Questo Fonseca bisogna tenerlo d’occhio

Le aspettative sul Next Gen che paragonano a Sinner

[Tanto si sa che Jannik bisogna infilarlo ovunque]

 

  E dunque il Brasile adesso spera, adesso spera davvero che Joao Fonseca viaggi con un mese di ritardo sulla traiettoria di Jannik Sinner. È diventato il secondo più giovane di sempre a vincere la NextGen, 18 anni e 3 mesi contro i 18 anni e 2 mesi dell’alto-atesino. Se mette i piedi nei solchi di quelle orme, ce lo troviamo a Melbourne con una Coppa in mano nel  gennaio del 2029. Il Brasile non ha un giocatore da Slam dai tempi di Gustavo Kuerten, il rovescio più lavorato del sud, così lavorato che a un certo punto gli mandò in disequilibrio la schiena, le anche, tutto il corpo. Fonseca, nel dubbio, lo gioca a due mani. 

Non solo era il più giovane tra i qualificati. Era pure quello con la classifica più bassa. Significa che ha giocato ciascuna delle cinque partite da sfavorito, contro un avversario in teoria più forte. Ha iniziato battendo il numero 20 del mondo [il francese Arthur Fils], l’avversario dalla classifica più alta mai sconfitto. Emanuele Atturo su Ultimo Uomo lo descrive così: Joao Fonseca ha i ricci e le guanciotte da putto, per certi versi dimostra ancora meno dei suoi 18 anni. Sembra un bebè ingrandito col raggio laser, e trasformato in un tennista che colpisce il rovescio forte e il dritto ancora più forte. Nel suo stile di gioco, a una prima occhiata, non sembra esserci niente di particolare

Invece qualcosa di particolare c’è. La velocità. Quella dei piedi, quella della pallina, quella del braccio. Il tennis è uno sport di tempi e spazi, e certi giocatori, i migliori di oggi, sembrano strangolarli. Sul campo da tennis non sembra circolare più ossigeno, e per gli avversari scendere a compromessi con questa realtà accelerata non è facile. La differenza di livello si nota su questo: avere a che fare con la velocità. Questa sensazione, una specie di disallineamento del ritmo delle cose, un qualche mutamento nella fisica, ce la offrono tre giocatori oggi sul campo da tennis: Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Joao Fonseca

Fonseca in Brasile viene chiamato il piccolo Sinner. Usa la palla corta con naturalezza – dice Atturo – e con ottima scelta della situazione. A rete mostra un braccio piuttosto morbido e insomma: l’infrastruttura tecnica di Fonseca è di qualità strepitosa. Escluso il servizio

IL CORPO, I COLPI, LA FORMAZIONE

In effetti serve già a 225 km orari, ma è ancora un cucciolo, ‘sto Fonseca. Quando viaggia, sente nostalgia di casa. Così garantisce Matthew Futterman su The Athletic scrivendo che avere fiducia in Fonseca è una scommessa facile. Se c’è ancora bisogno di qualche dettaglio: è stato messo sotto contratto da un produttore di articoli sportivi svizzero, si chiama On, ed è un’azienda nella quale possiede una quota significativa un signore che si chiama Roger Femenen, Feremen, Fedenen, una cosa del genere. On ha ingaggiato Fonseca quando aveva 16 anni, benché sia con i suoi 185 cm – scrive The Athletic – nella zona Riccioli d’oro, né troppo alto né troppo basso. Gli altri due sotto contratto per On sono Iga Swiatek e Ben Shelton. Due anni fa il prezzo delle azioni di On era di 17,36 dollari, ora è di circa 55. Dice Futterman: Il paragone ovvio è con il numero 1 Sinner, dato il servizio potente di Fonseca, la potenza da fondocampo e il comportamento timido fuori. Fonseca ronza come un volano, pronto a far uscire l’avversario dal suo asse quando si piega in un dritto, o in un rovescio a due mani lungolinea. Sa anche cambiare marcia

Mamma Roberta ha risposto via mail a qualche domanda della rivista e ha detto di non aver mai visto suo figlio innervosirsi prima di una partita. Ricorda di quando perdeva all’età di otto o nove anni perché continuava a tirare al volo palle che stavano per uscire dal campo. Era arrabbiato ma poi la supplicava per essere iscritto a un nuovo torneo. 

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Per decenni – spiega The Athletic – i giocatori del paese e del resto del Sud America hanno dovuto formarsi quasi esclusivamente sulla terra rossa. È una sfida molto più grande per loro rispetto ai giocatori di altri centri in terra rossa come la Spagna, a causa della distanza da percorrere per trovare superfici di gioco diverse e avversari. Non c’è da stupirsi che i giovani tendano a gravitare verso il calcio, più accessibile. Per giocare a tennis in Brasile, devi per lo più essere membro di un club privato”. Fonseca è figlio di una famiglia benestante, benestante e sportiva. La madre ha giocato a pallavolo, papà è stato un tennista junior. Hanno corso mezze maratone e gareggiato nella mountain bike. 

Anche Joao ha praticato molto altro prima di dedicarsi al tennis. A sei anni segnava tutti i gol nei tornei di calcio per la sua accademia, e rientrava pure in difesa. Sapeva nuotare tutti e quattro gli stili fin da piccolo, il suo club di nuoto lo fece passare alla squadra agonisti. Ha ottenuto la cintura viola nel judo a 10 anni. Gli manca solo di voler ripetere dieci volte uno sport per un caffè, e poi davvero è uguale a Sinner. The Athletic dice che eccelleva pure nello skateboard, nel surf e nello sci

Lo sci?!?! Ma allora non c’è scampo. Fonseca deve solo fare attenzione ai massaggiatori, ma il più è fatto. 

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