Le biciclette e Domenico Modugno
Quando Claudio Villa e Domenico Modugno erano rivali, Fausto Coppi e Gino Bartali stavano facendo pace. Il toscano stava per diventare direttore sportivo e considerava di dare una maglia al suo ex grande rivale. Non fecero in tempo. Arrivò la malaria.
Nella primavera del ‘59 Modugno aveva appena vinto due Sanremo. No, non sul Poggio. Primo: perché il Poggio non faceva ancora parte della corsa. Secondo: perché le sue due Sanremo di fila Modugno le vinse al Casinò. Con Nel blu dipinto di blu nel ‘58 e con Piove nel ‘59, che strano, due canzoni che invece conosciamo con un altro titolo, Volare e Ciao ciao bambina. Claudio Villa finì in ospedale e lì convocò i giornalisti per esporre una tesi sostenuta da molti. I pochi spettatori presenti in sala non potevano essere considerati un campione attendibile per determinare il vincitore di Sanremo. La Stampa scrisse che “ben maggiori garanzie si avevano quando intervenivano le votazioni delle diciotto giurie dislocate in altrettante sedi della Rai. Allora si aveva la probabilità, di sondare il gusto del 60 per cento degli italiani”.
«C’è un’altra cosa che mi addolora — disse Claudio Villa — perché organizzare contro di me la claque ostile? Chi fa codeste cose è gente senza cuore, non immagina l’ansia e la tensione di un artista quando si avvicina al microfono su un palcoscenico. Modugno è un geniale artista, ma qui ha combattuto nelle condizioni di un cavallo che, tra un certo numero di ottimi purosangue, parte con due chilometri di vantaggio. lo e gli altri ci siamo trovati a competere nella situazione di ciclisti che, su bicicletta normale, debbano correre con antagonisti aiutati da un motorino».
Una volta lo dissero anche di Fabian Cancellara, tanto andava più forte degli altri. Claudio Villa era avvelenato. «Ammiro Modugno per la genialità di compositore, non per i mezzi vocali. L’altro giorno Mimmo disse di voler fare dei gargarismi per schiarirsi la voce. Io commentai: i gargarismi non ti servono a nulla».
Nella sua biografia Mister Volare, Giancarlo Governi raccontò di quando alla fine di un’estate, i discorsi degli amici di San Pietro Vernotico giravano “attorno alle gesta delle quali Mimmo è stato protagonista assoluto nella sua Polignano, dove ogni anno, con la bella stagione, ritorna per lunghi periodi. Mimmo che ha fatto serenate sulla spiaggia, Mimmo che si è tuffato dal Grottone e ha nuotato fino al largo piantando in asso tutti i concorrenti come se fosse Coppi in bicicletta, Mimmo che ha spezzato cuori, Mimmo che non ha perso una battuta e si e pure ficcato in un pasticcio con una signora di Lecce”.
Le bici tornarono nei paraggi di Modugno durante il festival del ‘62, quando il Corriere della sera scrisse che “Addio, addio, la canzone di Modugno, è piaciuta a molti ma non sembra destinata a stravincere: manca di uno scatto, di un’idea melodica capace di fissarsi immediatamente nell’animo di chi ascolta. Le masse che esigono emozioni elementari hanno accolto con larga simpatia Tango italiano di Milva. Ha il vantaggio di essere orecchiabile. Già da alcuni giorni il suo motivo è ripetuto dai fattorini in bicicletta, dai ragazzi del fornaio, dal facchino della stazione”.
Quando il Giro passerà da Polignano a Mare, penseremo a tutto questo.