La critica di Fritz al Masters 1000 canadese
Taylor Fritz non si sta divertendo. Non è questione di cattivi risultati. Anzi. Ha vinto 13 delle ultime 15 partite che ha giocato. A Toronto è fra i tennisti qualificati per gli ottavi di finale. È la testa di serie numero 2 con buone chance di arrivare in finale, senza avere tra i piedi uno Jannik Sinner, un Carlos Alcaraz né un Novak Djokovic. È che il gioco non gli pare un gioco, ma un grande enigma. «Quando sono arrivato – ha detto – facevo fatica a mandare la palla in campo. Ho commesso errori enormi senza capirne il motivo, la palla mi arrivava a tre metri di distanza e non mi rendevo conto di sbagliare».
Né i campi di Toronto né le palle in uso gli paiono all’altezza di un grande torneo. E lo dice: «È stato molto difficile giocare bene in questi giorni. Ho la sensazione che stiamo assistendo a un tennis molto brutto, con partite piene di errori gratuiti e di doppi falli. Qui ci sono le palle più difficili da controllare di tutto l’anno. Le palle Wilson escono dalla racchetta e acquistano velocità quando rimbalzano, il contrario di quanto accade con il resto delle palle con cui giochiamo durante la stagione. C’è una tendenza delle palle a vederle rallentare, diventare morbide, mentre qui accade il contrario. Inoltre il campo è molto veloce, persino più veloce di quello di Washington. Se qualcuno prende l’iniziativa e colpisce un buon colpo d’attacco, diventa difficile rispondere».
Fritz è tornato pure su un tema che da qualche tempo accompagna le discussioni fra i tennisti: la superfetazione dei Masters 1000, estesi a due settimane di durata. «Ci sono dei pro e dei contro. Quello che apprezzo di più è avere un giorno di riposo in più tra le partite. Allo stesso tempo, aggiunge settimane di competizione. Non dovremmo aggiungere altri tornei, ma aumentare le settimane disponibili per la preparazione a inizio stagione».