
Non è ancora l’Italia di Spalletti, forse non potrà esserlo prima di aver messo nella testa il lavoro equivalente di almeno un ritiro estivo, dunque 30-35 giorni complessivi di conoscenza reciproca. Ma è già un’Italia alla Spalletti, un’Italia cioè che si atteggia a squadra fatta e finita dentro i su’ stampini. Opta ci informa che 4 azzurri hanno effettuato almeno 100 passaggi, sono Jorginho, Di Lorenzo, Bastoni e Barella: solo la Spagna contro la Svezia nel 2021 aveva ottenuto una prestazione simile in una partita degli Europei.
L’Italia è stata negli stampini di Spalletti per tutto il primo tempo, quando doveva rispondere a uno schiaffo preso in stile Mundial ’78, un gol in avvio come accadde con il francese Lacombe, per una sciagurata rimessa laterale di Dimarco – e ha rimontato allo stesso modo, senza metterci furia o sprovvedutezza, ma con un piano di gioco e un bozzolo di identità, palleggio nello stretto, la ricerca dell’uomo libero in mezzo alle linee, tanto tanto Chiesa nell’uno contro uno sulla destra e con il numero di Cruyff dietro la maglia [imprendibile fino a un colpo preso], Scamacca di tacco e di sponda, Barella dappertutto, specialmente nella zolla giusta del campo, fuori area, per colpire al volo verso la porta il pallone del 2-1. È la seconda volta nella storia della Nazionale che tra Europei e Mondiali due giocatori dell’Inter segnano in una stessa partita: non succedeva dal 17 giugno 1970, il famoso 4-3 contro la Germania in Messico, quando al posto della BB di oggi [Bastoni e Barella] c’era la BB di ieri [Boninsegna e Burgnich].
| Di Fattore-B parla appunto Giulia Zonca su La Stampa: “L’Italia di oggi ne ha di strada da fare per arrivare a mangiare allo stesso tavolo di quelle citate. Non si fanno paragoni, si contano le coincidenze che evocano una caratteristica costante, la capacità di riprendersi dai danni. Alla Tamberi. All’italiana“.
| Fabrizio Roncone sul Corriere della sera ha scritto che Spalletti sanguina calcio. “È il suo genio, il suo carisma. Gli è bastato allenare questi azzurri per qualche giorno di seguito. Ritrovarseli al campo ogni mattina. Guardarli con i suoi occhi pieni di brace. E trasferirgli le sue magnifiche ossessioni (Walter Sabatini, amandolo, sostiene che è «un dirimpettaio della follia»). È il motivo per cui il nostro cittì vuole che i suoi giocatori, tutti, indistintamente, vivano di aspirazioni sublimi. Uno schema banale lo demoralizza, lo mortifica“.
Poi l’intervallo ha come staccato una presa. L’Albania ha cercato un Piano-B e quello dell’Italia è stato «mettersi comodi» come ha spiegato Spalletti alla RAI alla fine della partita. La prima è andata. Giovedì c’è la Spagna.
CHE COSA SI DICE IN GIRO
| Quei 35 minuti, diciamo 40 di bella Italia sono definiti da Luigi Garlando sulla Gazzetta “un gioco da paradiso“. Scrive allora: “Il bello dell’Italia del primo tempo non è stato il sorpasso, ma il modo con cui l’hanno inseguito, con le idee chiare e uno spartito limpido. Il bello è stato il gioco. Il 4-2-3-1 è solo la prima riga del tema, lo spettacolo è stato lo svolgimento. Dimarco si alza a livello Chiesa, quindi impostazione a 3; Pellegrini stringe accanto a Frattesi; un Barella dominante e onnipresente, accompagna la regia di Jorginho.
Dalla difesa si aggiunge spesso Calafiori. Il risultato è un 3-2-4-1 che ci consente di avvolgere con il palleggio l’area albanese, di tenerli in scatola. Il 73% di possesso all’intervallo è il risultato di un assedio. I rossi hanno vissuto gloriosamente per 23 secondi, poi anche in svantaggio, sono rimasti schiacciati dietro, covando solo ripartenze“.
| Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, scrive che “per rivedere un’Italia così dominante sarei disposto a subire ogni volta un gol ridicolo dopo ventitré secondi. Ma anche dopo ventidue. Il guaio è che da qui in avanti non ci ritroveremo di fronte avversari altrettanto intimiditi. Per il momento dobbiamo goderci la prestazione nel suo complesso – non càpita spesso -, il senso compiuto di squadra, la prontezza con cui abbiamo saputo reagire all’incredibile errore iniziale, la superiorità mostrata tanto nel possesso quanto nel rapido rientro da una palla persa. L’applicazione, la consapevolezza dei ragazzi, insomma, venute un pochino meno soltanto nel finale“. Zazzaroni sottolinea “con insolito piacere” di non aver visto un calciatore italiano “fermo sul posto per più di 5 secondi. Gli spazi concessi dall’Albania ci hanno certamente favorito, ma siamo stati bravi a sfruttarli. Specie nella prima ora“.
| E dopo? E dopo, dice Paolo Condò su Repubblica, “l‘impeto col quale Bastoni e Barella hanno rapidamente completato il recupero — un curioso indennizzo interista dell’errore iniziale del compagno — ha lasciato poi posto a un calcio di palleggio compassato e in sicurezza, qualcosa di simile al gioco di Thiago Motta, dove la ricerca del controllo prevale sulle verticalizzazioni arrischiate (quelle che spettinano le difese, ma se intercettate aprono al contropiede)”.
| Secondo Paolo Brusorio, su La Stampa, “non siamo stati né giganti né eroi, per dirla con la retorica del ct, ma una squadra che ha messo in chiaro le intenzioni. Che sa divertire e che, rotto il ghiaccio (in quel modo poi), potrebbe anche iniziare a divertirsi“.
ARTEFICI | NICCOLO’ BARELLA
Cristiano Gatti sul Corriere dello sport-stadio lo incorona così: “Barella è quel Barella lì, quello che l’Inter vorrebbe tenersi a vita, quello che Inzaghi farebbe giocare anche in barella, quello che tanti club del Rotary mondiale ci invidiano con la lingua di fuori. È di lotta e di governo. È Gattuso ed è Pirlo. Va di clava e di uncinetto. Suona il violino e porta la croce. Come si dice? Dal manuale dei luoghi comuni: giocatore europeo. Qualunque cosa voglia dire“.
Fabio Licari sulla Gazzetta sospira: “Fortuna che non si allenava da giorni. Un tempo strepitoso, a tutto campo, mediano, regista, incursore e marcatore, più il gol. Poi gestisce. Insostituibile“.
Paolo Tomaselli sul Corirere della sera lo definisce “pilota e motore allo stesso tempo. Per uno che è stato in dubbio fino all’ultimo per un muscolo affaticato, non c’è male: segna un gol spettacolare, preciso e potente (94 km/h) e decisivo. Ma è tutto il resto che impressiona“
Matteo Pinci su Repubblica trova che Barella “come Houdini ricompare quando pensavi fosse troppo tardi. Preservarlo per due settimane gli ha permesso di ossigenarsi dopo le 56 partite stagionali giocate tra Inter e Nazionale, consegnando all’Italia la sua miglior versione possibile. Che unisce il mediano maturo costruito da Inzaghi al tuttocampista famelico che adorava Conte“.
GIUDIZI UNIVERSALI
CALAFIORI | “C’è un giocatore nuovo nella Nazionale, un giocatore che non avevamo prima e che Spalletti, seguendone le evoluzioni, ha chiamato e gli ha consegnato subito la maglia da titolare al debutto nell’Europeo. Quel giocatore è Riccardo Calafiori, definito solo per convenzione difensore centrale. In realtà è qualcosa di diverso, qualcosa di più, molto di più. E lo è dall’inizio della stagione, da quando Thiago Motta lo ha trasformato in un giocatore completo, un giocatore totale“. [Alberto Polverosi, Corriere dello sport-stadio]
CHIESA | “Quando entra in dribbling ricorda Wembley. Un gran tiro a giro. Come discuterlo?“ [Fabio Licari, la Gazzetta dello sport]
SCAMACCA | “Il 9 disegnato al pc (copyright Spalletti) usa il tacco con la facilità di un mouse: fa girare tutto il gioco offensivo. L’unica occasione è murata dal portiere”.
BASTONI | “Una scena già vista: un centrale interista col numero 23 che vola in un cielo tedesco e rimette in pista una partita iniziata malissimo. Visto come andò a finire nel 2006, non può essere augurio migliore“.
LA PECORA NERA | DIMARCO
“Invece di Euro 24, chiamiamolo Neuro 23. I 23 secondi più veloci della luce e della storia del torneo, mai gol fu più matto e fulminante, e lo prendiamo noi. Pazza Inter esportala è il nuovo inno azzurro/nerazzurro. Sul lettino del dottor Freud (tedesco e forse interista di Freiber, Sassonia) si sdraiano in tanti, è un materasso matrimoniale. Il primo a stendersi è Dimarco, con quel raptus iniziale“
LA DOMANDA DI STAMATTINA
MA QUANTI SONO GLI SPOT CON SPALLETTI?
LE IMMAGINI