Emmanuel Durand, avvocato specializzato in diritto sportivo presso lo studio DWF, ritiene che sia ancora troppo presto per dire se la decisione di ieri della Corte di giustizia UE avrà lo stesso impatto della sentenza Bosman del 1995. Ne ha parlato con L’Équipe definendo la sentenza sul caso di Lassana Diarra tutt’altro che sorprendente da un punto di vista strettamente legale. La CGUE ha applicato i criteri che abitualmente utilizza rispetto al diritto alla concorrenza e sui principi della libera circolazione. Ciò che può apparire più sorprendente, sostiene, è la relativa assenza di considerazioni sulle potenziali conseguenze della posizione assunta su una parte così importante dell’economia calcistica. Le regole sui trasferimenti dovranno essere modificate e la FIFA non sarà più autorizzata ad accordarsi poteri così rilevanti come quelli che aveva. Ma l’avvocato Durand è in disaccordo con gli avvocati di Lassana Diarra, convinti nella loro esultanza che il sistema attuale sia esploso.
In realtà solo ora inizia quella che L’Équipe chiama “un’intensa attività di lobbying per sedersi attorno a un tavolo con tutte le parti interessate e sviluppare un contratto collettivo su scala europea, o globale, più ampia possibile”.
Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta considera che “nel 1995 la vittoria di Bosman rovinò la vita del calciatore belga e cambiò per sempre il mercato del calcio, oggi il futuro è tutto da scrivere”.
Matteo Pinci su Repubblica ha scritto: “Una cosa è certa: a forza di rinviare le riforme, l’ordinamento della Fifa lo stanno riformando le sentenze. il verdetto apre anche una questione sullo status di lavoratore del calciatore e sulle norme scritte per una sola categoria. la decisione porterà conseguenze. La prima: costringerà la Fifa a riscrivere le sue norme sui trasferimenti internazionali, anche se l’organo che controlla il calcio globale proverà ad appellarsi. La seconda riguarda le società, convincendole a intervenire per prevenire i rischi di fuga. Come? Inserendo nei contratti con i calciatori delle clausole rescissorie”.
Alessandro F. Giudice sul Corriere dello sport-stadio, analizza: “Perché – dice in sostanza la Corte – qualsiasi lavoratore desideroso di cambiare posto può farlo, presentando una semplice lettera di dimissioni e rispettando i termini di preavviso, mentre nel caso di un calciatore il suo trasferimento è soggetto al nullaosta vincolante della federazione di provenienza del suo club attuale? In base alle regole Fifa in vigore, un club che assume un calciatore sotto contratto con altra società subisce sanzioni sportive. Aggiungiamo che oggi è perfino formalmente vietato avvicinare, con proposte contrattuali, un giocatore in forza ad altro club”.
Anche secondo Giudice “l’odierno sistema viene apparentemente demolito, perché dichiarato contrario al diritto europeo. La pronuncia di ieri non avrà però la conseguenza di liberare gli atleti dal vincolo contrattuale a loro piacimento, perché l’applicazione estensiva di questo diritto trasformerebbe il calciomercato in un far west, minando la regolarità dei campionati. Un minimo grado di restrizione alla libera circolazione dei calciatori professionisti resta infatti accettabile – si dice – alla luce delle superiori ragioni di interesse pubblico che risiedono nel tutelare la regolarità delle competizioni calcistiche e nel preservare un certo livello di stabilità delle rose in forza ai club professionistici. La sentenza non contiene, quindi, l’ordine alla Fifa di smantellare l’intero sistema di restrizioni ai trasferimenti internazionali, ma le consegna una patata bollente: dovrà regolamentare meglio il sistema, così da escludere norme troppo vessatorie. La sentenza Diarra non sarà probabilmente un evento epocale ma, nell’ecosistema economico del calcio internazionale, produrrà il trasferimento di un altro pezzetto di forza contrattuale dalle società ai calciatori e (naturalmente) ai procuratori”