I problemi del Liverpool costati 450 milioni di sterline
Adesso per Arne Slot il terreno è del tutto nuovo. Fa i conti con tre sconfitte consecutive — mai conosciute nella sua carriera — e con un Liverpool che sembra aver smarrito il filo del gioco. James Pearce scrive su The Athletic che dopo il gol di Estevao di sabato a Stamford Bridge, la pausa internazionale arriva al momento giusto. La sosta diventa un momento di respiro necessario per una squadra senza slancio e senza certezze, sospesa tra errori e rimpianti.
Per The Athletic il punto è chiaro: nella sua rivoluzione estiva da 450 milioni di sterline, il Liverpool ha perso ciò che rendeva la squadra di Klopp un meccanismo perfetto. Potrebbe sembrare il trionfo dell’aposteriorismo. In realtà in Inghilterra già in etsate scrivevano che le sterline spese non danno certezze [se ne parlava qui].
Pearce definisce che questo Liverpool “dispendioso e poroso”, difesa fragile, attacco confuso, metà squadra ancora in fase di ambientamento. Il Chelsea dimezzato sembrava un bel boccone da ingoiare, e invece Slot ha visto la squadra inciampare. Isak e Wirtz, due investimenti titanici per spezzare i blocchi bassi e per dominare il possesso palla, devono ancora trovare la sintonia giusta.
E poi ci sono gli antichi protagonisti che convincono meno: Salah è un’ombra del giocatore dello scorso autunno; Konate, Mac Allister e Gakpo sono in ritardo di forma. Slot sta cercando soluzioni audaci che a a volte paiono disperate: come Gravenberch centrocampista difensivo e Szoboszlai terzino destro. The Athletic scrive che ““durante il mese di apertura, i risultati hanno contribuito a mascherare le prestazioni scadenti, ma la coperta del conforto è stata strappata via e le vulnerabilità sono state messe a nudo”.
Il ritorno dei problemi è stato rapido e inesorabile: per quattro volte in 11 partite il Liverpool ha subito due gol.
Il lutto per Diogo Jota è l’elemento che non si riesce a misurare. Emotività, memoria, gestione del dolore. Virgil van Dijk ha fatto un riferimento esplicito quando ha detto che non tutti i problemi riguardano il campo. Il Liverpool di Slot è dunque in una fase di transizione e Pearce dice che “un certo grado di dolore a breve termine era da mettere in conto dopo la ricostruzione estiva”. Al rientro c’è il Manchester United.
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Per ventinove e Trent
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Il più grande dei problemi si chiama Alexander-Arnold. Sembra vecchia canzone di Riccardo Cocciante. Uniti no, divisi no. Quando Alexander-Arnold scavava solchi sulla fascia laterale di Anfield, due volte su tre era il terzino che non difendeva e non faceva la diagonale come si deve. Ma oggi – diamine – oggi è del tutto evidente quanto manchi al Liverpool. Ne ha scritto lo storico del calcio Jonathan Wilson sul Guardian scrivendo che “la partenza di Alexander-Arnold non è semplicemente un vuoto fisico: è una perdita di intelligenza tattica e di creatività, un’assenza che si sente in ogni fase del gioco”.
Jannacci commenterebbe: se me lo dicevi prima. L’impatto si vede sulla manovra offensiva dei Reds, dove Alexander-Arnold non era solo un terzino che viene avanti, era un regista laterale: le sue aperture, i suoi cross e i passaggi filtranti creavano opportunità che oggi sembrano evaporate. Wilson sottolinea come Arne Slot, pur tentando di adattare il modulo tattico con un 4-2-3-1, abbia dovuto fare i conti con un evidente squilibrio: “Slot ne sta cercando di nuovi, ma la squadra appare più fragile e meno fluida, incapace di coprire le falle lasciate da un giocatore che orchestrava l’azione con una precisione unica”.
Non è solo una questione di assenze. Mohamed Salah, normalmente devastante sulla destra, soffre senza il supporto costante di Alexander-Arnold, la coesione tra centrocampo e difesa è compromessa dalla forma così così di Florian Wirtz e Alexis Mac Allister. Wilson osserva che “la squadra sembra cercare un’identità perduta, un equilibrio che spesso sfugge quando le relazioni in campo non sono consolidate e la pressione aumenta”. La lentezza nel trovare l’intesa tra vecchi e nuovi giocatori mette in evidenza la complessità della ricostruzione estiva: Isak, Wirtz e gli altri non bastano a compensare ciò che Alexander-Arnold rappresentava tatticamente.
Il pezzo di Wilson offre anche uno sguardo sui limiti delle soluzioni immediate e mette in luce il peso psicologico e morale che la perdita di un leader tecnico come TA-A può avere su una squadra. La difesa è diventata più vulnerabile, le giocate offensive meno incisive, e la fiducia di chi resta è messa continuamente alla prova. “Ogni passaggio sbagliato, ogni cross mancato, diventa un promemoria del vuoto lasciato da Trent, e questo incide sul morale e sulle prestazioni collettive. Sostituire un talento di questa portata richiede tempo, pazienza e un ridisegno tattico che va oltre la sostituzione fisica”.