La sfida con Oklahoma mentre chiude lo show su TNT
E dunque l’ottava finale diversa negli ultimi otto anni, la settima inedita negli ultimi sette, ci darà con certezza una squadra campione che l’anello non l’ha vinto mai: o gli Oklahoma Thunder già battuti in finale nel 2012 da Miami oppure gli Indiana Pacers, sconfitti nel 2000 dai Lakers. Tempo d’attesa per riprovarci: 13 e 25 anni. La gioia nella nuova NBA si posa e fugge altrove, così che possa riguardare tutta l’America. Non per romanticismo ma perché il denaro non è stupido e il denaro si posa più volentieri dove non si sa come una storia va a finire.
I notai dicono che i Thunder hanno un titolo nella loro storia, vinto nel 1979 quando la franchigia era i Seattle Supersonics. Sentimentalmente non è la stessa verità. I Pacers hanno vinto Gara-6 in casa e hanno smantellato l’ambizione dei Knicks di tornare a giocare per il titolo dopo mezzo secolo. Parima partita: giovedì. Pascal Siakam è stato votato MVP delle finali di Conference dopo essere stato eletto giocatore più sottovalutato della Lega dai suoi colleghi. Ha guidato Indiana con 31 punti e cinque rimbalzi, mentre Haliburton ha chiuso con una doppia-doppia da 21 punti e 13 assist, 11 dei quali nel quarto-quarto.
La grande sorpresa di Gara-6 è stato Thomas Bryant, centro di riserva raramente utilizzato nella serie. Ha segnato i suoi primi 3 punti da play-off nei minuti a sua disposizione per i falli chiamati a Myles Turner e un infortunio all’anca di Tony Bradley. Bryant è quel tipo che con la mano alzata chiedeva di ricevere il passaggio in area mentre LeBron James si preparava a segnare il tiro in sospensione che un paio di anni fa lo ha reso il miglior marcatore di tutti i tempi della NBA. Bryant ha tirato con una percentuale del 32% da tre punti durante tutta la stagione regolare, ma segnare proprio quello – esattamente quello – dopo aver giocato così poco, in una partita combattuta e decisiva, ha contribuito a far pendere la partita dalla parte di Indiana.
COSA SUCCEDE IN TV
Si sono chiuse così le finali di conference e si è chiusa così la storia di Inside the NBA, lo storico programma della rete TNT. Ultima puntata: finito. Grazie all’ultimo accordo sui diritti televisivi continuerà su ESPN nella prossima stagione, ma non sarà la stessa cosa, stanno dicendo in America. Per 35 anni su TNT è stato “un pilastro del basket” scrive The Athletic, “affidandosi alla fluidità del conduttore Ernie Johnson dal 1990 per gestire le osservazioni – e le personalità – degli analisti Kenny Smith [entrato nel 1998], Charles Barkley [2000] e Shaquille O’Neal [2011]. Il programma ha vinto 21 Emmy per lo sport nel corso degli anni, nel 2020 è diventato il primo programma tv a entrare nella Hall of Fame del basket.
Dopo alcune trattative contrattuali, con l’uscita di TNT dal nuovo accordo sui diritti mediatici NBA della durata di 11 anni e del valore di 76 miliardi di dollari, ESPN ha chiuso un accordo per rilevare la licenza del marchio e trasmettere lo show sulle reti di proprietà Disney, ma “parte del suo fascino – spiega The Athletic – consisteva nel non sapere cosa aspettarsi, a seconda della partita, del segmento o del momento della conversazione. Come nella maggior parte dei programmi sportivi, ci sono discussioni, ma nessun cast di talenti riesce a mantenere alta l’energia di due zii affiatati che vogliono solo discutere di basket e fare qualche battuta. La formula ha funzionato, vero?”.
I due zii affiatati sono stati Barkley e Shaquille. “A volte potrebbero aver pronunciato pronunciare male il nome di qualcuno oppure hanno ostentato con orgoglio il loro scarso interesse nel guardare squadre poco attraenti. Se vi piacciono i contenuti basati sull’analisi dei dati, Inside the NBA probabilmente non faceva per voi. Ma lo show ha funzionato e la sua conclusione su TNT chiude un capitolo importante nella narrazione della pallacanestro. Nessun programma in studio ha avuto un impatto maggiore su uno sport. La copertura delle partite NBA di TNT è stata eccellente nei suoi oltre trent’anni di attività. Ha fatto sì che il giovedì sera sembrasse un evento di grande portata. Gli spettatori NBA – ha scritto Richard Deitsch – sopravviveranno. Viviamo in un mondo dove Netflix trasmette le partite della NFL a Natale, ma grazie per i ricordi, TNT”