’ha scelto meno per le qualità di manager e non come portavoce con i media”.
Il quotidiano francese scrive che potrebbe cominciare con la difesa a 4 che al Tottenham ha usato nel 25% delle partite. “Probabilmente avrebbe preferito iniziare il suo mandato con Neymar, Kimpembe, Florenzi, Bernat, Icardi, Danilo Pereira, Rafinha e Paredes disponibili.
Invece deve attaccare con Dagba, Kehrer, Bakker, Herrera e Kean, che accontenterebbero molte squadre francesi ma potrebbero rallentare la sua partenza”.
Trasformare Verratti in trequartista viene riferita come una possibilità.
in tv oggi ore 19 DAZN: Lorient-Monaco e Brest-Nizza | 21 DAZN: Saint – Étienne-PSG, Lille-Angers, Lione-Lens, Marsiglia-Montpellier