Il Tour femminile alla scoperta del Ventoux

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Il Tour femminile scopre il Ventoux

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Segno di emancipazione, gonfiato dall’enorme popolarità raggiunta dalla sua quarta edizione sotto ASO e da un picco di otto milioni di spettatori nell’ultimo giorno, il Tour de France Femmes taglia il cordone ombelicale con il fratello maschio. Cinque giorni separeranno l’arrivo degli uomini a Parigi dal Grand Départ femminile, fissato a Losanna il 1° agosto. Fino a oggi, salvo che per l’eccezione olimpica del 2024, le due corse avevano sempre condiviso almeno una giornata, così che la corsa più giovane potesse prendersi un giorno di luce riflessa.

«Pensiamo che la gente ci sarà comunque», dice invece adesso con fiducia Marion Rousse, la direttrice del Tour femminile. È pronta a «scrivere la propria storia», il mantra che accompagna l’avventura dal 2022. E la storia, stavolta, sarà più dura che mai: 1.175 chilometri, 18.795 metri di dislivello, nove giorni di corsa e una cronometro. «È un percorso malizioso», spiega Rousse. «In ogni tappa ci sarà una difficoltà vicino al traguardo, quindi nessuna potrà dire “oggi resto tranquilla, ci sarà una volata”. Non ci sarà un solo giorno in cui si potrà staccare con la testa. Penso che sarà il Tour più duro di sempre».

La prima giornata porterà il gruppo in cima alla côte Saint-François, 2,5 chilometri al 4,6%, nel giorno della festa nazionale svizzera. Il pubblico di casa spingerà Marlen Reusser, la cronowoman più forte del mondo, che avrà poi il terreno ideale nella quarta tappa: 21 km a cronometro tra i vigneti di Gevrey-Chambertin e Dijon. «Supponiamo che guadagnerà parecchio tempo sulle scalatrici, e questo ci permette di mantenere suspense», dice Rousse.

Ma dietro Reusser si nasconde un’incognita: Pauline Ferrand-Prévôt, la vincitrice uscente. «Non ha fatto molte crono nella sua carriera, quindi è  un punto interrogativo per tutti, forse anche per lei», osserva la campionessa di Francia Marie Le Net. Nel gruppo, molte dovranno riscoprire l’esercizio individuale. «Dovrò portarmi dietro la bici da cronometro dappertutto, e ho un rapporto d’amore-odio con lei», ride amaro Kasia Niewiadoma, ex maglia gialla e terza nell’ultima edizione. Alla fine, saranno le montagne a ristabilire gli equilibri. Dopo la Planche des Belles Filles, il Tourmalet, l’Alpe d’Huez e la Madeleine, la corsa scoprirà stavolta il Mont Ventoux. «Ne ho un ricordo d’infanzia bellissimo, continuo a dire a mio padre che dobbiamo tornarci», racconta Marion Bunel. «Adesso non sarà con lui, ma con il Tour.»

«È un percorso vario, c’è qualcosa per tutte», si entusiasma Maéva Squiban, doppia vincitrice di tappa nell’estate scorsa e a suo agio pure nel weekend finale intorno a Nizza. Ma sopra tutte aleggia il duello tra Reusser e Ferrand-Prévôt — la potenza contro la leggerezza, la scienza contro l’istinto — mentre Demi Vollering, ancora in cerca di riscatto, aspetta il suo turno per riconquistare il trono perduto. 

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