Il ragazzo del poster è Cade Cunningham, perché nelle prime due partite ha dato ai Pistons la cosa più importante in una serie playoff. Il controllo. Ha sempre superato quota 23 punti, ha distribuito 17 assist nelle prime due gare contro Cleveland e in gara-2 ha messo due triple nel quarto periodo, proprio quando i Cavaliers avevano completato la rimonta e provavano a girare la partita. Detroit è avanti 2-0 anche perché Cunningham sta decidendo senza forzare tutto: segna, legge i raddoppi, tiene il ritmo e lavora anche dietro.
Cleveland torna in casa con una pressione enorme. Ha perso le prime due a Detroit, 111-101 e 107-97, e il 2-0 racconta una superiorità reale dei Pistons, anche se i Cavaliers sono stati più vicini alle partite di quanto dicano i punteggi finali. In entrambe le gare hanno cominciato male, hanno concesso troppo nei primi quarti e hanno iniziato a giocare con urgenza solo quando erano già sotto in doppia cifra. In gara-1 hanno incassato 37 punti nel primo periodo; in gara-2 sono finiti sotto di 14 già nel primo quarto e all’intervallo erano a -11.
La reazione c’è stata, soprattutto nella parte finale del terzo quarto di gara-2. Cleveland ha cancellato lo svantaggio ed è anche passata avanti all’inizio dell’ultimo periodo. Poi si è fermata nel momento peggiore: 0/11 da tre negli ultimi dodici minuti. È il dato che pesa di più, perché Detroit difende forte l’area, protegge il ferro e concede volume dall’arco. Se i Cavaliers non segnano quei tiri, la serie diventa molto più complicata. Il tema tecnico è semplice: Cleveland deve punire gli aiuti, aprire il campo e non vivere solo di attacchi difficili contro una difesa già schierata.
Servono anche partite diverse dai nomi principali. James Harden in gara-2 ha chiuso con 10 punti e 3/13 dal campo: troppo poco per una squadra che ha bisogno di stabilità. Donovan Mitchell ne ha segnati 31, ma con 22 tiri, quindi con un’efficienza non ideale. Evan Mobley deve incidere fisicamente: un solo rimbalzo in 36 minuti è un dato pesantissimo in una partita playoff, soprattutto contro una squadra che costruisce molta della propria sicurezza sulla presenza dentro l’area. Sam Merrill è in dubbio, altro dettaglio da verificare per una squadra che ha bisogno di tiro.

Detroit, invece, arriva a Cleveland nel punto più alto della sua stagione. Una settimana fa sembrava quasi fuori dai playoff: sotto 3-1 contro Orlando, poi sotto di 24 in trasferta in gara-6. Ha ribaltato quella partita, ha dominato gara-7 e ora ha vinto cinque partite playoff consecutive, cosa che ai Pistons non riusciva dal 2008. Le prime due gare contro i Cavaliers sono state mature: vantaggi costruiti presto, gestione dei momenti difficili, lucidità quando Cleveland ha provato a rientrare.
Accanto a Cunningham, il giocatore più continuo è stato Tobias Harris. Nelle ultime cinque vittorie playoff di Detroit ha segnato 23, 22, 30, 20 e 21 punti: una serie di prestazioni che ha dato ai Pistons un secondo riferimento affidabile, senza dover chiedere sempre tutto alla creazione di Cunningham. Duncan Robinson ha colpito nei momenti giusti, soprattutto con le due triple che in gara-2 hanno frenato la rimonta dei Cavaliers. Daniss Jenkins ha portato ancora minuti utili, mentre Jalen Duren ha margine per crescere: nei playoff sta producendo meno rispetto alla regular season, e un suo salto renderebbe Detroit ancora più solida.
La serie è sul 2-0 per i Pistons, mentre in regular season gli scontri diretti erano finiti 2-2. Kevin Huerter resta in bilico per Detroit. La storia dice che chi va avanti 2-0 passa il turno nel 92% dei casi, ma i Pistons sanno meglio di chiunque altro che una serie può cambiare anche quando sembra chiusa. Per Cleveland gara-3 è quasi obbligata: deve partire meglio, segnare le triple aperte e trovare più fisicità da Mobley. Per Detroit, invece, il piano è continuare a mettere la partita nelle mani di Cunningham, il giocatore che finora ha dato più ordine a tutto il quarto di finale.