L’uomo dentro la foto che non fa la foto

 

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L’uomo dentro la foto che non fa la foto

 

 

Ancora. Di nuovo questa foto. Era nella rubrica Clic su Slalom quasi un mese fa, il 10 febbraio.

È la foto del tiro del record di LeBron James, il passo indietro, la palla che si stacca dalla mano, il primato di punti nella storia della NBA sottratto a Kareem Abdul Jabbar. Non era il tiro, non era LeBron che bisognava guardare quella mattina, ma il ragazzo con la maglia dei Lakers a destra, quello con la mano alzata, Thomas Bryant, l’ottimista, il tipo che mentre sta passando la Storia chiede l’assist e ha preso posizione sotto canestro. 

Ecco, stamattina non è nemmeno su di lui che bisogna posare lo sguardo, ma su quel cerchio giallo che è stato aggiunto allo scatto. Quello là, quello là, quello dietro le gambe del difensore in maglia bianca. La foto gira da qualche giorno sull’account Instagram di Romanzo Calcistico. 

L’uomo cerchiato di giallo dentro la foto è l’unico che non fa la foto. L’unico che non si fa prendere dalla tentazione di prendere il cellulare in mano e scattare. Come diceva quella vecchia campagna di Maurizio Costanzo per nobili fini: preferisco vivere. 

Fare una foto o provare un’emozione? Gia Nardini, docente di marketing al Daniels College of Business di Denver, ha scritto che “ci sono genitori che non ricordano bene la recita scolastica dei loro figli”, perché volevano ricordarla per sempre filmandola. 

Vivere o conservare? La rivista americana Psychology & Marketing ha pubblicato uno studio secondo cui scattare fotografie durante un’esperienza molto piacevole ne affievolisce l’effetto. Ci dà l’impressione che tornati a casa potremo rivivere l’esperienza, così la rimandiamo. 

Beyoncé e Adele hanno risolto. Gli spettatori dei loro concerti negli USA devono riporre i cellulari in una custodia, si sblocca solo ai tornelli all’uscita. 

Lo scrittore Riccardo Maggiolo ha visto la foto del tiro di LeBron e ha detto su Esse Magazine: “Su questa foto si potrebbe scrivere un trattato di sociologia. Un momento storico, ma praticamente tutti – tranne uno – invece di viverlo preferiscono immortalarlo. Quindi invece di parteciparvi, lo cristallizzano, realizzando migliaia di video, tutti copie sbiadite l’uno dell’altro, di un istante che non avranno vissuto, per poter dire “io c’ero”, quando non c’erano veramente. Riusciremo mai a tornare a vivere davvero il momento? A smettere di sacrificare così spesso il “qui” per onorare sempre “l’altrove”? A essere così spesso spettatori della nostra vita?”.

L’uomo dentro la foto che non sta scattando la foto è Phil Knight, presidente emerito di Nike dopo esserne stato l’amministratore delegato e il presidente per più di 50 anni. Nel film Air è interpretato da Ben Affleck. A fine partita ha raggiunto LeBron, lo ha abbracciato e gli ha detto: I wouldn’t have missed it, non me lo sarei mai perso. Sai com’è. 

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