Guida al campionato spagnolo che comincia

Diciannove degli ultimi ventuno campionati sono finiti dentro la stanza dei trofei del Real Madrid o nelle stanze del museo del Barcellona al Camp Nou, dove per entrare si paga di più che agli Scavi di Pompei o per vedere il Cristo Velato a Cappella Sansevero.
Le due eccezioni sono quelle dell’Atlético Madrid 2014 e 2021. Una squadra diversa fra le prime-tre è stata una rarità: il Villarreal [2005 e 2008], il Valencia [2006, 2010, 2011, 2012], il Siviglia [2007, 2009] e il Girona 2024 in coda a undici anni di podi sempre uguali.
Le solite tre sono tornate le prime-tre un anno fa, in Spagna non sanno come uscirne, neppure adesso che Javier Tebas si è messo a fare il cane da guardia dei conti e dei bilanci.
Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta sintetizza: “Il Barcellona inguaiato (economicamente), il Real Madrid rinnovato, l’Atletico Madrid rivoluzionato. Le prime tre dell’ultima Liga si contenderanno anche quella che parte oggi con una prima giornata spalmata su cinque giorni”.
La Liga che nasce stasera, scrive Ramon Besa su El Pais, comincia “con un sacco di clamore dovuto al calendario, pochi soldi per via del fair play finanziario e un calciatore diciottenne che aspira a vincere il Pallone d’Oro in competizione con Dembélé”.
Un po’ per scelta e un po’ per non morire, la Spagna cavalca l’esplosione “dell’irriverente Lamine Yamal alla guida di una squadra sovversiva come il Barça, capace di spodestare, senza un soldo, un Madrid re di Spagna e d’Europa desideroso di pubblicizzare il suo successo da uno stadio fragoroso come il Bernabéu”.
Senza un soldo – in effetti – ma pure con una serie di acrobatiche operazioni finanziarie per riuscire a restare dentro le norme. Il Barcellona ha sopperito con le idee, “trasformando la Liga di Mbappé – scrive Besa stamattina – nella LIga di Flick. Ora la domanda è se il successo sia stato temporaneo o se il Barça è pronto a governare e a fare tendenza con una squadra costruita pensando al futuro grazie al know-how della scuola La Masia, alla fiamma di un giocatore unico come Lamine e al ritorno, prima o poi, in uno stadio rinnovato come il Camp Nou col nome Spotify”.
La presentazione di Ruby Arès su As non si iscrive al tono in bemolle di Besa. Del resto un tasto nero su un piano può anche essere considerato un tono sopra, non un tono sotto: basta leggerlo come un diesis.
È una Liga in diesis allora quella su As, “una competizione spagnola dove giocando sei dei dieci calciatori più preziosi al mondo: Lamine, Bellingham, Mbappé, Vinicius, Pedri e Valverde. Più altre stelle dal valore incalcolabile, come Aspas, Cazorla e Isco” si legge.
Il copione è sgamato. Chi ne sa avverte che il Real ha aggiunto l’assenza di Modric a quella di Kroos, la squadra dovrà capire cosa gli chiederà Xabi Alonso dopo tanti anni di Ancelotti, ma dentro questo gruppo sbrilluccica l’arrivo dell’ultimo crac d’Argentina, quel Mastantuono che Alfredo Relano su As definisce uno con “il fascino di un mancino e la solidità competitiva di un argentino. Rari sono quelli che non si adattano, come accade anche ai giocatori balcanici. Punta a una posizione che Rodrygo, calciatore eccellente ma frenato dalla sua natura malinconica, non è mai riuscito a difendere con fermezza. In contrasto con l’audacia di Vinicius che si lancia contro tutto e tutti, Rodrygo si comporta come se fosse sempre angosciato da vincoli personali, quelli che hanno permesso ad Asensio, Brahim, Güler e persino Gonzalo di contendergli il posto”.
Anche il Real si è dato alla interpretazione creativa delle norme. Mastantuono è stato tesserato con il numero 30 come giocatore del Castilla, la squadra B, sebbene faccia parte a tutti degli effetti della rosa. Così c’è spazio pure per un altro acquisto. C’è altro lavoro per Tebas.