
GLI EUROPEI DI ATLETICA
Se l’atletica fosse una faccenda esatta, se fosse un po’ più vicina al nuoto, ecco, gli Europei di atletica leggera dovrebbero chiudersi con un’Italia da cinque ori, cinque argenti e quattro bronzi. L’ultima volta che furono distribuite medaglie su questa pista arrivarono il solo titolo di Mennea nei 200 metri, un paio di secondi posti con la staffetta 4×100 e di nuovo Mennea nei 100, due terzi posti con Sara Simeoni e Cindolo nei 10 mila metri. A guardare le tabelle di iscrizione, stavolta i podi possibili sarebbero 14, due in pià del record di 12 che risale a Spalato ’90, quando Italia voleva dire soprattutto mezzofondo.
Adesso vuol dire di più, vuol dire quasi tutto, vuol dire uomini e donne, vuol dire amici, e detto così sembra una cosa di Maria De Filippi. Se l’atletica fosse una faccenda esatta, allora avremmo la certezza di andare incontro agli ori di Marcell Jacobs nei 100, Catlin Tecuceanu negli 800, Gianmarco Tamberi nel salto in alto, Leonardo Fabbri nel getto del peso, e la staffetta 4×100 maschile. Le tabelle di iscrizione attribuiscono un argento a Simonelli nei 110 ostacoli e Sibilio nei 400 ostacoli, Mattia Furlani nel salto in lungo, Antonella Palmisano nella 20 km marcia, la staffetta 4×100 femminile; un bronzo poi a Chituru Ali nei 100, Arese nei 1.500, la staffetta 4×400 maschile, Zaynab Dosso nei 100.
Invece questo non è solo uno sport di tempi e balzi, cronometri e misure, in mezzo ci sono le strategie nel mezzofondo, i nulli sulle pedane, le false partenze, gli ostacoli abbattuti – che hanno l’esatto contrario del senso che gli diamo nella vita. Ci sono insomma le carte degli imprevisti, meglio così, altrimenti forse non saremmo mai tornati da Tokyo con 5 medaglie d’oro olimpiche. Quella è stata la svolta, o forse è stato solo il boato, il rumore che fa la crescita quando ce l’hai ogni giorno sotto gli occhi, un passetto alla volta, e arriva un giorno in cui si manifesta tutt’assieme, come succede alle ragazze e ai ragazzi nell’adolescenza. L’atletica italiana era un’eterna bambina, a Roma è attesa a una prova di maturità, già mancata dal comitato organizzatore secondo quanto scrive il Fatto Quotidiano: “13 mln per gli Europei. Ma nessuno compra i biglietti. Governo, Comune e Regione costretti a contribuire con metà budget”. Non proprio benissimo per la città che si rammarica di non aver potuto correre per ospitare anche i Mondiali.
Se dunque l’atletica non è fatta solo di certezze, tra le 113 canottiere azzurre iscritte possiamo aspettarci che mettano i piedi sul podio anche Larissa Iapichino nel salto in lungo, Sara Fantini nel lancio del martello, Nadia Battocletti nel mezzofondo, Sofiya Yaremchuk nella mezza maratona, Elisa Molinarolo e Roberta Bruni nel salto con l’asta, così come qualche medaglia attesa può diventare un quarto posto, o un quinto, o niente. Si vedrà.
Sono a Roma 9 ori degli ultimi Mondiali di Budapest, 13 ori degli ultimi Giochi di Tokyo, 34 ori dell’ultimo Europeo in Baviera. La risposta, scrive Marco Bonarrigo su Corriere della sera, a chi si domandava: “A chi volete che interessi un campionato europeo a soli 50 giorni dalle Olimpiadi? Quanti atleti programmeranno due picchi di forma così ravvicinati, rischiando di fallire a Parigi per una concomitanza con i Giochi che ha un solo precedente in 100 anni (Amsterdam 2016) e non felice? Sarà un Europeo di serie B, vedrete. Sui risultati si discuterà – sottolinea anche il Corriere – sulla presenza di pubblico c’è un punto interrogativo (pochi biglietti venduti a dispetto del continuo ribasso dei prezzi) e ancora ieri lo stadio sembrava un cantiere”.