Al Tour non ti puoi distrarre un momento | Tappa-1: la volata di Philipsen a Lille

        

Al Tour de France non ti puoi distrarre un momento

In effetti chi ci aveva pensato. Mark Cavendish è quel signore che ha vinto 35 tappe al Tour, una in più di Eddy Merckx. Ha smesso con il ciclismo quando è finita la stagione scorsa, un metro dopo il traguardo del Criterium di Singapore. Ultima corsa, ultima volata, ultimo successo, fiori, champagne, arrivederci arrivederci. 

Ieri pomeriggio si aggirava nei paraggi del traguardo di Lille e allora gli inviati della RAI lo hanno afferrato e lo hanno portato al microfono, dove Mark ha esibito il suo meraviglioso italiano da romantica donna inglese di Enrico Montesano. Cavendish – per esempio – dice Tour di Francia. Ma la cosa più bella di tutte è stata sentirgli dire – in effetti chi ci aveva pensato – che lui non ha mai visto uno sprint del Tour di Francia. Ci stava dentro, li viveva. Mark Cavendish non voleva solo partecipare alle volate, voleva avere il potere di farle fallire. Quelle degli altri. 

Lo spettacolo è venuto a metà. A Lille non c’è stata una di quelle belle volatone da prima settimana al Tour di Francia. È scappata una cosa scartiloffia perché la Visma e Vingegaard si sono messi in testa di sfruttare il vento laterale per sfarfallare il gruppo. Questa roba al Tour la chiamano ventaglio. Passa il maestrale e la pancia del gruppo si sfascia, c’è chi scappa e chi viene respinto dall’aria. 

Si sono giocati il primo posto in trentatré e non ci crederete ma fra i trentatré c’era pure Trentin [quinto]. Ha vinto Jasper Philipsen, spacciato per tutta la vigilia e per tutto il giorno come un improbabile terzo-incomodo fra Merlier e Milan, non pervenuti, tutt’e due prigionieri del ventaglio, come van Aert, come Evenepoel e come Roglic. 

Van der Poel invece era davanti, figuriamoci. Ha tirato parte della volata a Philipsen e quello ha vinto la decima tappa della sua carriera. Tra i corridori in attività solo Pogacar ne ha di più [17], ma chissà perché nei pronostici stava dietro a Merlier e Milan. La Alpecin non metteva una maglia da leader da quella rosa di Van der Poel al Giro del 2022. Il Belgio non aveva una maglia gialla dal Wout Van Aert dello stesso anno. 

Oh: se la prima tappa finisce in questo modo e viene definita un primo sorso del Tour de France, non si può sbagliare: il primo sorso l’ha scritto l’immaginifico Alexandre Roos, aggiungendo di aver vissuto la sensazione di lasciare il porto di origine per un lungo viaggio, con la carnagione ancora fresca, i capelli che svolazzano dal finestrino dell’auto, i bauli ancora pieni di biancheria pulita e i sogni intatti, per riscoprire colori e profumi familiari che avevamo un po’ dimenticato ma che abbiamo riconosciuto subito.

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Tra le magliette svolazzanti al vento e i villaggi in festa con le case di mattoni rossi, Roos ha trovato strana la scena di Vingegaard che sprinta per andare a recuperare un punto nella classifica degli scalatori in cima al Mont Noir, una manovra che rimane nebulosa, speriamo causata da un semplice impulso naturale, un dettaglio che non tradisce mancanza di ambizione

I grandi sconfitti di giornata sono i Soudal, la squadra sia di Merlier sia di Evenepoel, disattenti nel momento del ventaglio. Hanno sprecato l’occasione di prendere la maglia gialla, a dimostrazione ulteriore che la squadra belga – dice Roos – sta perdendo la sua identità senza sapere cosa le riserva il futuro

Gli Alpecin avevano cinque uomini al posto giusto e si sono alleati con la Visma per fare il fracasso. Philipsen ha vinto a quel modo che Roos definisce da killer, quei corridori che si scuotono la mattina delle grandi occasioni, quando in palio c’è una maglia gialla, per esempio. Rouleur ha scritto che la Alpecin è una scuola di ciclismo, ricordando quella volta in cui Albert Einstein disse che l’ordine è necessario agli ignoranti, mentre ci vuole un genio per dominare il caos. Ieri a Lille per esempio. 


 

   

Mattéo Vercher

Prima che la corsa si desse al caos, l’ordine delle cose non è che poi fosse così razionale. In fuga sul primo GPM della tappa c’erano un pistard e un tipo che ha cominciato con il ciclocross. Una ventina di secondi di vantaggio suppergiù. 

Il pistard era Benjamin Thomas, un signor pistard: cinque titoli mondiali, due nell’omnium, due nell’americana e uno nella corsa a punti, nove titoli europei, il bronzo olimpico nell’americana a Tokyo, l’oro nell’omnium a Parigi. Si era messo in testa un’eresia, vestire la maglia a pois, evidentemente. 

Sulla linea del primo strappo al Mont Cassell ha sprintato come se avesse avuto dei tasselli di legno sotto la ruota, aggiungendo anche il colpo di reni. Solo che sotto le ruote aveva il pavé, la bici si è messa di traverso e con la ruota davanti si è infilata dentro i pedali del povero scortico con lui, Mattéo Vercher – il tipo del ciclocross. 

Risultato: mezzo metro dopo il primo GPM sono andati a terra e sono stati raggiunti. Il povero Vercher è arrivato al traguardo con 6 minuti e mezzo di ritardo. Però al pistard gliel’ha detto. Sono francesi tutt’e due. Si sono capiti bene. Ha sollevato un braccio e gliel’ha detto. Parbleu. 

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Un giorno per i due Van 

C’è un altro Alpecin che la corsa aspetta oggi sul traguardo di Boulogne-sur-Mer. Lui. L’Alpecin degli Alpecin. Mathieu. 

Un tempo il Nord della Francia era il cuore pulsante dell’industria nazionale. L’estrazione del carbone era la sua principale fonte di esportazione durante il XIX secolo, come testimonia l’ex miniera di Delloye, appena fuori Lauwin-Planque, città di partenza della tappa, oggi trasformata in museo. 

Le miniere chiusero nella seconda metà del XX secolo, ci ricorda Rouleur, causando un periodo di declino che l’area sta ancora attraversando. Da Lauwin-Planque i corridori si dirigeranno verso Boulogne-sur-Mer, altra località che ha sofferto di un declino della sua industria principale. Storicamente è stata una meta turistica, nota per le spiagge e le scogliere. Charles Dickens ne era rimasto affascinato. Poi un giorno ti fanno il ponte sotto la Manica e tutta l’attenzione si sposta su Calais. Così finiscono le egemonie e i regni. 

La pesca a Boulogne-sur-Mer continua a essere un’attività centrale. Rimane il più grande porto del paese per i pescherecci. La tappa è la più lunga dell’intero Tour con i suoi 209 km, il terreno è ondulato, avremo 2.550 metri di dislivello nonostante l’assenza di salite di categoria superiore alla terza. Sono tutte concentrate nel finale per un arrivo che in passato si sarebbe detto adatto a Peter Sagan. In effetti l’ultima volta che il Tour si è fermato qui, vinse proprio lui, tredici anni fa. Forse fu quella volta che impennò con la ruota davanti, bisognerebbe controllare, ma qui si vola sui tasti di prima mattina – non si fa mai in tempo neppure a rileggere [così ci scappano ripetizioni e refusi]. 

Rouleur dice che la seconda tappa promette fuochi d’artificio e logicamente Wout van Aert è l’alternativa al favorito olandese. Anche Beniamino Girmay potrebbe sopravvivere al finale sconnesso e farsi largo quando la corsa diventerà aggressiva. Outsider: Tim Wellens e Jhonatan Narváez.

 

 KM 17,7  Plouvain

Il borgo d’origine della famiglia dell’ex presidente François Hollande. Suo nonno e il suo bisnonno sono nati qui. 

 KM 25,57  Saint-Laurent-Blangy

Saint-Laurent-Blangy è stata segnata dalle due guerre mondiali e ospita quattro cimiteri militari britannici e uno tedesco, dove sono sepolti più di 30.000 soldati. È il luogo di nascita di Gilbert Scodeller, che partecipò a tre Tour de France e vinse la Parigi-Tours nel 1954.

 KM 29  Arras 

È il posto dove nel 1999 Gianni Mura scrisse di aver cercato giornali italiani, anche vecchi, alla Maison de la Presse. Nel 2004: Il dolce tipico di Cambrai si chiama bétise, cioè sciocchezza. La vera sciocchezza però è questa cronosquadre da Cambrai ad Arras, 64,5 km sotto un tempo da lupi. È lo storico capoluogo del Pas-de-Calais. Per la prima volta sulla mappa del Tour nel 1991, quando Thierry Marie si inventò una fuga di 234 km e con un vantaggio di 1:54 sul gruppo tolse la maglia gialla a Greg LeMond. La seconda tappa in solitaria più lunga della storia dopo i 253 km di Albert Bourlon tra Carcassonne e Luchon nel 1947. 

 KM 38,7 Mont-Saint-Eloi

Una stele nel villaggio rende omaggio a François Faber, vincitore del Tour de France del 1909, morto nel 1915 come arruolato nella legione straniera. 

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