L’ultimo paese al mondo che non aveva il calcio

L’ultimo Paese al mondo senza una nazionale di calcio giocherà la sua prima partita domani negli Stati Uniti, con l’obiettivo di ottenere presto il riconoscimento della FIFA. Su un campo di football americano in una piccola città dell’America centro-meridionale, Springdale, Arkansas, capitale mondiale del pollo, si decide il destino dell’ultimo Paese indipendente che non ha mai avuto una maglia e un pallone da prendere a calcio.
Quando saranno le tre del mattino in Europa, mentre poco più su in Alaska staranno discutendo d’altro, le Isole Marshall affronteranno la squadra numero #207 del ranking FIFA, le Isole Vergini americane e la loro stella J. C. Mack. La chiamano Outrigger Challenge Cup, ed è stato organizzato proprio dalle Isole Marshall per sostenere la campagna di iscrizione alla FIFA.
Stamattina L’Equipe dedica una pagina alla rivoluzione delle Isole Marshall, ricordando che l’arcipelago della Micronesia fu sottoposto a una serie di test nucleari americani a partire dal 1946. Le conseguenze sulla salute della popolazione spinsero a una grande emigrazione.
Oggi il riscaldamento globale e l’innalzamento del livello del Pacifico minacciano l’arcipelago [una trentina di atolli e cinque isole]. Le Marshall sono passate da 71.000 abitanti nel 2014 a 39.000 nel 2023. A Springdale vivono in 20.000, sono un quarto della popolazione della città. Dopo che un certo John Moody, originario delle isole, trovò lavoro lì negli anni ’80 presso l’impianto di lavorazione del pollo Tyson, furono in tanti a segurlo, ma proprio in tanti. Oggi è il luogo al mondo con il maggior numero di marshallesi al di fuori dell’arcipelago.
Ecco perché è stato naturale venire qui per giocare la prima partita di football. L’idea di creare una nazionale è nata nel 2018, come spiega Shem Livai, presidente della giovane federazione. «Mio figlio era in seconda elementare, amava il calcio. Ho cercato ovunque, non c’era niente. Così ho deciso di creare una federazione. Ci è voluto fino a gennaio 2020 per ufficializzare tutto. Poi c’è stato il Covid, ma non è successo fino alla vigilia di Natale del 2021, quando ho avuto il mio primo contatto con Lloyd».
Dall’altra parte del mondo, Lloyd Owers, assistente allenatore di sesta divisione inglese, pubblicava un blog sul calcio e nel marzo 2021 aveva scritto su X: «Mia moglie e io stiamo cercando un’avventura per noi e nostro figlio. Se conoscete un’opportunità per allenare in qualsiasi parte del mondo, contattatemi».
Un grande direttore di un grande quotidiano diceva tempo fa che quando le esigenze del giornale incontrano le esigenze di un giornalista, ecco, quella è la felicità.
Lloyd e le Marshall hanno trovato la felicità. Owers ora fa il direttore tecnico. Ha accettato la sfida di mettere insieme una squadra composta da giocatori dell’arcipelago, altri residenti negli Stati Uniti con una doppia cittadinanza, marshallesi d’adozione. Ne ha raccattati ventidue e ha implorato la generosità di Australia, Stati Uniti, Regno Unito per tutto il resto che mancava.
La federazione non ha dipendenti, sono tutti volontari. L’altra persona che viene retribuita è Matt Webb, direttore commerciale. È un rimborso spese, non un vero stipendio. L’avventura è finanziata dalla vendita delle maglie agli espatriati nei cinquanta stati americani e in quaranta paesi di tutto il mondo.
Owers ha anche lanciato un appello su Facebook, invitando i cittadini giocatori a inviare un video con le loro migliori giocate. La diaspora si è messa in moto. Tony Theomae, il vice allenatore, dice che l’obiettivo è offrire ai giovani un’alternativa agli sport americani come il basket. Sull’isola non è possibile organizzare un campionato, non ancora. Ci vive un solo giocatore tesserato e chi vuol provare il calcio lo fa sui campi di pallacanestro.
Su Transfermarkt è censito il solo Matt Perrella, portiere, 34 anni, con un passato in qualche quarta categoria americana. Il difensore Josiah Blanton, 23 anni, ha esperienze analoghe. Il difensore Gladius Edejer, 17 anni, viene presentato come un giocatore molto fisico – tanto che si divide tra calcio e football americano. Dopo l’esordio con le Isole Vergini, arriverà una seconda partita contro le Isole Turks e Caicos, classificate al posto 206esimo posto al mondo.
In campo olimpico, le Isole Marshall sono state ammesse come 203° comitato nazionale durante la 118ª sessione del CIO a Torino il 9 febbraio 2006. Il loro caso fu sollevato nel 1993 da Paul Wallwork , ex membro CIO per Samoa, ma inizialmente la risposta originale fu negativa. Si pensava che cittadini in possesso anche di passaporto statunitense fossero come una seconda squadra USA alle Olimpiadi, ignorando che in una situazione simile si trovavano anche Guam , Porto Rico , Isole Vergini Britanniche , Antille Olandesi e Samoa Americane, eppure avevano l’adesione al CIO.
Le Isole Marshall hanno gareggiato per la prima volta solo nel 2008 a Pechino con cinque atleti. Non hanno mai vinto una medaglia e non hanno mai partecipato alle Olimpiadi invernali. La loro prestazione migliore risale al 2016, quando la sollevatrice di pesi Mattie Sasser si è classificata undicesima su 16 concorrenti nei pesi leggeri.