L’incredibile Rahm: dal covid al Major in due settimane

  In fondo è un altro Márquez. Dieci giorni fa era in isolamento, contagiato dal covid. Adesso Jon Rahm è di nuovo il numero 1 al mondo nel golf, mentre festeggia il primo Major della sua vita. Un’impresa che si direbbe incredibile agli US Open, con due birdie alle ultime due buche per battere Louis Oosthuizen. ESPN parla di due settimane da montagne russe, ricordando che il 5 giugno era in vantaggio di sei colpi al Pga Memorial Tournament in Ohio, quando alla 18esima buca gli si sono avvicinati e gli hanno detto che doveva andarsene. Subito. Il test al quale si era sottoposto aveva dato esito positivo. Fino al 12 giugno è rimasto in isolamento, altri otto giorni dopo lo troviamo a un’altra buca 18, a Torrey Pines, a festeggiare. Il primo spagnolo nella storia a vincere gli US Open, il primo europeo 7 anni dopo il tedesco Martin Kaymer. Il Daily Mail parla di ricompensa per essere stato derubato del titolo in Ohio. La prestigiosa rivista specializzata Golf Digest anticipa che si tratta solo di una porta aperta su altri titoli in arrivo. Il portale Ten Golf parla a sua volta di karma e dice che Jon Rahm è stato scelto direttamente dagli Dei del golf. 

 

Nel luglio scorso Rahm si era già spinto al numero 1 del ranking, primo spagnolo dopo il leggendario Seve Ballesteros (1989). Ebbe l’idea di commentare con un omaggio all’understatement. «Ci sono così tante cose che mi vengono in mente in questo momento ma non hanno nulla a che fare con il golf». All’età di 25 anni e 251 giorni, diventava il quinto numero 1 più giovane della storia dopo Tiger Woods, Jordan Spieth, Rory McIlroy e Justin Thomas. Rahm gioca tra i professionisti solo dal 2016 ed è stato il numero 1 anche tra i dilettanti per 60 settimane. Viene considerato un giocatore dalla “incrollabile regolarità” (Diario As), a lungo inseguito dalla fama – abbastanza meritata – di campione irascibile, con una carriera fatta di mazze calciate e lanciate via. Si è scusato ma non ha mai promesso di diventare uno stoico di fronte alle sconfitte. La furia e il disgusto che a volte sentiva erano una risposta necessaria, persino un catalizzatore, un modo per incanalare la frustrazione in modo produttivo (Bill Pennington, New York Times). 

Durante il lockdown della primavera 2020 trascorso a Phoenix, aveva tenuto un diario personale come terapia. Del virus aveva scritto in una lettera alla Spagna per Players’ Tribune. Il covid gli ha portato via una nonna materna e una zia della madre che vivevano a Bilbao. A Players Tribune si descriveva con orgoglio molto testardo come ogni basco. Ha antenati svizzeri e un club di tifosi presieduto dal fratello dell’ex portiere dell’Athletic Bilbao, Cedrún. Si è sposato nella cattedrale di Bilbao con Kelley Cahill, una buona giavellottista di livello universitario.

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