Il ventilatore di Karalis e l’amicizia fra gli astisti

OGGETTI DI SCENA

Il ventilatore di Karalis

 

Duplantis Karalis ventilatore

Quel coso. Quel coso nell’afa di Tokyo deve essere stata davvero una benedizione del cielo. Mondo ha tenuto il suo ventilatore portatile per tutta la serata dietro le spalle. Se non fosse stato inquadrato ogni tanto, poteva sembrare che fosse un soffio di vento a muovergli i capelli. Invece l’aria era immobile. Il resto era artificio, ma mentre si preparava all’ultimo salto, l’ultimo tentativo ai 6 metri e 30 – sarà stata la tensione, sarà stato il nervosismo – il ventilatore aveva smesso di farsi sentire dietro al collo e sulle spalle come prima.

Cosa esistono a fare gli amici, se non li vedi nel momento del bisogno? Nel momento del bisogno, oplà, di fianco a Duplantis si è manifestato Emmanouīl Karalīs, questo ragazzo nato ad Atene da padre greco e madre di origini ugandesi capace di battere con l’asta tutto il mondo tranne Mondo. Oggi è il suo più grande rivale. È quello che vincerebbe se un giorno Duplantis avesse un giorno nero alla Bubka. Ma non è abbastanza per smettere di sorridergli.

I due vanno a cena assieme e quasi mai sono due. Sono tre con Sam Kendrick, sono quattro con Renaud Lavillenie, sono cinque con Kurtis Masrchall. Qualche sera fa – così raccontava Stefano Tilli in telecronaca – erano tutti allo stesso tavolo a mangiare kebab. Così funziona questo branco, il posto dove nello sport meglio che altrove la rivalità viene vissuta come un cammino comune. Il veleno prendetelo voi. 

Oltre a essere l’Atteso, Armand, per tutti Mondo, è l’Amico. Gli astisti – ha spiegato una volta Giorgio Cimbrico su Domani – sono una confraternita che può ricordare quella degli antichi aviatori: ha accolto il ragazzo con occhi dal taglio etrusco, con simpatia, senza che mai scorressero rivoli di invidia.

Alessandra Giardini ha raccontato che tradizionalmente è il salto con l’asta la specialità dei fratelli d’elezione. Sarà che da lassù si vede il mondo con le giuste proporzioni, e anche i problemi appaiono infinitamente più piccoli. Alle Olimpiadi di Berlino, nel 1936, i giapponesi Shuhei Nishida e Sueo Oe chiusero la gara dell’asta al secondo posto, ma non vollero spareggiare. La giuria fu inflessibile: uno doveva prendere l’argento e l’altro il bronzo, e alla fine fu deciso che Nishida avrebbe avuto la medaglia più preziosa. Ma loro erano amici, e non ragionavano così: tornati in Giappone, decisero di tagliare a metà le loro medaglie, e di fonderle in un ibrido: per tutta la vita avrebbero avuto un mezzo bronzo e un mezzo argento a ricordare quella amicizia. Nella buona e nella cattiva sorte, finché morte non ci separi

Se poi c’è pure un soffio d’aria fresca, meglio ancora. 

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