FLUMINENSE-BOCA
La finale della Copa Libertadores per il titolo di campioni del Sudamerica è stata segnata dagli incidenti fra ultrà nei giorni scorsi a Copacabana. C’è ancora molta tensione intorno alla partita del Maracanã. Nella sua newsletter di calcio per gli abbonati al New York Times, Rory Smith si domanda se il Fluminense non possa essere la squadra del futuro. “Come è inevitabile – scrive – è stato utilizzato un vocabolario ricco per descrivere lo stile di gioco introdotto da Diniz. Si va da relazionismo a anti-posizionale, due termini sufficientemente evocativi da giustificare il corsivo anziché le virgolette”, fino a sfociare nell’immancabile “Dinizismo”.
In sostanza, dice Smith, “nelle scuole di pensiero che dominano il calcio d’élite, il principio costante è che il campo sia definito e dominato dalle posizioni. I giocatori occupano spazi specifici, sia quando la propria squadra ha la palla sia quando non ce l’ha, allungandolo e contraendolo lo spazio a seconda dei propri interessi”. Cosa significa? Rodrygo del real Madrid spiega che Diniz vede il calcio in un modo diverso. Invece di vincolare i suoi calciatori a dei piazzamenti fissi, negli ultimi 18 mesi la sua squadra si è votata a una fluidità tattica.
“I singoli sono incoraggiati a risolvere i problemi nel momento in cui si presentano, sono invitati a cercare soluzioni, a restare stretti intorno al pallone, anche se così si corre il rischio di lasciare altre aree del campo scoperte. Si tratta, secondo l’attaccante brasiliano Matheus Cunha, di uno stile impossibile da vedere nel calcio europeo. Il dinizismo è jogo bonito nell’età dell’analisi”, conclude Rory Smith.
Iacopo Iandiorio sulla Gazzetta ha presentato la sfida dal punto di vista dei due veterani della partita. “C’è il bomber argentino di Rio German Cano, quasi 36 anni, di Lomas de Zamora che al Maracanà di Rio è di casa ed è l’idolo incontrastato della torcida Fluminense e dal gennaio 2022 ad oggi ha fatto più gol di Mbappé ed Haaland. E dall’altra parte c’è un portiere che viene da Bernardo de Irigoyen, oltre 1300 km a nord di Buenos Aires, a un passo dal confine con il Brasile, Sergio Romero che ha trascinato il Boca in finale di Coppa Libertadores, questa sera a Rio, grazie a ben 6 rigori parati nei turni a eliminazione diretta. Il goleador Cano nel 2022 al Fluminense ha firmato 44 reti, come Kylian Mbappé del Psg numero 1 al mondo, e quest’anno è a quota 36 reti, soltanto due meno di Haaland. Con 12 centri è inoltre il re dei bomber della Libertadores 2023. L’altro vecchio leone è un’antica conoscenza italiana, Sergio il Chiquito Romero, 36 anni, ex Sampdoria e Venezia, prima di tornare in Argentina, al Boca Juniors appunto, dove sta raccogliendo soddisfazioni a valanga”.
Paolo Condò su Repubblica ha fatto notare che il Boca può giovarsi a sua volta dello spirito guida di Maradona, come l’Argentina ai Mondiali, il Napoli in serie A, il Barcellona in campionato, il Siviglia in Europa League. “Se a Diego riuscisse l’ultimo miracolo, la coppa verrebbe esposta alla Bombonera, stadio del Boca, il 17 novembre in occasione di Argentina-Uruguay, Messi contro il Loco Bielsa ct della Celeste. E se non vi commuove nemmeno questo, veniamo fuori con le mani alzate”.
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