Che cosa gira intorno alla candidatura dell’India per le Olimpiadi

Centosette medaglie hanno dato all’India la consapevolezza di poterci provare. Se un giorno davvero le Olimpiadi dovessero arrivare nel paese del Mahatma Gandhi, dovremmo ricordare che il primo passo per una candidatura è stato mosso il giorno dopo la chiusura dei Giochi asiatici con un bottino record. Il primo ministro Narendra Modi ha confermato che l’India ci proverà, vuole le Olimpiadi del 2036 e non lascerà nulla di intentato. 

«È il sogno secolare un miliardo e mezzo di persone. È la loro aspirazione» ha detto Modi nel suo discorso alla cerimonia di apertura della 141esima sessione del CIO, a Mumbai. «Vogliamo realizzare questo sogno con la vostra collaborazione e il vostro sostegno… Sono fiducioso che l’India otterrà il supporto del CIO. Gli indiani non sono solo amanti dello sport, lo vivono e il Paese è ansioso di ospitare le Olimpiadi della Gioventù nel 2029»

Secondo Modi, l’India ha le infrastrutture adatte, la logistica, la capacità organizzativa necessaria. Ha citato l’esempio del vertice G20 e di altri eventi, in più di 60 città del paese. Ha ricordato le Olimpiadi degli scacchi ospitate con 186 paesi, la Coppa del mondo femminile Under 17 di calcio, la Coppa del mondo di hockey, i Mondiali femminili di boxe, la Coppa del mondo di tiro, la Coppa del mondo di cricket in corso in questi giorni.

Il Times of India ricorda appunto che questo è il paese con il più grande campionato di cricket al mondo. Rupert Murdoch ha speso 2 miliardi e mezzo di dollari nello scorso quadriennio per i diritti tv. Non è un caso neppure che l’annuncio di Modi arrivi il giorno dopo l’inclusione del cricket T20 nel programma dei Giochi di Los Angeles 2028. L’apertura a un bacino nuovo di persone. In un’intervista a Times of India nello scorso dicembre, il ministro dello sport Anurag Thakur aveva anticipato l’interesse del governo per le Olimpiadi del 2036. Modi non ha fatto nomi di possibili città, Thakur aveva menzionato Ahmedabad. Ora, secondo il Times of India, il governo presenterà una tabella di marcia durante la sessione del CIO.

La diplomazia del cricket

Per uno scherzo del Caso, proprio ieri la Coppa del mondo di cricket aveva in programma India-Pakistan, la partita dalla rivalità più accesa, per motivi sportivi e per motivi politici. La nazionale indiana è stata in Pakistan l’ultima volta diciassette anni fa. Non giocavano un’amichevole da un decennio. Così i biglietti sul mercato nero hanno toccato le migliaia di dollari, secondo quanto riferito da Al Jazeera. Eppure, come ricorda il sito della tv, c’è stato un tempo [vi diranno i nostalgici– si legge]  in cui il cricket univa i due vicini anziché dividerli. Il termine diplomazia del cricket è stato utilizzato per la prima volta nel 1987, quando il presidente pakistano Mohammad Zia ul-Haq si recò a sorpresa in India, per assistere a testa match. La visita cadde in un momento di tensione sul Kashmir. Durante un momento di sosta dell’azione, Zia avrebbe sussurrato all’orecchio del primo ministro indiano Rajiv Gandhi che il Pakistan aveva una bomba nucleare. Così le manovre al confine sarebbero presto riprese. Il periodo di maggior successo nella diplomazia del cricket si è registrato fra il 2003 e il 2008, con due serie di test match in Pakistan e due in India.

La cordialità sul campo – spiega Al Jazeera – rifletteva le calde relazioni intrattenute tra il presidente pakistano Pervez Musharraf, nato nell’attuale India, e il primo ministro indiano Manmohan Singh, nato nell’attuale Pakistan. Le cose precipitarono nel novembre 2008, quando uomini armati legati a un gruppo pakistano uccisero più di 160 persone a Mumbai. Da allora le relazioni sono rimaste complicate, sia nel cricket sia in politica, con il Kashmir che rimane iun argomento scottante

Osman Samiuddin, autore di The Unquiet Ones – A History of Pakistan Cricket, dice che «quando le relazioni tra India e Pakistan sono buone, il cricket è il primo veicolo per esprimersi. Ma quando le cose vanno male, il cricket viene spesso utilizzato come strumento di potere per escludere». Samiuddin conosce bene il ruolo che il cricket può svolgere nelle relazioni fra i due paesi. «Non capita spesso che i leader di India e Pakistan si vedano per qualsiasi motivo e spesso scoprono che la lingua del cricket è la sola che entrambi capiscono». Ora siamo messi così. Nello scorso dicembre, il ministro degli Esteri indiano ha definito il Pakistan un «epicentro del terrorismo», il suo omologo ha risposto definendo il primo ministro nazionalista indù Narendra Modi il «macellaio del Gujarat», riferendosi al periodo trascorso come governatore dello stato durante le rivolte del 2002, quando furono uccise quasi 2.000 persone, per la maggior parte musulmane. Il cricket è usato anche come forma di sanzione diplomatica. Molti politici indiani sostengono che non si debba giocare contro il Pakistan finché sosterrà la rivolta armata in Kashmir. Ma una partita ai Mondiali non si poteva evitare. Ha vinto l’India di 7 wickets. 

 

Il precedente della Davis

Quattro anni fa Pakistan e India dovettero sfidarsi in Coppa Davis, uno spareggio per l’accesso alla Serie A di Coppa Davis 2020. La federazione internazionale trasferì l’evento da Islamabad al campo neutro di Nur-Sultan, in Kazakistan. I giocatori pakistani più forti boicottarono per protesta. I veterani Aisam-ul-Haq Qureshi e Aqeel Khan si ritirarono. Vennero convocati i ragazzini Huzaifa Abdul Rehman e Mohammad Shoaib, rispettivamente 447 e 1005 al mondo della classifica juniores, per vedersela contro una squadra indiana molto più esperta, con Leander Paes, 18 volte campione Slam in doppio. 

«Abbiamo schierato la squadra juniores per mandare un messaggio all’ITF e anche all’India – disse Qureshi, numero uno del Pakistan, finalista nel doppio degli US Open 2010 – Fondamentalmente, è una protesta per umiliare la decisione della ITF e per protestare davanti al resto del mondo per questa grande discriminazione nei nostri confronti»

Anche nel tennis non si sfidavano dal 2006. La federazione indiana aveva avanzato diverse per un cambio di sede, a causa della «atmosfera politica»

Eppure, nel 2010 esisteva il doppio della pace. L’indiano Bopanna e il pakistano Qureshi giocavano in coppia sul circuito. A settembre si spinsero in finale agli US Open di Flushing Meadows. 

«Ci conosciamo da quando avevamo 16 anni, per caso ci è capitato di vincere un piccolo torneo, da lì è scattato tutto», spiegava Bopanna. Erano i giorni in cui si teneva il matrimonio (musulmano) della stella indiana Sania Mirza con l’ex campione di cricket pakistano Shoaib Malik. Quel doppio era chiamato “IndoPak Express”. 

«Ci sono un sacco di pakistani e indiani sugli spalti a vederci, seduti insieme. È straordinario», i due dicevano di sentirsi come fratelli. Parlano due lingue simili: Bopanna l’hindi, Qureshi l’urdu. Sognavano di giocare un match nel posto più simbolico, al confine del Wagah, l’unico punto di attraversamento, via terra, tra India e Pakistan. 

Ora, girano sui social network le foto e i video dei giocatori pakistani di cricket accolti calorosamente dai tifosi indiani alle partite della Coppa del Mondo. 

 

Le Olimpiadi degli eSports

Questo accavallarsi di eventi ha contribuito a depotenziare l’annuncio di Thomas Bach: il CIO sta esaminando il progetto di un Olympic eSports Games. L’ipotesi di vederli nel programma di Los Angeles è stata a lungo verosimile. Sono invece entrati flag football, lacrosse, squash, cricket e baseball-softball. L’annuncio di Bach ha tutta l’aria di essere un perfetto Piano B. Tre miliardi di persone giocano agli eSport in tutto il mondo. Cinquecento milioni lo fanno con sport virtuali e la maggior parte di loro ha meno di 34 anni. È la riserva d’acqua per il futuro delle Olimpiadi. Le Olympic eSports Series hanno generato più di sei milioni di visualizzazioni per le dirette su tutti i canali. Il 75% del pubblico ha un’età compresa fra i 13 e i 34 anni. I clienti del futuro. Come se tutto questo ancora non bastasse, Bach ci ha tenuto a farci sapere che parte del suo discorso era stato generato dall’Intelligenza Artificiale. «Ogni sfida comporta opportunità e rischi. Parigi 2024 saranno gli ultimi Giochi dell’era pre-AI. Ogni spettatore potrà essere il regista della propria esperienza. Possiamo cambiare prima di essere cambiati. Se non lo facciamo, gli interessi tecnologici e commerciali arriveranno su di noi come uno tsunami. Lo sport deve andare dove sono le persone, sia nel mondo reale sia in quello digitale»

Slalom vi aveva avvertito. Questa roba si chiama Sportify

 

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