Comincia oggi la fase a eliminazione diretta del torneo con i primi due quarti di finale: Argentina-Serbia e Spagna-Polonia. Domani: USA-Francia e Australia-Repubblica Ceca. In Grecia gran delusione per l’eliminazione e processo alla loro stella Giannis Antetokounmpo, MVP della scorsa stagione in NBA. Ma i fuoriclasse a questo Mondiale dove sono?
Il periodico americano Sports Illustrated sta diffondendo in queste ore la lista dei 100 giocatori di basket più attesi per il 2020. Per adesso ci basterà sapere che dei migliori trenta annunciati per il 2019 soltanto tre erano presenti al Mondiale che si sta giocando in Cina dal 31 agosto. Il più forte dei tre è pure già andato a casa dopo i gironi. L’eliminazione della Grecia – che doveva battere almeno di 12 punti la Repubblica Ceca e si è fermata a uno scarto di 7 – toglie dalla scena Giannis Antetokounmpo, uno dei giocatori contemporanei più speciali. Il frontman del torneo ora sembra il serbo Jokic.
Perché è speciale Antetokounmpo | Primo: perché è l’ultima incarnazione del giocatore moderno. Con 2 metri e 11 palleggia e sta sotto canestro: può giocare in cinque posizioni. Secondo: perché ha una storia molto contemporanea. È nato in Grecia da immigrati clandestini nigeriani. “Dieci anni fa – raccontava Paolo Dimalio sul Fatto il 19 agosto scorso – vendeva chincaglierie sulle bancarelle ad Atene” e viveva col pensiero che la polizia potesse espellere tutta la famiglia dal paese. Oggi è il MVP della NBA e guadagna 24 milioni di dollari. La sua squadra, Milwaukee, gli ha comprato suo fratello Thanasis per convincerlo a non andar via, dal momento che invece i Lakers hanno messo sotto contratto l’altro fratello, Kostas, come arma di persuasione. Insomma: un fenomeno.
Processo a Giannis | Il fenomeno è però sotto accusa per l’eliminazione della Grecia. Wojciech Hruban, avversario della Repubblica ceca, ha detto: “La Grecia gioca meglio senza di lui, nonostante sia il migliore al mondo. I compagni con lui in campo si confondono”. Il ct Thanasis Skourtopoulos sosteneva che il principale problema fosse la timidezza dei compagni nel dirgli cosa fare in campo durante la partita. Poco non è. Kostas Sorotos ha scritto su Foros: “Gli appassionati di sport dovrebbero amare di più la nostra nazionale e non percepirla come una sofferenza. I ragazzi e gli allenatori della Nazionale hanno lavorato sotto una pressione incredibile sapendo che qualsiasi fallimento li avrebbe resi irrilevanti, incompetenti e molto peggio”.
Un panorama secondario | È vero che a questi Mondiali si sono presentati 53 giocatori NBA: ma molti campioni, poche stelle e nessuna icona, a causa delle tante rinunce. Gli USA hanno portato solo due All-Star: Kemba Walker e Khris Middleton. Solo Harrison Barnes ha un’esperienza alle Olimpiadi. Andreas Zagklis, l’avvocato greco alla guida della federazione internazionale (FIBA), parlando a ESPN ha respinto l’etichetta di Mondiali per squadre B. “Io direi che si tratta di squadre di emergenti. È quello che vogliamo”.
Ma è un Mondiale privo pure degli emergenti. Senza il miglior giocatore dell’Oceania (Ben Simmons, Australia), senza il miglior africano (Joel Embiid, Camerun) e senza il più puro fra i genietti d’Europa, Luka Doncic, 20 anni, trascinatore della Slovenia fino all’oro agli ultimi Europei. La Slovenia non c’è perché non s’è qualificata. La FIBA è stata criticata per il pasticcio delle date delle gare di ammissione, disertate dagli assi NBA e per giunta pure accavallate all’Eurolega. In sostanza la Slovenia è stata punita per la colpa di avere giocatori forti. A proposito di emergenti e della loro tutela. Verrebbe da dire: aspettiamo le Olimpiadi per vedere un grande torneo. Ma ai Giochi partecipano 12 squadre e non 32, la selezione sarà tremenda, e alla fine gli USA faranno calare le mani e i muscoli dei migliori. Non se ne esce. Pace.
|
Poveri noi
La domanda però è un’altra: in Italia Doncic e gli Antetokounmpo sarebbero diventati giocatori di basket? È tutto da dimostrare. A partire dalle scuole, la pallacanestro è da anni ormai una nobile decaduta che fatica a trovare spazio nelle palestre. L’esempio è nei numeri: nell’ultimo periodo si è praticamente dimezzato il numero di impianti polifunzionali che ospitano campi da basket. Il motivo è tipicamente italiano: mancanza di fondi. Sostituire la struttura di un canestro costa qualche migliaio di euro, sistemare un ritto per la rete del volley poche decine. Il preside che sa far di conto preferisce tirare una rete a metà campo piuttosto che spendere per un canestro. E via, alle ore di ginnastica si gioca a pallavolo.
Roberto De Ponti, Corriere della sera
“Basta con questa storia che i ragazzi alti vanno tutti da loro. L’altezza media nei due sport è la stessa, abbiamo fatto uno studio in proposito. Noi i risultati, a livello giovanile, li otteniamo eccome. Non è vero che non vinciamo. Siamo secondi o terzi in Europa, sicuramente dietro alla Spagna e talvolta davanti alla Francia, l’altra grande potenza a livello giovanile. Se poi questi ragazzi non trovano spazio in Serie A, non posso farci granché. Non lo posso imporre”.
Gianni Petrucci a Vincenzo Di Schiavi, Gazzetta
|
sarebbe bello sapere
[quanti ragazzi e ragazze delle brillanti nazionali giovanili sono già pronti per il salto: cosa fare per non perderli]
Il personaggio di oggi: Marc Gasol
Decidere è complicato. È lo spagnolo che contro l’Italia ha segnato un solo canestro ma nel momento in cui più contava segnarlo. Marc Gasol, 34 anni, nel luglio del 2018 ha trascorso alcuni giorni a bordo della Open Arms nel Mediterraneo per salvare vite. Alla vigilia dei Mondiali ha concesso una lunga intervista a XL, il settimanale del quotidiano spagnolo ABC.
“Andare o non andare ai Mondiali. Non è una decisione facile. Io stesso nel 2015 decisi di riposare dopo nove anni senza sosta. Ci sono momenti in cui vanno prese decisioni complicate per il bene della carriera”.
“Che le grandi istituzioni europee creino difficoltà nel momento di salvare vite mi rimane complicato da capire. Alla fine l’unica vera differenza fra noi europei e i migranti è data dal luogo in cui nasciamo. E su quello nessuno di noi ha un merito. Se abbiamo questa fortuna e possiamo aiutare una persona che ne è priva, una persona che chiede solo una vita migliore, ecco, io credo che abbiamo almeno il dovere di salvargli la vita”.
“Il basket è quello che faccio, non è quello che sono”.
Stamattina è intervistato da Cosimo Cito per Repubblica. “Le migrazioni sono un fenomeno quasi naturale, la gente fugge da Paesi in cui c’è la guerra, in cui si muore di fame, insegue un mondo migliore per i propri figli. Morire in mare in cerca del futuro è atroce. Magari sulla spiagga c’è chi fa il bagno e a poche centinaia di metri ci sono persone che rischiano la vita su un barcone”
Come racconterà il basket ai suoi figli?
“Come uno sport duro, malefico e magnifico. Uno sport in cui servono cuore, equilibrio, tecnica, disciplina. Un gioco di squadra in cui non vince il più bravo dei dieci in campo, ma il migliore affiatamento tra i compagni, la migliore strategia, il miglior “stare insieme” e fare team”.
Sogna un mondo come una squadra di basket, dunque.
“Sarebbe molto bello”.
oggi contro la Polonia alle 15
La squadra: l’Argentina
Dopo nove anni è tornata fra le prime otto, da tredici manca dalle prime quattro. Luis Scola c’era allora e c’è oggi che ha 39 anni compiuti. In una intervista al sito ufficiale della FIBA lo storico medico della nazionale, Grippo, ha raccontato che la generazione d’oro ai Giochi 2004 esplose grazie ad alcune correzioni nell’alimentazione e nel ciclo del sonno dei giocatori. Più proteine e verdure, meno carboidrati. A proposito di Scola, ultimo reduce di quel gruppo, il coach Hernandez dice: “Negli ultimi 20 anni il mondo dello sport è cambiato. Prima i giocatori si ritiravano a 28 anni, adesso nel tennis hai Nadal e Federer che battono i giovani perché sono più professionali. I parquet sono migliori, le scarpe sono migliori e i giocatori sanno quanto devono dormire. Controllano tutto”.
~ oggi contro la Serbia alle 13
Meno show e più difesa. La conversione degli USA
Per la prima volta dai Giochi del 2004 gli USA non hanno il miglior attacco in un torneo di basket. Se anzi si dovesse andare avanti con queste medie, potrebbero perfino restare fuori dalle prime 5 squadre con più punti segnati (sono 87.4 a partita) cosa che non succede dai Mondiali 1986, anno in cui le stelle NBA non andavano in nazionale.
Tim Reynolds su Washington Post ha fatto notare che in questi Mondiali “ci sono state 12 occasioni con una squadra sopra i 100 punti, 34 con una squadra capace di tirare dal 50% in su e 42 casi di percentuali superiori al 40% nel tiro da tre. Nessuno di questi traguardi appartiene agli USA”.
Le strane cifre | Gli USA stanno attaccando con una percentuale di realizzazione del 44.3%. La quindicesima del torneo. Peggio pure dell’Italia. Nel tiro da tre sono ancora più dietro: diciottesimi con il 32.7%. Sono gli effetti di una squadra che non ha portato in Cina i suoi fuoriclasse mediatici. Coach Popovich ha lavorato sin dal primo momento sulla difesa. “Ho detto ai giocatori che altrimenti avrebbero perso i loro contratti”. Il Washington Post conclude: “Ovviamente Popovich non ha alcun potere per mettere a rischio i 171 milioni 296mila e 102 dollari che il roster USA guadagnerà in NBA nella prossima stagione. Ma gli americani stanno giocando come se davvero potesse”. ~ Domani contro la Francia alle 13