Il tema d’italiano in cui Tortu scrisse che voleva diventare un campione

I 200? Forse agli Europei. Filippo, un velocista lavora anche il giorno di Natale?

«Io mi sono allenato tutti i giorni, soprattutto a Capodanno. È una mia usanza, ovunque io sia il 1° gennaio mi muovo sempre per cominciare l’anno nel modo giusto. Una pista non serve, basta una strada o anche la stanza di un albergo. In Ungheria ho trovato una palestra e poi sono andato a correre in giro per la città. A Natale invece ero a Carate Brianza: mattina per i regali, pranzo a mezzogiorno, alle 16 in campo ad allenarmi».

I 200 restano un’opzione aperta? In che tempi?

«L’idea per quest’anno è di concentrarsi sui 100, la finale raggiunta ai Mondiali di Doha nel settembre scorso mi fa partire da una buona base. Comunque non accantono la doppia distanza: farò qualche gara se mi accorgerò che il lavoro sui 100 paga. Ai Giochi di Tokyo sicuramente non raddoppierò, mentre agli Europei (Parigi, 25-30 agosto) decideremo a tempo debito. È stato un anno complicato, per diversi aspetti. Sono riuscito comunque a centrare il mio obiettivo e credo che una finale mondiale valga di più del 9″99 corso nel 2018. Un record può farlo chiunque, magari domani arriva un ragazzo sconosciuto che se lo prende oppure presto lo batterà Marcell Jacobs, chi lo sa. Una medaglia o una finale corsa, invece, rimangono per sempre. Nel 2019 ho capito che posso giocarmela con i migliori in tutte le occasioni. E ho imparato a gestire le difficoltà che si incontrano a questo livello».

Da bambina Sofia Goggia scrisse in un tema che da grande avrebbe voluto vincere le Olimpiadi di discesa libera. Era così determinato anche lei?

«Sì, io l’ho scritto per i 100 metri. La mia maestra d’italiano, Patrizia, mi chiese: “Sei sicuro? Guarda che è molto difficile, ce la fa una persona sola al mondo”. “Sì maestra, è proprio quello che voglio”, le risposi. “Allora impegnati al massimo”. Anni dopo, il sogno è rimasto sempre quello, anche se adesso ho capito davvero quanto sia difficile. Ma non bisogna partire battuti, altrimenti non avrebbe senso mettersi ogni volta sui blocchi o andare ad allenarsi ogni giorno».

Ha ancora quel tema?

«Dovrei guardare, magari in qualche vecchio quaderno lo ritroverei. Altrimenti potrei riscriverlo, anche perché la grafia è rimasta la stessa».

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