Gli atleti e lo sportswashing: “Moralmente inaccettabile”

Essere un tennista o Ronaldo e fregarsene dei diritti umani

Per quasi sei anni, Agnès Callamard è stata relatrice speciale alle Nazioni Unite. La segretaria generale di Amnesty International racconta la sua esperienza nel libro Une enquêtrice à l’ONU, in uscita in Francia il 9 aprile, dove parla di sportswashing e di quei paesi che attraverso lo sport cercano di nascondere le proprie mancanze in materia di diritti umani.

Ne ha parlato in una intervista con L’Équipe Magazine dove dice che se gli atleti non si impegnano in questo senso, lo sport perderà la sua anima.

LE SUE PAROLE

«Lo sport è diventato il soft power per eccellenza, un soft power che permette anche di arricchirsi. Stiamo parlando di eventi sportivi di massa che generano enormi quantità di denaro, un elemento che non era presente ai Giochi del 1936 o ai Mondiali di calcio del 1978. Nel XX secolo, lo sfruttamento degli eventi sportivi era per scopi politici. Nel XXI secolo, lo sportswashing è ancora una questione politica, ma anche finanziaria. Lo sport è diventato un mezzo di arricchimento colossale. Il Qatar ha speso 220 miliardi di dollari per ospitare la Coppa del Mondo di calcio. Ci sono Stati che cercano di riscattare la loro immagine a livello mondiale organizzando un campionato di calcio, un Gran Premio di Formula 1, un torneo di tennis come il Six Kings Slam in Arabia Saudita nell’ottobre 2024. Migliorano l’immagine del paese e nascondono il resto. L’Arabia ha avuto i Mondiali di calcio del 2034, il Ruanda sponsorizza PSG, Arsenal, Bayern e ospiterà i Mondiali di ciclismo e punta alla F1. Sono paesi con profili molto problematici, ma non dobbiamo dimenticare che nello sportswashing sono coinvolti pure altri attori internazionali come la FIFA o gli sponsor come l’industria petrolifera e naturalmente il pubblico».

Callamard dice che bisogna dare più potere ai tifosi e agli spettatori senza farli sentire in colpa.

«A livello europeo – continua – collaboriamo con il collettivo Football Supporters Europe, prezioso alleato su questioni come il Qatar e la FIFA. In Germania, i gruppi organizzati protestano contro determinate questioni politiche; in Inghilterra non succede, almeno non sulla questione dei diritti umani. Per quanto riguarda gli atleti, la questione è diversa. Lo sport, e in particolare il calcio, è la forza culturale più influente al mondo. Lionel Messi e Cristiano Ronaldo sono tra le persone più seguite sui social media. Se loro o altri promuovono regimi che violano quotidianamente i diritti umani, noi rimaniamo scioccati. Hanno una cassa di risonanza unica. Perché non la usano? Moralmente è inaccettabile. Se Ronaldo o le grandi star del tennis vanno a giocare in Arabia Saudita, dovrebbero cogliere l’occasione per mostrare le foto delle persone imprigionate o parlarne. Quando i tennisti non fanno altro che giocare e intascare un assegno, si rifiutano di vedere la realtà del Paese in cui si trovano e voltano le spalle ai valori dello sport. Se volessero mettersi in contatto con le persone vittime del regime, potremmo aiutarli a farlo».  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.