Lo Slalom mentre succede | Cosa leggere, cosa sapere, cosa vedere | 10 agosto

 

  QUASI UNA NEWSLETTER 

 

              COSA STAI PER LEGGERE, COSA SAPERE, COSA VEDERE

  • IN CIMA AI PENSIERI. La volata USA-Cina per la testa del medagliere – Gli highlights prima degli highlights
  • ARTEFICI. L’oro di Imane Khelif e la discussione intorno a lei.
  • ITALIANISMI. La netta differenza tra un pronostico e una speranza. Il bronzo di Sofia Raffaeli, l’argento irreale di Nadia Battocletti. La delusione della 4×100. L’attesa per il salto in alto di Tamberi. Julio Velasco e lo stile di vita che c’è nei suoi aforismi
  • IL GESTO DEL GIORNO. Protestare: il Settebello con le spalle voltate.
  • CADUTE. Gli americani non sanno correre la staffetta
  • POPOLI. La resistenza di Cuba raccontata a Repubblica da Ana Fidelia Quirot
  • AVREMO SEMPRE PARIGI. A Parigi non si lamenta più nessuno
  • LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO. Cioccolata. I quarti posti in Spagna li chiamano così
  • ALLONSANFAN. Wembanyama contro LeBron.
  • ATTESE. L’ultimo assalto di Marta al cielo
  • COSA SUCCEDE LONTANO DA PARIGI. Jonas Vingegaard di nuovo nei Paesi Baschi
  • La guida alla giornata olimpica
  • La guida allo sport in tv della giornata
  • Le prime pagine di sport da tutta Europa

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SABATO 10 AGOSTO 2024

GIORNO #15 DELLE OLIMPIADI

  IN CIMA AI PENSIERI

La volata USA-Cina per la testa del medagliere

Il giorno-15 alle Olimpiadi comincia con USA e Cina appaiate a 33 ori, ma l’America è decisamente avanti nel conteggio complessivo: 111 a 83. L’Australia è avanti di due sul Giappone per il terzo posto [18 a 16] e la Gran Bretagna si è preso il primato europeo scavalcando per ora la Francia, scuorno di tutti gli scuorni, con un numero eguale di ori [14], un numero eguale di argenti [20], ma con un bronzo in più [57-56]. L’Italia ha arraffato molto, ma nei conteggi è scivolata fuori dal G-7 e pure fuori dal G-8. Adesso è decima in classifica, dietro la piccola Olanda e la vecchia grande Germania. Per scalzare l’Italia dal G-10, il Canada deve mettere insieme altri 5 ori, oppure 4 ori e 7 argenti. 

  | CARNET Gli highlights prima degli highlights

È il penultimo giorno a Parigi, coraggio, resistete con le donne afghane che protestano al torneo di breakdance e le anime belle che sorridono dopo una sconfitta, resistete che tra una settimana tornano i moviolisti, la VAR e gli step on foot. Nel frattempo oggi verranno assegnate più medaglie che in qualsiasi altra giornata dei Giochi, con 39 ori in palio. Un appuntamento imperdibile è la finale di pentathlon moderno [in questo caso maschile], lo sport inventato da De Coubertin  in persona, ma sul punto di essere stravolto per ragioni Sportify.

[Eh come sarebbe: che cosa significa Sportify?]

Il Guardian dice che il vecchio motto olimpico “più veloce, più alto, più forte”, per il pentathlon moderno da Tokyo in avanti è diventato “più veloce, più breve, più chiaro”.  “L’evento è stato ottimizzato al punto che se prima richiedeva sei ore per concludersi, ora ne richiede solo un paio”. A Los Angeles sarà diverso. La nuova versione è già stata testata in qualche evento internazionale. Prevede il congedo dei poveri cavallini ogni tanto maltrattati e l’introduzione al posto dell’equitazione di una prova tipo Kateshi Castle. Sarà un caso ma in testa alla classifica della prova stamattina c’è un giapponese [bella battuta] – e prima o poi scopriremo nel pentathlon che en, deux, trois, anche il Belgio gioca il suo jolly [questa è per veri boomer]. 

Tutte le gare sono sulla guida, che forse oggi sarà essenziale, forse più tardi sarà caruccia, forse a fine serata mirabolante, chi lo sa come si mette ‘sta giornata: voi ogni tanto andate a controllare, che vi costa.

    IL RUGGITO DI MAMELI

Noi oggi siam pronti alla morte con Crippa, Faniel e Meucci in strada per la maratona proprio in questo momento, ma anche con Alessandra Fanali al quarto e ultimo giro  del torneo di golf, con Elena Micheli e Alice Sotero nelle semifinali femminili del pentathlon, Matteo Cicinelli e Giorgio Malan nella finale, con Riccardo Giovannini e Andreas Sargent Larsen nei tuffi, con la ritmica nel corso a squadre, con Simone Consonni ed Elia Viviani nella Madison, con Stefano Sottile e Gianmarco Tamberi nel salto in alto, con la 4×400 nella serata dell’atletica. 

  ARTEFICI

E ADESSO DIVIDIAMOCI INTORNO ALL’oro di Imane Khelif

Le medaglie hanno due facce e pure questa d’oro di Imane Khelif si può guardare da un verso o dall’altro, come al solito accade secondo la propria maniera di essere spettatori del mondo. C’è chi vorrà vederci la conferma di una supremazia fisica da neutralizzare, chi vede la storia di una donna più forte delle avversarie, delle bugie, delle cattiverie, delle strumentalizzazioni politiche, dei pregiudizi. Thomas Bach, il capo del Cio, la chiama una guerra culturale sulla pelle di un’atleta. Non va lontano da quel che a Slalom consideriamo un fatto. Ieri Bach ha detto che la boxe sarà a un bivio all’inizio del 2025. Ha ribadito il suo desiderio di vedere la boxe nel programma olimpico: lo stesso Niccolò Campriani, sports director dei prossimi Giochi, diceva ieri ad Aligi Pontani su Domani che si tratta dello sport che in America toglie i ragazzi dalla strada e che ha assegnato la prima storica medaglia al Team Rifugiati. Non si lascia fuori a cuor leggero. Ma Bach insiste sulla necessità che le federazioni nazionali si uniscano e organizzino un organo di governo globale che superi l’IBA.

Cosa scrivono Repubblica, la Gazzetta, il Corriere della sera. L’analisi tecnica di Dario Torromeo sul sito Storie di Boxe

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  L’ORO DELLA SPAGNA NEL CALCIO

Una partita da manicomio, diciamo a Slalom. Gli inglesi sono più british, il Guardian dice che è stata selvaggia, ecco, selvaggia, “un thriller da otto gol, due ore di gioco, altalenante, soluzioni brillanti, parate, rimonte e un pareggio VAR nei minuti di recupero”. Una doppietta di Camello ha dato il titolo alla Spagna sulla Francia. Lorenzo Calonge rischia l’accusa di blasfemia su El País parlando di “apparizione mariana” per un titolo atteso da 32 anni. “Una Spagna – dice il Guardian – che è stata nei suoi momenti migliori molto spagnola”. L’oro olimpico segue la vittoria nella finale europea Under-19 del mese scorso e la vittoria agli Europei in Germania di due settimane prima. Tre titoli che possono essere affiancati alla vittoria delle donne ai Mondiali di un anno fa. “Una pena infinita para España” scrive sempre El País a proposito del bronzo perso nel torneo femminile con un rigore sbagliato da Alexia Putellas al 99esimo. Cata Coll ha risbagliato partita e porta su di sé il peso della colpa come un perfetto caprio espiatorio. 

ITALIANISMI 

La netta differenza tra un pronostico e una speranza

    Quando Domenico Acerenza si è fatto battere allo sprint da un ungherese, quando Gregorio Paltrinieri è scivolato nella Senna fino al nono posto, ieri di buon mattino abbiamo creduto che fosse arrivato il primo giorno olimpico senza una medaglia italiana dopo una trentina messi in fila, dagli ultimi due di Rio alle due settimane di Parigi, passando per tutta l’edizione di Tokyo. Ingannevole è l’Olimpiade più di ogni altra cosa. È che finiamo per fidarci di Nielsen che fa il conto dei podi, Sports Illustrated che prevede podi, i presidenti delle federazioni che fanno bilanci preventivi – come dice un amico di Slalom confondendo le speranze con i pronostici. I pronostici sono un gioco a perdere, un ragionamento impossibile. 

Il CONI stesso ha un sistema di previsione approssimativa della gloria. È stato creato tempo fa negli uffici della preparazione olimpica da Roberto Fabbricini. Si basa sul peso dei risultati delle edizioni più vicine di Europei, Mondiali, eccetera. Così, nel sollevamento pesi si poteva immaginare un premio per Nino Pizzolato, nella ginnastica ritmica non era impossibile che Sofia Raffaeli salisse sul podio, forse pure il nome di Simone Alessio nel taekwondo stava segnato in qualche lista d’attesa. Ma la realtà, quando arriva, si diverte a scompaginare i fogli, e stavolta li hanno scompaginati Chiara Consonni e Vittoria Guazzini, in quella meravigliosa sarabanda che è la Madison per le biciclette su pista. 

La prossima volta, non ve la perdete, per favore, non vi distraete con Francia-Spagna di calcio. Funziona così. Trenta km di corsa, ogni 10 giri si sprinta per prendere dei punti, la somma dei punti compila la classifica. Chi tenta la fuga, stacca tutti e prende un giro di vantaggio, guadagna di più. Le due compagne di squadra si danno il cambio tenendosi per mano e prendendo così lo slancio. A un certo punto, stanche di far tanta fatica per finire al quinto posto negli sprint, le due maglie azzurre hanno giocato l’azzardo. E sono andate via. È stata la mossa decisiva. L’ultima medaglia di una donna italiana su pista era vecchia di vent’anni, Antonella Bellutti a Sydney.

Marco Bonarrigo sul Corriere della sera ha scritto: “L’invenzione è un bluff non voluto. un attacco folle, quello che vale un oro e la carriera: sprint vinto, volata prolungata con l’acido lattico alle stelle, aggancio alle ruote del gruppo e venti meravigliosi punti guadagnati”.

Repubblica gioca con l’undicesimo titolo dopo il traguardo iniziale dei 10 per pareggiare Tokyo e titola: “Loro in più”. Cosimo Cito aggiunge: “L’Italia ha messo l’oro avanti”. Infine analizza: “Nel ciclismo italiano, fermo e trasandato in altri settori, questo è di gran lunga il più vivo, il più allegro, quello con la faccia sempre giusta, una vera miniera di metallo prezioso e pesante”.

|  FRONTIERE  Sofia Raffaeli

La palla le è scivolata dalle mani alla seconda rotazione. L’ha afferrata prima che uscisse del tutto dal materassino, limitando la penalità. Anche il nastro è caduto a terra, dopo un lancio verso il soffitto che pareva non volesse finire mai. La discesa è stata capricciosa. Il nastro ha fatto di testa sua, allontanandosi dal suo magnete, atterrando lontano da Sofia Raffaeli, figlia di una ingegnera dell’università di Ancona e di un papà architetto. 

Sofia arriva da un tempo che è fuori dal tempo. Il cd che ricorda di aver sentito più spesso dentro casa è quello dei successi di Rino Gaetano. Legge Manzoni, Proust, Tolstoj. Una volta per una gara all’estero si è portata Il dottor Zivago. Viene da Chiaravalle, 14mila abitanti, provincia di Ancona, un posto di didattica e pedagogia. È stato a fine Ottocento il luogo di nascita di Maria Montessori, altra donna da molte prime volte, frontiere attraversate, terre scoperte, muri abbattuti. 

Sofia Raffaeli alla fine è stata lo stesso di bronzo, dentro di sé s’aspettava qualcosa di più, ma ha sorriso, pensa ai prossimi Giochi, sente d’aver capito cose nuove. Studiare, capire, spiegare: insomma Chiaravalle. Arianna Ravelli sul Corriere della sera racconta: “Sofia mette le emozioni in andamento veloce e riesce a rielaborare una sintesi persino eccessivamente matura per avere 20 anni che si traduce in nuova carica Alla palla l’oro svanisce, e il rischio di buttare tutto è alto. La Sofia di un anno fa lo avrebbe fatto. Quella di oggi, invece, ha «accettato che si può sbagliare, ci ho lavorato molto: mi sono abbattuta un attimo ma poi alle clavette ho voluto reagire, ho voluto la medaglia»”.

|  FIGURINE  Nadia Battocletti

Nessuna maglia azzurra a quest’Olimpiade ha scompaginato più di Nadia Battocletti. Dopo la portoghese Fernanda Ribeiro, d’oro nel ‘96 ad Atlanta e bronzo nel 2000 a Sydney, nessuna ragazza europea era più salita sul podio dei 10mila metri, terra di conquista per le irresistibili africane, 11 posti sul podio fra 15 nelle ultime cinque edizioni. Le quattro eccezioni, a guardarle da vicino, non erano neppure tutte quante tali: Sifan Hassan è stata d’oro per l’Olanda a Tokyo ma ha una storia di fuga dalla sua terra alle spalle. È nata in Oromia, la regione dell’Etiopia al confine con la Somalia. È arrivata in Europa da rifugiata. Se non avesse un passaporto arancione, correrebbe sotto la sigla EOR. Kalkidan Gezahegne fu argento 2021 per il Bahrein, ma anche lei è nata ad Addis Abeba: poi naturalizzata. Le due vere eccezioni al dominio africano sono state in vent’anni la cinese Xing Huina nel 2000 e l’americana Shalane Flanagan d’argento nel 2008. E adesso Nadia Battocletti, con la sua conquista ai limiti dell’irreale. 

“Pare irreale – dice Andrea Buongiovanni sulla Gazzetta – ma è una poesia, un fiore, un incantesimo.  da quale pianeta è sbarcata? Ma come ha fatto a crescere fino a questi livelli? Nadia migliora di quasi otto secondi il già suo primato italiano ottenuto all’Olimpico di Roma l’11 giugno, in occasione della doppietta d’oro europea (30’51”32): per 24 anni, quel limite, era appartenuto alla compianta piemontese Maura Viceconte.  Ci vorrà del tempo per capire la piena portata di quanto ha appena compiuto. Solo Gabriella Dorio, oro nei 1500 a Los Angeles 1984, ha fatto di più nella storia del mezzofondo femminile italiano. Ma era proprio un’altra epoca”.

Insomma. Stasera Gian Marco Tamberi va in pedana per la quinta e ultima gara in cui l’Italia dell’atletica leggera difende il titolo di Tokyo. “L’Età dell’oro si sta sbucciando come una cipolla” [Giorgio Cimbrico, Domani], ma dietro ci sono energie pronte a vincere altro: Furlani, Simonelli, Iapichino, Battocletti. Ci sono state 7 medaglie d’oro italiane agli ultimi Europei Under-18, Rachele Mori fu oro ai Mondiali jr 2022 nel martello e Marta Amani bronzo nel lungo. Ci siamo, esistiamo. Anche nello sport in cui esiste tutto il mondo. 

|  DISCUSSIONI  La 4×100. Poteva fare di più?

Nadia Battocletti è stata d’argento al suo quarto 10.000 corso in carriera. Andy Diaz, il cubano naturalizzato, un bronzo alla sua prima uscita in maglia azzurra. Gaia PIccardi sul Corriere della sera ha scritto che “Nadia e Andy addolciscono il venerdì amaro della 4×100, solo quarta. Si vince e si perde tutti insieme, è vero, però quella sporca ultima meta che Filippo Tortu conquistò a Tokyo in 8”84 e invece si lascia sfuggire a Parigi in 9”20 fa tutta la differenza del mondo. Ormai è tardi per chiedersi se Chituru Ali, uscito nelle semifinali dei 100, in ultima frazione avrebbe potuto correre più forte”. Piccardi sottolinea che non ha funzionato Tortu, “l’eroe di Tokyo, l’usato sicuro, la grinta, il difficile periodo famigliare appena attraversato. Non è un reato. Semplicemente, non ha funzionato”. 

Vero. Ma in un’intervista a Desalu di qualche giorno fa abbiamo letto che in gruppo ci sono sì compagni più veloci, ma sono pasticcioni ai cambi. Quei compagni si chiamano Ali. A tenerlo in squadra dopo i tanti test incerti in allenamento, si rischiava di finire come spesso finiscono gli USA, e come sono finiti pure ieri sera: squalificati per un cambio balordo. 

Emanuela Audisio su Repubblica: “La 4×100 è un ensemble, si perde e si vince insieme, Tortu va recuperato, ha 26 anni, ma il crono dice che ora a questi livelli non è competitivo. Ha perso brillantezza e la splendida progressione“. 

Giulia Zonca su La Stampa: “La stagione ha detto più volte che si potevano provare altre opzioni di uomini e combinazione ed è rimasto invece naturale affidarsi a ciò che era collaudato. Complice anche un europeo d’oro in cui però mancavano troppi punti di riferimento. Il responsabile di settore Di Mulo si è sempre basato su prove e calcoli e ha centrato più volte obiettivi. Lui si è tenuto parametri validi, resta un peccato aver così tanto parlato di abbondanza e scelte e poi essere rimasti fissi su uno schema che qualche allarme (tipo i Mondiali di staffetta di maggio) lo aveva dato. Non considerare Ali o Simonelli, non ipotizzare Tortu in partenza”. 

|  STASERA   Il salto in alto di Tamberi

Emanuela Audisio su Repubblica ha scritto della vigilia del saltatore marchigiano: “È l’ultima notte per rivivere Tokyo. Per capire se restano i brandelli o un po’ di polvere di stelle mentre si iniziano a vedere nuove comete. Ha 32 anni. Ballerà, balleremo. Cercando di non appesantirlo. Ma ormai può anche sopportarci: è diventato un fachiro, sarà sui 73 kg. Ogni mito ha le sue complicazioni. Tamberi ha vinto tutto: Olimpiadi, Europei, Mondiali. Non deve dimostrare più niente, ma vuole una cosa solo per lui: la gloria. Rivincere il titolo dell’alto, impresa mai riuscita”.

Gaia PIccardi sul Corriere della sera: “Tutto in una notte. Non è la prima volta, però è l’ultima. Gimbo Tamberi si accomiata da Olimpia con la gara dell’alto che ha temuto di vedersi scippare da una colica renale, da sabato scorso non si stacca dalla bottiglietta dell’acqua che ormai è diventata il suo amuleto, insieme al braccialetto che la moglie Chiara ha fatto aggiustare per questa occasione”.

|  DOMANI  Velasco e uno stile di vita nei suoi aforismi

Julio Velasco è come Oscar Wilde. Ha infilato la sua maniera di guardare il mondo in una serie di aforismi che Google ci restituisce tutti insieme, ogni volta che vogliamo. Su YouTube ci sono pure le sue lezioni motivazionali, Julio Velasco è un leader che sa dove andare, dice Walter Veltroni sul Corriere della sera. È una tesi diversa, opposta, da quella che assolveva Gianmarco Pozzecco e Gianni Petrucci da ogni responsabilità per la mancata qualificazione del basket all’Olimpiade, in nome del fatto che “non sono loro a scendere in campo”. 

Veltroni stamattina dice che “dietro la medaglia d’oro alla trave di Alice D’Amato o quella dei nuotatori c’è anche la fatica, la competenza, l’affetto dei loro allenatori. Gente che ha fatto quello sport, magari non ha vinto medaglie, ha studiato, ha imparato a insegnare, ha capito come accompagnare rabbie, delusioni, esaltazioni, sconforto e desideri di rinuncia dei loro ragazzi. Per tutti loro, in nome di tutti loro, vorrei parlare di Julio Velasco”.

|   Parliamone. Veltroni sottolinea che son proprio belle le parole di Velasco, sempre, stavolta di più, quando afferma che «la pallavolo e il giornalismo devono smettere di parlare dell’oro che manca, è deleterio per tutti. Si vede sempre quello che manca, è uno sport tutto italiano, l’erba del vicino è sempre più verde. È una filosofia di vita, ma l’oro olimpico quando arriverà, arriverà: ci sono tante squadre forti, si può vincere e si può perdere». 

Son belle, e Veltroni lo sa, quando le pronuncia un vincitore, un bel signore di 72 anni che incarna le sfumature più belle dell’idea di sport. Se ce lo dice una ragazzina di 19 anni dopo un quarto posto, mmm, ci domandiamo altro, se ci è o ci fa. Veltroni ha scritto che Velasco è una “persona che credo soffra in questo tempo senza sfumature, tutto un bianco o un nero, un pollice alzato o abbassato, una rimozione del dubbio, della speculazione intellettuale mossa dalla curiosità. Insieme, senza pensare di essere il centro del mondo, le ragazze e lui hanno dimostrato di essere una squadra. Un valore, in questo tempo egocentrico”. 

Veltroni lo sospetta perché cinque anni fa l’ha intervistato e ci ricorda qualche passaggio di quella chiacchierata: «Quando mi chiedono cosa caratterizza un leader io rispondo che prima di tutto deve sapere dove andare. Lo deve sapere. E saper spiegare». E allora, scrive stamattina Veltroni, riprendendo quelle parole «la differenza decisiva sta tra l’avere una grande autostima ed essere egocentrici. Uno può avere una grande autostima e capire però che ci sono anche altri bravi, forse più bravi di lui. Si deve essere consapevoli che nessuno, mai, è il centro del mondo. Siamo solo uno dei tanti».

| Marco Imarisio sul Corriere della sera scrive invece di Paola Egonu. “Ma quale ragazza terribile. Era solo una ragazza, oggi è una donna, alla quale è sempre stato attribuito quell’aggettivo che non rifletteva le sue prestazioni in campo, ma indicava una criticità riferita alla persona. Insomma, Paola Egonu era materiale da maneggiare con cura”. Imarisio dice che tutto è cambiato intorno a lei quando qualche fa raccontò di avere una fidanzata. “Fu in quel momento che smise di essere la più forte giocatrice italiana, destinata a diventare una delle più forti al mondo. Per diventare altro, in una società sempre alla ricerca del personaggio, al quale affibbiare significati che trascendono da ciò che uno fa. Egonu è l’unica giocatrice al mondo che può vincere le partite da sola. Come prova, viene citata spesso la sua prestazione da 40 punti nella finale di Champions League del 2021. Julio Velasco, maestro di psicologia, le ha fatto un discorso chiaro: nessuno vuole toglierti nulla, io ti proteggo, ma senza cambiali in bianco. Quando parla il campo, è più facile raccontare Egonu senza attribuirle grandi significati sociali o nazionali. Perché c’è solo da descrivere le caratteristiche di una fuoriclasse”.

IL GESTO DEL GIORNO

Protestare

Tolto il conteggio delle medaglie, in fondo non abbiamo fatto altro. Contro gli arbitri della boxe per Abbes Aziz Mouhiidine. Contro la VAR del fioretto per Filippo Macchi. Contro i giudici del judo per Odette Giuffrida. Contro gli organizzatori per la pedana bagnata di Leonardo Fabbri. Ma mai avevano protestato loro, le ragazze, i ragazzi, la parte migliore di questa Olimpiade italiana, loro sempre così esatti, così rotondi, così avanti, terribilmente contemporanei, nel trovare le parole giuste sia quando hanno perso una medaglia per un centesimo come Benedetta Pilato, o per pochi punti dal trampolino come Elena Bertocchi e Chiara Pellacani, quando sono stati battuti in un’arrampicata per due millesimi di secondo come Matteo Zurloni, quando gli è stata data e tolta una medaglia come Nadia Battocletti. Anche nelle vittorie, misurate, misurati, belle, belli, Chiara Consonni e Vittoria Guazzini, Mattia Furlani, mai sguaiati, naturali, giusti, nel senso che Gaber dava alla parola. 

Il Settebello invece. Il Settebello poi. Il Settebello ha come assunto su di sé tutto il rancore italiano di quest’Olimpiade e l’ha portato sulla scena, come una recita, ma la prima cosa che insegnano a chi impara il mestiere dell’attore è che non si danno mai le spalle.

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Al Settebello che ha voltato le spalle al pubblico non è successo nulla. Ma il CIO ha squalificato la ragazza afghana in gara con il Team Rifugiati: si è tolta la felpa e ha chiesto libertà per le donne del suo paese

 CADUTE   

Gli americani non sanno correre la staffetta

La 4×100 maschile ha appena portato a venti gli anni senza una medaglia. Non si dice un oro, si dice proprio medaglia. Nemmeno un argento, nemmeno un bronzo dopo Atene. Sul podio sono saliti 10 Paesi diversi, gli USA mai, stavolta squalificati per un passaggio di testimone fuori dalla zona tra Christian Coleman e Kenny Bednarek. Se anche non fossero stati esclusi dai giudici, gli americani avevano già pasticciato da soli. Carl LEwis è fuori di sé. Ha aperto il suo Twitter o come si chiama adesso e ha scritto che è tempo di far saltare il sistema. Quel che accade continua a essere completamente inaccettabile. “È chiaro a TUTTI – ha scritto – che in federazione sono più interessati alle relazioni che alla vittoria. Nessun atleta dovrebbe scendere in pista e correre un’altra staffetta finché questo programma non verrà cambiato da cima a fondo”. 

  POPOLI   

La resistenza di Cuba

Ana Fidelia Quirot è la cubana due volte campionessa del mondo e argento olimpico ad Atlanta ’96 negli 800 metri. È stata intervistata stamattina da Emanuela Audisio su Repubblica per parlare di Cuba, fino a stamattina 2 ori [Erislandy Alvarez Borges nella boxe e Mijain Lopez nella lotta greco-romana], un argento e 3 bronzi: 25esimo posto nel medagliere. Quando Quirot aveva 30 anni, nel ‘93, il suo corpo si ustionò in un misterioso incendio nella cucina a kerosene. 

Quirot dice che a Cuba «non possiamo allenarci, mancano le cose essenziali per la popolazione, figuriamoci per chi fa sport e ha bisogno di nutrirsi e di allenarsi in un certo modo. La crisi ci ammazza, già a Tokyo la nostra spedizione era piccola, 69 atleti, mai così pochi. A Parigi, 61, ancora meno. E nessun sport di squadra. Appena un campione si afferma se ne va all’estero, fugge, cambia nazionalità, cerca condizioni migliori». 

Quirot ricorda di quando al suo rientro in pista dopo l’incidente «i cubani piansero per me. Venivano sotto l’ospedale a farmi forza. Gli specialisti mi aveva data per morta. Appena ho potuto ho mosso le gambe in aria, volevo fare vedere al mio coach, dall’altre parte del vetro, che quelle non erano bruciate. Fidel venne a trovarmi, gli chiesi: correrò di nuovo? Lui mi rispose: prima devi sopravvivere. Quando mi vidi allo specchio dissi: dovevate farmi morire. Ero un orrore». Dice di aver tifato per Mijain Lopez, primo uomo nella storia olimpica a vincere 5 ori consecutivi in uno sport individuale. «El Terrible è un gigante, sì sono andata vedere la sua gara. E vi chiedo: perché si parla così poco di lui e del suo record? Phelps grande, Biles anche, ma anche Lopez merita attenzione, fama e rispetto. Però è sottovalutato. È cubano, appartiene all’unica isola socialista dei Caraibi, meglio ignorarlo. A me il suo gesto a 42 anni di dare l’addio e di lasciare le sue scarpe sulla pedana ha commosso. Ci ho visto l’allegria di un uomo aperto e sensibile, molto rispettato dai suoi avversari e la tristezza di un grande dello sport che se ne va».

Secondo Quirot esistono ancora campioni capaci di interpretare un sentimento, come le chiede Audisio. «Ma voi ce l’avete – risponde – È Tamberi. Dove lo trovate un altro che si rompe il tendine d’Achille, incidente che per un saltatore significa lo stop definitivo, che si riprende, che ci riprova, che torna in alto, con una disciplina mostruosa, sacrificando tutto il resto? E adesso anche la febbre, la colica renale. Sono cose che stremano, sei debilitato, ci vogliono energie anche nervose per fare una prestazione. Lui dove le trova? Io non fossi stata una sportiva non sarei mai riuscita a tornare a correre, all’inizio di sera, perché i raggi del sole ancora mi bruciavano la pelle. Mi ha salvato essere un’atleta abituata a un programma, a soffrire, a sopportare il dolore. E credo che anche per Tamberi sia così. Io tifo per lui».

  AVREMO SEMPRE PARIGI

A Parigi non si lamenta più nessuno

 

Libération dalla Francia racconta questa atmosfera “piacevole, strana, quasi ovattata” che si percepisce passeggiando a Parigi, “per le strade, nelle infuocate fan zone o intorno alla piscina che attira ogni sera migliaia di curiosi, parigini e turisti si sono lasciati conquistare dal clima insolito della città. Da due settimane Parigi è illuminata da una seconda luna. La prima non interessa a nessuno. La seconda attira folle da tutto il mondo . Ogni sera le persone si accalcano ai margini del giardino delle Tuileries con il telefono in mano, osservando nel crepuscolo la silenziosa ascesa della mongolfiera. Dopo la brutalità della settimana precedente l’apertura dei Giochi, con le zone chiuse al traffico lungo la Senna, i divieti che hanno menomato le passeggiate familiari, i molteplici allarmi sui social network che prevedevano ogni volta il peggio, l’Escherichia coli nella Senna” – ecco dopo tutto questo, il giornale della gauche dice che mmm, che peccato che proprio adesso finisce tutto. 

Le Monde invece ha intervistato un po’ di turisti stranieri presenti in città. “Ci era stato detto: “Parigi? Vedrai, sono francesi, sarà un disastro”. 

LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO

Cioccolata

Dice in chat l’Amica Geniale di Slalom che noi la chiamiamo medaglia di legno, ma gli spagnoli sono forse più esatti, la chiamano medaglia di cioccolato. In effetti povero legno: perché mai disprezzarlo? Ne aveva scritto già tre anni fa per questa newsletter Roberto Liberale. La cioccolata invece ha un senso. D’estate si scioglie in fretta. Si squaglia, diciamo noi da ‘o paese d’’o sole. Oppure è cioccolata perché è dolce, e dunque consola, ribatte l’Amica. Sempre che non sia fondente. Chi lo sa. 

Di certo, mai come quest’anno il dibattito è stato sentito e affollato intorno ai quarti posti. In ogni Olimpiade c’è una nazione che ne accumula più delle altre. Il fatto che stavolta sia toccato all’Italia, chi dice 19, chi dice 24, secondo i conteggi di noi stessi italiani, ci rende più esposti e sensibili alla materia. Una materia che ci pare abbia il sapore della beffa. Una maledizione, ecco, scrive Aldo Cazzullo stamattina sul Corriere della sera. Bisognerebbe considerare quei quarti-posti come delle quasi vittorie. 

Eh però. Nella stessa chat – che belle le chat di Slalom – un altro Amico fa notare che se trattiamo i quarti-posti come delle quasi vittorie, allora i terzi-posti sono delle quasi sconfitte. In effetti spesso le medaglie hanno quel sapore là. Le mordi e sanno di bronzo, Vuoi mettere con la cioccolata. 

  ALLONSANFAN

Wembanyama contro LeBron

La Francia è tutta un fremito per la sfida di stasera tra Wembanyama e LeBron James, la stessa finale di tre anni fa a Tokyo, ma con l’Unicorno in più, il miglior rookie della stagione in NBA e anche il miglior francese per cifre a questi Giochi. Il torneo di basket è stato bellissimo, solo che le Olimpiadi sbranano tutto e non ti godi i piccoli morsi, non ci siamo goduti abbastanza LeBron e Curry compagni di squadra, Durant che usciva dalla panchina e faceva mirabilie, il dualismo Embiid-Davis nel cuore dell’area USA. Se fosse stato un Mondiale, sarebbe stato sotto gli occhi nostri in tutta la sua evidenza. Juan Morenilla su El País dice di aspettarsi “uno spirito caballero” contro il Dream Team. 

Sarà Francia-USA pure la finale femminile. Le ragazze del Belgio campionesse d’Europa hanno provato a imbucarsi, hanno guidato la semifinale di ieri sera a lungo, anche con un margine di vantaggio a due cifre. Ineluttabile è la Francia con le sue Nazionali, solo quella di pallamano maschile è andata fuori strada prima del previsto. 

Allonsanfan, la Francia va fiera pure della sua Nazionale di tennis tavolo arrivata al bronzo con il successo sui giapponesi, con grande esposizione mediatica di Félix Lebrun. L’Amico geniale di Slalom fa notare in chat che qui esplodono tutti assieme Lebron James, Juan Lebron, Felix Lebrun. Certi nomi quando vanno di moda, finisce pure che vincono. Negli anni ‘80 e ‘90 andava molto Michele, in ogni suo declinazione: Michael, Michel, Miguel, Mike. Così avevamo Jordan, Johnson, Indurain, Platini, Doohan, e ovviamente Schumacher o in piscina Gross. 

L’Équipe racconta di come Lebrun abbia “abbagliato la sala parigina e il mondo del ping pong segnando cinque punti consecutivi quando era in svantaggio per 7-10 contro Harimoto, 9° al mondo” e racconta la “storia di un capovolgimento strabiliante”.

Sarebbe interessante conoscere il parere del generale Vannacci sul fatto che nel tennis tavolo l’altro giorno c’era un francese con la presa cinese che stava sfidando un cinese con la presa europea. Dice AG [sempre lui, l’Amico Geniale] che Vannacci non dovrebbe concentrarsi su Paola Egonu. Alla fine la contaminazione è Mimì alla Ferrovia che serve la genovese in un taco-bao. 

ATTESE

L’ultimo assalto di Marta al cielo

Memorabile finale di calcio femminile. La stessa del 2004 e 2008. Un’altra era. Quando il giardino era ristretto a poche praticanti. Quando il Brasile di Marta esercitava il fascino della sua terra, della sua maglia e del suo nome, quando le ragazze USA erano la bandiera della diffusione dello sport nel loro paese. Molto è cambiato, quasi tutto. Altre nazioni sono emerse, altri palloni rotolano per il mondo. Eppure Marta è ancora qua, alla sua terza finale dopo due argenti e un altro pure ai Mondiali, una delle calciatrici più in vista di sempre ancora senza titoli, alle soglie del ritiro. Anche le USA sono di nuovo qua, ma con un cammino opposto, senza le veterane, senza Megan Rapinoe, senza Alex Morgan, senza Hope Solo, senza le pioniere, con un gruppo rinnovato affidato alla ex allenatrice del Chelsea che “ha giocato sui punti di forza della sua nuova squadra ed è stata ricompensata con una finale” scrive il Guardian con Karen Carney. 

“Marta è stata uno dei miei idoli – si legge – una donna che ho visto giocare per la prima volta in TV quando ero adolescente, ed è stata un’ispirazione. Ricorderò sempre le sue scarpette bianche alla Coppa del Mondo 2003; pensavo che fosse incredibile e volevo essere lei o almeno il suo equivalente di Birmingham”

LA CERIMONIA DI CHIUSURA

Oh, a proposito di attese. Thomas Jolly, per domani sera che cosa ti sei inventato? Chi farai arrabbiare? Quale conoscitore-amante della Francia si risentirà perché non hai previsto De Gaulle e Napoleone sulla scena della cerimonia di chiusura? Per il clamore suscitato da quella d’apertura, le critiche del Vaticano, i vescovi francesi, Trump, la destra di mezzo mondo, il Guardian dice che gli organizzatori hanno rivisto “un’infinità di volte” il copione della festa di chiusura. Uno show che comunque punta sui concetti di  “tolleranza, condivisione e comunione”. La sezione dedicata al passaggio di consegne a Los Angeles 2028 sarà più lunga dei canonici 12 minuti ed è stata co-prodotta coi signori di Hollywood. Dopo l’arrivo di Lady Gaga il 26 luglio, una vita fa, per domani sera si fanno i nomi di Taylor Swift e Beyoncé.

  IL CALCIO ITALIANO

▥   Il Corriere della sera racconta la svolta sullo stadio di Milano. Giustamente, starete pensando: quale stadio mo’? Milano è città operosa. Non se ne sta con le mani in mano. DI stadi nuovi ne volevan fare due, non uno, due. Di quale parliamo: quello del Milan a San Donato Milanese o quello dell’Inter a Rozzano? Ehm no, nessuno dei due. I dossier si sono un po’ incartati, la politica, i terreni, i comitati civici, gli ambientalisti, i ritardi, ecco, i ritardi: come per le opere delle Olimpiadi del 2026. Insomma, la svolta è sullo stadio di San Siro. Quello che volevano abbattere, discussioni, dibattiti, trattative, ora c’è una lettera a Sala dei club: «Pronti a valutarne l’acquisto».

Secondo Chiara Baldi sul Corriere della sera potrebbe trattarsi di una mossa strategica per procedere verso altre vie. “La lettera, dunque, secondo quanto trapela, è un modo per chiedere al sindaco Sala di chiarire alcuni passaggi considerati rilevanti del progetto di restyling presentato da WeBuild nel corso del vertice a porte chiuse in Comune lo scorso 21 giugno. In primis, i cugini del calcio milanese vogliono capire bene le «condizioni» poste nella ristrutturazione per poter poi fare le proprie scelte”. 

▥   Ieri l’anticipazione di Carlos Passerini: la serie A sacrifica i raccattapalle. Oggi la conferma con un pezzo di Agostino Gramigna che mette in fila una serie di aneddoti, dal poverino preso a calci da Passarella a quelli che non consegnano il pallone perché la loro squadra vince o al contrario velocizzano la procedura perché c’è da rimontare. Gramigna dice che si tratta di una perdita, ecco, “nel calcio iper moderno che va a mille all’ora, la Lega ha deciso di sopprimere gli indugi e le perdite di tempo. In altri termini, non c’è più tempo per il tempo perduto. Ma la perdita del «raccattapallismo» non è solo la fine di un certo modo di intendere il tempo. Perché i raccattapalle partecipavano al gioco”.

RUOTE

Vingegaard di nuovo nei Paesi Baschi

Lentamente lo sport riprende a camminare anche fuori dal perimetro olimpico. Ha cominciato il tennis con i Masters 1000 in Canada: l’ATP è a Montreal con il ritorno in campo di Jannik Tonsilliner  e la WTA a Toronto, per spararsi al primo turno un match fra Ons Jabeur e Naomi Osaka. Ha vinto Osaka [ma poi ha perso con la belga Martens], mentre pare che Stefanos Tsitsipas non si farà più allenare da suo padre. Una specie di Tamberi parte II. 

Anche il grande ciclismo si rimette in marcia, ma piegando le ginocchia [ah ah bella battuta], e lo fa con la Clasica San Sebastian. È la prima volta che Jonas Vingegaard torna nei Paesi Baschi dopo la caduta spaventosissimissima di aprile, a L’Équipe dice che si batterà per vincere, mentre alla vigilia Julian Alaphilippe ci inquieta parlando del suo futuro. Dice che la sua decisione è presa, al termine del contratto con la Soudal-Quick Step e la comunicherà presto.


     

  IL TELECOSLALOM 

LO SPORT OGGI IN TV

LA GIORNATA

VITE OLIMPICHE  

8.00  Le Olimpiadi – su Eurosport, Rai 2, Rai Sport, Discovery+. I canali di Eurosport sono tutti visibili su Sky per abbonati [la giornata olimpica è tutta QUI]

RUOTE

15.00 Ciclismo, Clasica San Sebastian – su Discovery+ 

19.00 Superbike, GP Portogallo: Gara-1- su Sky Sport e TV8

PODEMI

15.30  Friburgo-Fiorentina – su DAZN

18.00 Coppa Italia: Cremonese vs Bari –  Canale 20

18.00  Everton vs Roma – su DAZN

18.30 Coppa Italia: Verona vs Cesena  – su Italia 1

20.45 Coppa Italia: Empoli vs Catanzaro – su Canale 20

21.15  Coppa Italia: Napoli vs Modena – su Italia 1

21.30  Porto-Gil Vicente – su DAZN

23.45  Independiente vs Boca Juniors – su Sportitalia e Mola Tv 

TENNIS

17.00  ATP Montreal, sedicesimi, ottavi e quarti – su Sky

19.00 WTA Toronto, quarti di finale – su Sky

  IL CANALE WHATSAPP

 

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