Da liquida a cerebrale, sono già cambiati gli aggettivi per l’Italia di Spalletti

 

 

ITALIA  0

[4-2-3-1]: Vicario; Di Lorenzo, Mancini, Bastoni, Dimarco (40′ st Calafiori); Jorginho (17′ st Fagioli), Cristante; Orsolini (1′ st Cambiaso), Pellegrini (23′ st Frattesi), Chiesa (1′ st Zaccagni); Retegui (23′ st Raspadori).

0  TURCHIA

[4-2-3-1]: Bayindir; Celik (20′ st Ozkacar), Bardakci, Kabak (40′ Demiral), Muldur; Calhanoglu, Ayhan (20′ st Ozdemir); Aydin (1′ st Omur), Yazici (9′ st Kokcu), Yildiz; Yilmaz (36′ st Kilicsoy).

GOL nessuno

Cartellini gialli Orsolini [29], Mancini [90+1]

Statistiche Possesso: 53 a 47, Occasioni 0 a 1, Parate 2 a 2, Falli 17 a 12, Passaggi 548 a 490, Tiri in porta 2 a 2, Palloni in area 22 a 13

 

  Forse era solo una questione scaramantica, di buonaugurio, chi lo può dire, L’Italia ha voluto cominciare di fatto la sua avventura europea con un’amichevole contro la Turchia, per riproporre la partita d’apertura del torneo di tre anni fa, stadio Olimpico, 11 giugno 2021, tre gol tutti nel secondo tempo, prima di farne altri tre alla Svizzera, uno al Galles, scavalcare l’Austria agli ottavi, il Belgio ai quarti, la Spagna ai rigori in semifinale, infine Wembley. 

Alessandro Bocci sul Corriere della sera scrive che è stata un’Italia senza gol e senza idee e adesso l’Italia si incammina verso l’Europeo con un modesto pareggio contro la Turchia che non fa bene al morale e ci fa passare per la testa qualche cattivo pensiero. Giusto tre anni fa, anche allora era il 4 giugno, sempre al Dall’Ara, la banda Mancini liquidò la Repubblica Ceca con un perentorio e divertente 4-0, l’antipasto della cavalcata trionfale sino a Wembley. Stavolta il tenore della prima amichevole è completamente diverso. Ma non è il momento dei processi e la fiducia non può annacquarsi per una notte storta, peraltro in piena preparazione

Dice il Corriere della sera che la buona volontà non basta. Gli azzurri sono prevedibili e non arrivano mai in porta mentre invece la Turchia di Montella [sembra commosso all’Inno di Mameli] all’inizio è più in palla di noi, il suo 4-2-3-1 è più rigido ma ognuno sa cosa deve fare: Calhanoglu impreziosisce il palleggio e le ripartenze sono ficcanti

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 | Antonio Barillà su La Stampa invita: Guai cedere al pessimismo o ricavare presagi cattivi: l’Italia è al lavoro da pochi giorni e l’undici scelto rientra in un piano di sperimentazioni La manovra vive a lungo di strappi, non c’è linearità di sviluppo né sovrapposizioni funzionali. Il disegno tattico iniziale, 4-2-3-1, dovrebbe essere più che mai sintesi debole, essendo lecito attendere, tra promesse e promesse, scambi frequenti di posizioni e ruoli, s’assiste invece a un’alternanza infruttuosa tra Cristante e i trequartisti alle spalle di Retegui, mentre Jorginho s’incolla quasi alla difesa senza trovare corridoi efficaci.

 | Doveva essere un’Italia liquida: questo era l’aggettivo scelto nei giorni scorsi. È stata invece un’Italia all’acqua di rose. Luigi Garlando sulla Gazzetta considera: Mettiamola così: se volevamo nasconderci agli occhi della concorrenza, noi campioni in carica, ci siamo riusciti alla grande. Se così non è stato, c’è da preoccuparsi.   siamo sinceri, ci aspettavamo di più. Dell’ambiziosa macchina da calcio annunciata in questi giorni da Spalletti, liquida e feroce, non abbiamo visto quasi nulla Spalletti, che ha in tasca solo 8 gare e pochi mesi d’istruzione, ha educato in corsa un gioco sofisticato: Jorginho assistito da terzini accentrati, funzioni spostate in parti diverse del campo. Il calcio va in questa direzione, ma serve tempo per digerirlo e metterlo a memoria. Ieri sembrava che gli azzurri giocassero con dei foglietti in pugno per sbirciare cosa dovevano fare.

Garlando ha trovato tutto troppo cerebrale, tutto poco naturale.  Ma un po’ di tempo per sciogliere le gambe e migliorare la qualità dei passaggi ce l’abbiamo ancora e, come detto, l’ingresso di Barella che ha altro passo e altro raggio d’azione di Cristante; e quello di Scamacca, che darà peso all’attacco e consentirà alla squadra di salire meglio, aiuteranno molto. Intanto, nella serata grigia, prendiamo atto delle buone prove di Cambiaso, zampillante, e Fagioli, più dinamico e più veloce a verticalizzare di Jorginho. Sono stati tra i pochi a salvarsi con Dimarco, il migliore, anche se troppo trattenuto dai nuovi compiti tattici. Male Chiesa, sostituito dopo un tempo. La sensazione è che a questa Italia troppo filosofica serva una spruzzata di gioventù istintiva.

 | Alberto Polverosi ricorda che qualche giorno fa sono passati da Coverciano un bel po’ di numeri 10 del passato e scrive che sarebbe bastato un piedino, forse solo un bullone per illuminare la Nazionale. Ma la nostalgia – aggiunge – non è una saggia compagna di viaggio, non siamo più Rivera e non siamo più Baggio da un pezzo, il passato non può e non deve interessarci. L’Italia è mancata nella sua essenza, nel gioco. Quando doveva iniziare l’azione non c’era movimento senza palla e Mancini, che nel primo tempo aveva il compito di dare il via alla manovra, allargava sconsolato le braccia, con la stessa espressione dipinta sul volto del commissario tecnico. Ora non è il caso di lanciare allarmi, altre volte abbiamo iniziato l’avvicinamento a un Europeo o a un Mondiale con questi ritmi, con la preoccupazione di un gioco che non decollava. Ci vuole calma, ci vuole pazienza, aspettiamo Barella e soprattutto Scamacca

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