Curry, pensaci tu: la missione di Golden State al Play-In

Sul poster della partita c’è la faccia di Stephen Curry, perché ci sono serate in cui basta il suo nome a cambiare il peso specifico, e questa è una di quelle. Non solo per quello che Curry rappresenta, ma per come ha tenuto in piedi Golden State nella prima partita di play-in: contro i Clippers ha superato un avvio complicato, è uscito per un piccolo problema fisico, è rientrato, e quando la partita sembrava scappare via ha rimesso i Warriors dentro la serata con le sue triple e con la sua presenza. È da qui che si parte per leggere questa sfida: da un giocatore che continua a dare ai Warriors un vantaggio di esperienza e di credibilità nei momenti che contano.

Golden State ha battuto i Clippers 126-121 in trasferta nella prima gara di play-in, mostrando ancora una volta quella durezza competitiva che spesso emerge quando la stagione è alla stretta finale. I Warriors erano stati abbastanza ridimensionati alla vigilia, anche per il momento recente e per gli infortuni di diversi giocatori importanti, ma una squadra con Curry e Draymond Green resta difficile da mandare a casa prima del tempo.

Contro i Clippers erano partiti malissimo, sotto 12-2 nei primi minuti, poi erano rientrati, avevano perso di nuovo terreno e si erano ritrovati anche a -13 tra la fine del terzo quarto e l’inizio del quarto periodo. Lì è uscita tutta la loro abitudine a restare vivi nelle partite sporche: Kristaps Porzingis ha acceso la rimonta con due triple e un assist per Curry, poi si sono aggiunti Al Horford, con due triple pesantissime, e Green, che nell’ultimo minuto ha prodotto due difese decisive e due recuperi. Accanto ai veterani hanno inciso anche Gui Santos, con 20 punti, 6 rimbalzi e 5 assist, e Brandin Podziemski, con 17 punti e 7 rimbalzi. Golden State ha tirato bene, ha retto il confronto a rimbalzo e negli assist, e nel finale ha fatto valere soprattutto il proprio mestiere.

The Athletic ha scritto: “L’esperienza dei campioni può essere sopravvalutata nello sport, ma vedere i Warriors segnare 43 punti contro i Clippers nel quarto quarto ti ricorda cosa significa. No, questi Warriors non faranno una cavalcata da favola per unirsi alle contendenti a Ovest. Non sappiamo nemmeno se riusciranno a battere Phoenix nella lotta per l’ottavo posto. (E sì, siamo già emozionati all’idea di un altro episodio tra Draymond e Dillon Brooks). Tuttavia, ogni tanto, possono mangiarsi un distacco nel quarto quarto e mettere fine alla stagione di qualcun altro”.

Per battere Phoenix la strada è abbastanza chiara anche qui: segnare da tre con continuità, perché il tiro da fuori resta la base del suo attacco. In più, è probabile che anche a Phoenix si senta una presenza non piccola di tifosi Warriors, come già era successo nella partita contro i Clippers.

Dall’altra parte c’è Phoenix che ha sprecato un’occasione grossa. Nel primo play-in ha perso in casa contro Portland 114-110, buttando via una partita che sembrava avere in mano dopo aver costruito anche un vantaggio in doppia cifra nell’ultimo quarto. La stagione dei Suns, fino a quel momento, era stata molto buona, e doveva essere la notte giusta per metterle il fiocco con l’ingresso ai playoff. Invece tutto si è complicato. Contro Portland la partita era cominciata bene, soprattutto grazie a Devin Booker, Dillon Brooks e Jalen Green, molto efficaci dal palleggio e dal tiro dalla media distanza. Ma il limite vero è stato il tiro da tre: Phoenix ha segnato solo 9 triple e ha tentato 22 tiri da tre in meno rispetto agli avversari.

Dopo un secondo quarto meno solido aveva lasciato l’inerzia a Portland, poi aveva reagito con un parziale di 16-0 per salire sul 93-87, arrivando anche a +11 con sette minuti ancora da giocare. Sembrava abbastanza, soprattutto con Jalen Green a 35 punti e 5 rimbalzi, ma Portland è rientrata e ha rimesso la testa avanti a due minuti dalla fine. Nell’ultimo minuto Booker ha sbagliato un tiro da due, Green una tripla, e sull’altro lato Deni Avdija è stato imprendibile in penetrazione.

La lettura tecnica della partita è piuttosto netta. Phoenix vive molto del tiro da tre: è quinta in NBA sia per tentativi sia per triple segnate, ed è quarta per quota di punti costruiti da oltre l’arco. Per questo, contro Golden State, non può permettersi una serata da appena 25 tentativi complessivi come contro Portland, né di fermarsi a sole nove triple. Dovrà difendere molto meglio il perimetro e al tempo stesso aumentare il proprio volume da fuori. È qui che si decide buona parte del confronto.

Le due squadre si sono già affrontate quattro volte e i Warriors sono avanti 3-1. L’ultima sfida, a inizio febbraio, è finita 101-97 per Golden State in trasferta. Sul piano delle assenze, Grayson Allen è in dubbio per Phoenix, mentre Golden State sarà senza Jimmy Butler, Moses Moody e L.J. Cryer; anche Quinten Post resta in dubbio.

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