Il primo uomo sotto le due ore nella maratona sono due

Ci siamo domandati per anni se un uomo sarebbe stato mai capace di correre una maratona sotto le due ore. Era una domanda ingenua fino a stamattina. Non solo è successo, ma sotto le due ore sono andati in due, a Londra. L’equivalente di Neil Armstrong – un piccolo passo per l’uomo eccetera eccetera –  si chiama Sabastian Sawe, kenyano, arrivato al traguardo in 1 ora 59 minuti e 30. Alle sue spalle Yomif Kejelcha, in 1:59.41 al suo debutto sui 42 km dopo una carriera di grandi crono nella mezza. Ha retto fino agli ultimi 800 metri. 

Sean Ingle sul Guardian aveva raccontato il piano alla vigilia: una mezza in 60’30”, le nuove Adidas Pro Evo 3 da 96 grammi, il vento buono negli ultimi chilometri, quelli in cui la maratona di solito presenta il conto.

Sawe è l’emblema del corridore kenyano esploso tardi rispetto alla media, ma con una forza devastante. A differenza di molti che iniziano a vincere a 18-19 anni, Sawe è rimasto nell’ombra fino ai 25-26, ecco perché lo chiamano Silent Assassin, uno che non fa rumore, non cerca i riflettori, ma quando arriva sul traguardo ha già “giustiziato” gli avversari.

Proviene dalle Kalenjin Highlands, precisamente dalla zona di Eldoret, nella Rift Valley. È il cuore pulsante dell’atletica mondiale, una terra dove correre è un tratto culturale e un mezzo di riscatto sociale. Appartiene all’etnia Kalenjin, nota per una fisiologia quasi perfetta per l’endurance. Crescendo in altitudine, a circa 2.100 metri, Sawe ha sviluppato fin da piccolo una capacità polmonare naturale che oggi è la sua forza.

La sua scuola è il 2Running Club, con una cultura del lavoro quasi monastica: sveglia all’alba, chilometri infiniti su strade sterrate e una disciplina ferrea. Sawe è considerato un pugile della strada, capace di mantenere una calma assoluta anche quando il ritmo diventa insostenibile per chiunque altro.

Della sua famiglia si sa molto poco, poiché è molto riservato, un tratto tipico di molti atleti della sua regione che mantengono una vita rurale e semplice anche dopo aver guadagnato milioni con le corse internazionali. È descritto come un uomo di pochissime parole, profondamente religioso e totalmente dedito alla routine del campo d’allenamento di Kapsabet.

La sua formazione è stata da specialista della mezza maratona. Ha vinto il titolo mondiale a Riga nel 2023 partendo da perfetto sconosciuto per il grande pubblico. Questa transizione rapida alla distanza lunga è ciò che spaventava i suoi avversari. Ha la velocità di un mezzofondista e la resistenza di un veterano. Da oggi è l’uomo che ha abbattuto un muro.  Anzi, sono due.

 


LEGGI LA NEWSLETTER DI OGGI

Il triello di Liegi: vediamo se c’è un nuovo sceriffo nel ciclismo di Lo Slalom

Dove si legge della prima sfida-monumento del diciannovenne Paul Seixas a Tadej Pogacar e Remco Evenepoel, vincitori delle ultime cinque edizioni della corsa

Leggi su Substack


ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.