Kevin Durant aveva bisogno di 17 punti contro i Denver Nuggets per superare i 27.409 segnati in carriera da Moses Malone e rubargli il decimo posto nella classifica marcatori di sempre in NBA. Ha tagliato il traguardo quando mancavano 50 secondi alla fine del primo tempo con un attacco al canestro e un sottomano, gli americani lo chiamano layup. I Suns hanno perso 119-111, Durant ne ha fatti 30 punti, sebbene sia uscito dal campo in canticipo.
Durant aveva iniziato la stagione da 13esimo della lista con 26.892 punti. Due anni fa era 21esimo e aveva davanti ancora Alex English, Vince Carter, Kevin Garnett, John Havlicek, Paul Pierce, Tim Duncan, Dominique Wilkins, Oscar Robertson, Hakeem Olajuwon, Elvin Hayes e appunto Moses Malone.
Stamattina Durant ha una media punti in carriera di 27,3 punti a partita, con il 49,9% di tiri e il 38,6% di triole. The Athletic ha fatto due conti. Supponendo che continui a mettere 30 punti a partita, sorpasserà Carmelo Anthony al nono [28.289 punti] fra circa 30 partite e Shaquille O’Neal per l’ottavo posto [28.596] nel giro di 40. Per raggiungere Wilt Chamberlain [31.419] e Dirk Nowitzki [31.560] avrebbe invece bisogno di almeno un altro paio di stagioni ad alto livello.
Tra i giocatori in attività KD è secondo alle spalle di LeBron James, che il 7 febbraio è diventato il capocannoniere di sempre superando Kareem Abdul-Jabbar.
KD’s historic bucket seen on #PhantomCam 👀 https://t.co/kT5udBPys0 pic.twitter.com/3rRodcY0D4
— NBA (@NBA) December 2, 2023
Doug Haller su The Athletic ha scritto che Durant è immune al tempo che passa. Ha compiuto 35 anni a settembre e non si direbbe. “Anche se è invecchiato – scrive – il suo gioco è rimasto praticamente lo stesso. Prima di giocare contro Denver aveva segnato 501 punti in campionato, il massimo della sua carriera nelle prime 16 partite di una stagione. Mentre a Phoenix Devin Booker e Bradley Beal si battono contro problemi di salute e non hanno ancora mai giocato insieme, Durant si sta esibendo a livello da mvp”.
Lo stesso giudizio arriva in Italia dal sito specializzato Dunkest. Federico Liuti considera che all’età di 35 anni, dopo la rottura del tendine d’Achille – “che spesso significa game over, soprattutto in uno sport fisicamente stressante come il basket – è inspiegabilmente all’apice della sua carriera cestistica. Vederlo giocare continua ad essere un piacere per gli occhi”. Potrebbe diventare il secondo giocatore di sempre a chiudere almeno 3 stagioni (dopo 2012-13 e 2022-23) con almeno il 50% dal campo, il 40% da tre e il 90% ai liberi. L’altro a esserci riuscito si chiama Steve Nash. Dunkest fa notare: “Le critiche sul suo trasferimento da Oklahoma a Golden State nell’estate del 2016 mettono spesso – ancora oggi – il talento e la grandezza del giocatore in secondo piano. Gli è sempre stato detto che senza Curry non avrebbe mai vinto e probabilmente è anche vero. Ma la realtà dei fatti è che un giocatore del genere, prima di lui, non era mai esistito e non era stato neanche pensato. Oggi in NBA vediamo giocatori come Mikal Bridges, Brandon Ingram o anche Victor Wembanyama che per movimenti e struttura del corpo ricordano Durant, ma è proprio grazie a lui se possono pensare di giocare in quel modo con quelle dimensioni”.
LEGGI ANCORA
Ma anche questo Jokic se la cava
Joker spins, gets to the hoop and SEALS the game for the Nuggets 😤
🔥 21 PTS
🔥 16 AST pic.twitter.com/2GQ0sI1jC9— NBA (@NBA) December 2, 2023