Che ci fa la Groenlandia ai Mondiali di pallamano

È da sedici anni e nove edizioni che ai Mondiali femminili di pallamano c’è sempre almeno una nazione del Nord Europa fra le prime quattro. Se il nuovo torneo si tiene allora fra Danimarca, Norvegia e Svezia, significa che non c’era un posto migliore di questo dove andare. La scena non va però confusa con quella maschile, dove 28 titoli su 28 nella storia sono finiti a un paese europeo, con una sola finalista venuta da altri continenti [il Qatar del 2015 ma pieno di naturalizzati] e con sparute eccezioni finanche nei posti in semifinale [la Tunisia 2005 e l’Egitto 2001]. Tra le donne spiccano invece una Sud Corea e un Brasile campioni nel 1995 e nel 2013, ma è vero che 16 posti su 16 in semifinale sono stati occupati tutti da nazioni europee fra 2015 e 2021. 

Dal nord arriva pure la novità più grossa. Anzi dal nord del nord. È una di quelle storie nelle quali lo sport si diverte a giocare con il mondo e mescolarlo, metterlo sotto sopra, fare di testa sua. Torna ai Mondiali dopo 22 anni la Groenlandia. La Groe-che? Esatto, la Groenlandia. Tutti quelli che in geografia prendevano dal 6.5 in su sanno che si tratta dell’isola più grande del mondo. Chi prova l’antico piacere di sfogliare un atlante, la trova nelle pagine del Nord America. Ma i suoi cittadini sono europei e sono dentro la Ue, perché si tratta di cittadini danesi, sudditi del regno di Danimarca, come le Fær Øer. Solo che le Fær Øer sono una nazione e la Groenlandia un territorio. Per capirci: le Fær Øer vanno alle Olimpiadi con una bandiera loro, la Groenlandia no. Ma la federazione internazionale pallamano le riconosce uno status autonomo dal 1998. 

A questi Mondiali la Groenlandia è arrivata vincendo a Nuuk – in casa sua – il titolo di campione del Nord America. Ha battuto il Canada in finale, scatenando il pandemonio tra le 56mila persone che abitano lassù. È uno dei pochi posti al mondo dove governa ancora la sinistra. Una sinistra indipendentista.

«È pazzesco vivere l’esperienza di partecipare ai Mondiali da groenlandese» ha detto Ivalu Bjerge al sito olimpico. «Non credo di riuscire a rendermene conto del tutto finché non sarò al palazzetto per la prima partita».

Ecco, la prima partita – come dirlo – è contro le norvegesi campionesse del mondo in carica e il cittì Anders Friis avverte con una certa franchezza che «non sarà particolarmente divertente farsi prendere a calci nel culo, ma dobbiamo ricordarci a vicenda quanto è importante partecipare». A vicenda ha tutta l’aria di essere una richiesta: non esagerate. «Ci daremo dei piccoli obiettivi, per esempio costringere la Norvegia a tenere palla a lungo, in modo che non possano segnarci 50 gol in contropiede». La tattica dovrebbe essere più o meno: le chiuderemo nella nostra metà campo.  

Orgoglio e umiltà, dice Friis. Questo è il sentimento, o forse sono due, per una squadra formata dalla proprietaria di una compagnia di taxi, una insegnante della scuola primaria, un’altra delle superiori, lavoratrici di minimarket, studentesse universitarie. Nessuna è professionista. Metà nazionale gioca in club della serie C danese, l’altra metà è sparsa fra Islanda, Fær Øer o la stessa Groenlandia. Friis allena le sue ragazze da sei anni, ma il suo lavoro principale è quello di talent manager per la squadra danese del Bjerringbro-Silkeborg.

Finale a Herning, in Danimarca, il 17 dicembre. Chi vince si qualifica per le Olimpiadi, dove sono già certe di avere un posto Angola, Brasile, Francia, Norvegia e Sud Corea. Dal secondo al settimo ci si qualifica per il pre-olimpico. 

Nei suoi pronostici di inizio torneo L’Équipe ha dato cinque stelle a Norvegia e Danimarca, quattro alla Francia, tre a Svezia e Olanda, una alla Germania. Solo che la Norvegia è un poco in ansia per Henny Reistad, la sua migliore giocatrice, mvp degli Europei 2022, eletta giocatrice dell’anno, capocannoniera di Champions League [142 gol] e migliore centrale difensiva della stagione. Reistad sta guarendo da un infortunio a un polpaccio. Non ha giocato nei tre test della settimana scorsa. 

 

aggiornamentoLa Norvegia ha vinto 43-11

 

I più affezionati lettori avranno notato che in queste righe non è mai stata nominata Grace Zaadi-Deuna. I nuovi scopriranno presto una delle ossessioni di Slalom

 

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