La fiaccola giù al Nord, tra bétise, pietre e miniere

Benvenuti al Nord, anzi Benvenuti Giù al Nord, direbbero quelli del cinema. La fiaccola passa di là, il pezzo di Francia più affascinante, anema e core, più di 2,6 milioni di abitanti, le spiagge, gli edifici storici, una gastronomia tutta sua. Il percorso comincia da Avesnes-sur-Helpe prima di toccare Dunkerque – ancora a proposito di cinema. 

E dopo, dopo Dunkerque, sarà tutto un omaggio alla Francia leggendarie delle corse sul pavé. Il sacro fuoco di Olimpia attraverserà Wallers-Arenberg, l’ex sito minerario, il luogo della foresta attraverso la quale passa ogni anno la Parigi-Roubaix. Oh, state attenti alle scintille e agli alberi, eh. Dopo una sosta fra le bétise di Cambrai, il viaggio proseguirà verso Roubaix e il suo velodromo. Quindi, una volta toccata Douai sarà il momento di raggiungere Lille, dove il papà di Slalom ha lasciato un pezzo di cuore e dove saranno luci, colori, giochi di bandiere, ricchi premi e cotillon. Tedofori: Dany Boon, attore, regista e produttore francese;
Barthélémy Chinenyeze, centrale della squadra francese di pallavolo – campione olimpico a Tokyo 2021; Eve Gilles, Miss Francia 2024; Raphaël Varane, campione del mondo di calcio 2018.

Gianni Mura ci sta tenendo compagnia in questo Tour de Flamme, così stamattina ci dice che questa è una Francia che sa molto di Fiandra, dove ancora si organizzano clandestinamente combattimenti di galli e in alcune sagre di paese si punta sul chien ratier. È un tipo di cane specializzato nel prendere i topi, viene introdotto in una gabbia con una ventina di topi e il pubblico scommette su quanto ci mette a farli fuori tutti

CAMBRAI

Quando a bétise, trattasi di un bonbon rettangolare di zucchero profumato alla menta con una striscia gialla di caramello. Non farei la coda per acquistarlo – diceva Mura – ma in questi paesi ospitali ne regalano una scatola a tutti i suiveur. Come per altri dolci, dal panettone alla tarte Tatin, si racconta che la bétise sia nata per errore di un aiuto pasticcere della premiata ditta Despinoy, nel 1854. Rimproverato (tu non fai che sciocchezze) e poi, assaggiata e battezzata la sciocchezza. La vera sciocchezza però è questa cronosquadre da Cambrai ad Arras, 64,5 km sotto un tempo da lupi.

E ancora: “Ci sono in Francia almeno quattro città o paesi che si dichiarano capitale dell’andouillette ma da anni ho preferito Troyes, con tutto il rispetto per Vire e Cambrai

ARENBERG

La Foresta di Arenberg invece ce la racconta Marco Pastonesi: Si chiama «Drève des boules d’Hérin», il passaggio delle betulle di Hérin. È una strada nel bosco. Da una parte la foresta, poi un fossato con acqua stagna, poi una striscia di terra e polvere grigia e avanzi di miniera, poi una transenna, poi la strada in pavé, poi una zona di terra sottratta alla foresta e smossa da una scavatrice (così chi cade, si fa meno male), poi un altro fossato, poi ancora la foresta. La chiamano anche «la trincea». Per quel senso di strada militare e di gogna militaresca che la contraddistinguono. Per entrare nella Foresta, il gruppo disputa una volata, complice anche una leggera discesa, a 70 all’ora. Per guadagnare la migliore posizione. Chi rimane indietro, è tagliato fuori. Come rimanere indietro di un passo in un tappone alpino. Due chilometri e mezzo affrontati a 70 all’ora e poi volati a 50, è un’esperienza traumatizzante, a volte ortopedica. Come chiudersi in una lavatrice con Mike Tyson, saltare prelavaggio e lavaggio, e passare direttamente alla centrifuga

ROUBAIX

Nel loro libro Vedrai che uno arriverà, Alessandra Giardini e Giorgio Burreddu hanno scritto che i corridori la chiamano Roubaix perché a Parigi ci sono sempre tutti, ma è a Roubaix che tocca arrivare

Una volta ci arrivò Mario Sconcerti dietro la corsa. Quel suo pezzo è raccolto in Eroi pirati e altre storie su due ruote [Bur, 2010]: Roubaix è vicina. Ne sento il puzzo tra gli spruzzi di fango che le moto alzano. Vedo le montagne di carbone appollaiate rancide e tetre ai bordi della strada. Sembra una visione di guerra. La strada è una sporca mulattiera. L’auto vi passa a malapena. Al centro ha una gobba continua. La terra con la pioggia ha finito lentamente per cedere sotto il peso dei carri bestiame. Anche le case sono poche, rarefatte e impalpabili come dietro una nuvola. Le vedo tra gli schizzi, in soggezione d’allegria, disabituate alla gente. Davanti un mare d’erba rigato da questa strana corsia di piccole pietre, sconnesse, appuntite, disperse con rabbia, la stessa rabbia che devono aver avuto nel piantarle, probabilmente in un giorno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.