Gli adulti e i teenager visti da Julio Velasco

Gli adulti e i teenager visti da Julio Velasco

Dalla monumentale intervista di ieri a Valentina Desalvo su Repubblica

 ➣  Nel discorso di fine anno il presidente Mattarella ha chiesto di ascoltare il disagio dei giovani, tema a lei caro. Sono molto cambiati? 

«No, assolutamente. Ma è cambiato il mondo, è cambiata la velocità di cambiamento del mondo». 

 ➣  Colpa del web? Colpa dei social? 

«Faccio parte della generazione di rottura, quella degli anni Sessanta, quando contestavamo il sistema. Anche allora gli adulti criticavano tante cose che, secondo loro, ci avrebbero reso peggiori. Ora non so se il web aumenta la stupidità, ma so che aumenta la possibilità di accedere a certe cose, di imparare a farle, di esprimerti se vuoi cantare o suonare. Trovo ingeneroso dire che i giovani hanno poca voglia di fare: il problema è che fanno troppe cose, il corso di inglese, l’allenamento sportivo, lo studio, e hanno poco tempo davvero libero, per la noia e l’ozio creativo. Ma soprattutto penso che ad essere cambiati siano i genitori». 

 ➣  Perché? 

«Non so, forse per il senso di colpa di non poter stare tanto a casa. Oggi i genitori hanno paura della frustrazione dei figli, pensano che i traumi danneggino la loro anima per sempre. La storia dimostra che non è così: altrimenti dopo la guerra, con una generazione cresciuta tra bombe e miseria, cosa sarebbe dovuto succedere?». 

 ➣  I genitori vogliono evitare che i figli soffrano. 

«E per questo intervengono troppo. Parlano con l’allenatore, parlano con l’insegnante. Per aiutarli, ovviamente, ma non capiscono che ciò che ti rende forte è un buon sistema immunitario. Per costruirlo, però, devi anche ammalarti e superare il virus. E lo devi superare tu, da solo. C’è un paradigma sottinteso: se non intervieni non ti prendi abbastanza cura. Ma non è così: mia madre quando ci diceva che dovevamo arrangiarci lo usava come metodo. Perché quando la mano del genitore ti molla come fai? Poi c’è un altro punto». 

 ➣  Quale? 

«A volte i genitori usano i figli come specchio narcisistico. Per avere conferme su di loro. I figli ti devono piacere perché sono tuoi, non perché sono i migliori. Non c’è un ranking: tuo figlio non vale solo se arriva in alto, altrimenti è un fallito. Quando un genitore dice “mio figlio è bravo ma non lo capiscono”, sta tranquillizzando se stesso. “Non è colpa sua” vuol dire “non è colpa mia”».

 ➣  Magari in questo lo sport ha qualche responsabilità.

«Se viene trasformato in una lente per guardare alla vita, non fa bene. La vita non è un campionato. Se la musica o l’arte diventano una classifica, come nei talent, può anche essere divertente, ma applicando lo schema in modo rigido diventa un po’ mostruoso. Van Gogh sarebbe retrocesso e solo da morto avrebbe vinto la Champions». 

 ➣  Da genitore come si è comportato?

«Una volta mia figlia mi ha detto: so che non vuoi sentire queste cose, ma quel professore ce l’ha con me. Io le ho risposto: ti credo, ma si tratta proprio di questo. Tu devi riuscire a essere promossa da chi ce l’ha con te, devi imparare a gestirlo. Lei voleva solo essere capita e infatti l’ha risolta. Spesso quando allenavo le giovanili incontravo i padri e le madri perché va anche detto che non c’è una università per genitori. Si riflette poco su che tipo di genitori siamo. Più che parlare del disagio dei figli, parlerei del disagio dei genitori».

 ➣  Che non si affronta?

«Più che altro sembra non esserci spazio per questo. L’opinione pubblica vive in modo frenetico, c’è sempre un fatto che va commentato, un’altra urgenza che merita attenzione. Non c’è un luogo o un tempo di riflessione sull’aiuto che serve. I giovani nella maggior parte dei casi sanno risolvere le cose, hanno meno paura di cambiare perché non hanno molto da perdere, c’è chi attraversa momenti difficili, ma spesso questi momenti fanno parte dei problemi comuni a tanti ragazzi. Non tutto è patologico. Poi se qualcuno ti bullizza il figlio, l’istinto sarebbe menarlo, ma non è la soluzione».

[TUTTA L’INTERVISTA QUI]

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