Juliano dice che il Napoli vuole provarci con Maradona

18 maggio 1984 – La Juventus ha un dilemma Boniek e non sa cosa fare con Maradona. La Roma non sa cosa fare con Falcao. Il Napoli dice di volere sia Maradona sia Falcao, ma pure Socrates, abbondiamo. Lunedì Diego è atteso al San Paolo per un’amichevole tra il Barcellona e una mista Avellino-Napoli, ma la notizia è da confermare: la federazione lo ha già fermato prima di un’esibizione perché è squalificato  Francesco Moser è la prima maglia rosa Gli Internazionali d’Italia cercano il rilancio Il pentapartito Craxi è scosso da tensioni interne   Wim Wenders ha portato il suo nuovo film a Cannes

Son passati due giorni dalla vittoria della Juventus in Coppa delle Coppe, ma sul futuro di Boniek non ci sono ancora certezze. Così pare di capire stamattina da un’intervista della Gazzetta al presidente Boniperti. «Questa coppa delle Coppe – risponde – ripaga solo in parte i nostri tifosi dell’amarezza dello scorso anno. Atene è una ferita che non si rimargina in fretta. Speriamo di arrivare alla coppa dei Campioni il prossimo anno. Intanto, faccio tanti auguri alla Roma per la finale col Liverpool». Aggiunge che l’anno prossimo gli piacerebbe trovare la Juventus, in finale contro il Liverpool. Si vedrà. Il punto è con quale squadra, con quale straniero di fianco a Platini. Boniek pareva in bilico prima della finale con il Porto, ma veniva dato per confermato in caso di successo. Boniperti invece stamattina non si sbilancia: «Il polacco è uno spirito bizzarro – dice – ma gode della nostra stima». 

Angelo Rovelli prova a districare la matassa. Scrive: Ecco una definizione nuova: spirito bizzarro. Che significato può avere sulle labbra del presidente juventino? In passato il rapporto Juve-bizzarria non ha avuto altre soluzioni di un divorzio. Bizzarria per dire differenza di mentalità. Resta il fatto concreto che l’affare Boniek è apertissimo. Chi pensava che la grande prova del polacco, che gli elogi sperticati sulla sua prestazione – dall’avvocato Agnelli a Trapattoni passando per lo stesso Boniperti – fossero l’anticamera di una dichiarazione di conferma, chi insomma attendeva l’annuncio, si è sbagliato

 

 

È tutto un via-vai di voci. La Fiorentina dice di avere l’accordo con Gentile. La Lazio ha chiesto Vignola alla Juventus in cambio di Giordano [«Chinaglia è un buongustaio» ha risposto Boniperti], Penzo non vuol fare la riserva Rossi e chiede di essere ceduto, Rossi a sua volta avverte: «È pericoloso cambiare questa squadra». Anche la Roma potrebbe cambiare, e se ne parla in grande libertà a una dozzina di giorni dalla finale di Coppa dei Campioni. 

La Roma ha un nuovo piano – titola la Gazzetta – la coppia Zico-Brady, se partono Falcao e Cerezo.

 

È incrociando tutto questo che stamattina un’altra intervista alla Gazzetta fa parecchio rumore. L’ha data Antonio Juliano a Rosario Pastore, per parlare del futuro del Napoli dopo la salvezza assai faticosa raggiunta con più di un rigore generoso. Il futuro è iniziato con la conferma in panchina di Rino Marchesi, l’allenatore del terzo posto nel 1981, il campionato del terremoto, quando il Napoli è rimasto in testa fino a cinque giornate dalla fine. 

 

Ecco. Questo è il titolo in prima pagina. «La continuità del rapporto col tecnico – ha spiegato Juliano – ci consente di lavorare con tranquillità».

Racconta Pastore che mentre parlava è arrivata una telefonata. Da Barcellona gli confermavano la disponibilità di Maradona per lunedì sera. Fra tre giorni, dunque, al San Paolo una mista Napoli-Avellino affronterà la formazione catalana. E Dieguito sarà in campo. Così Juliano si è lasciato scappare alcune cose. 

«A livello economico – ha detto – la società non si tira indietro. Il problema non è quello della disponibilità economica, quanto della materia prima. I giocatori veramente validi sono pochi e i prezzi sono troppo alti. La concorrenza sfrenata danneggia tutte le società, non solo il Napoli».

Lunedì arrivera Maradona, Juliano. E il suo nome fa sognare i napoletani che magari pregustano un’accoppiata fra Dieguito e Diaz. È solo fantacalcio?

«Ebbene, io le dico che un’operazione come l’ha fatta il Barcellona, con pagamento dilazionato nel tempo, potrebbe anche essere interessante». 

 ➣  Vuol dire che il Napoli è intenzionato ad acquistare Maradona?

«Voglio dire che il Napoli vuole provarci. A Napoli si dice: compa’, mi dai una vacca? Ebbene, perché non tentare?».

 ➣  Un tentativo difficoltoso…

«Chi vive nel calcio deve valutare tutte le possibilità. Alcune possono essere realizzabili, altre no. Bisogna vedere… ».

 ➣  Quando ci proverà? Fin da lunedì?

«Quando arriveranno gli spagnoli, parlerò sia col giocatore sia con la società. A Maradona chiederò le sue pretese, col Barcellona si potrà anche discutere di modalità di pagamento».

 ➣  Visto che ci troviamo, Juliano, c’è anche un certo Falcao che non ha ancora firmato con la Roma…

«Ebbene, il mio dovere di direttore generale del Napoli è di non lasciare niente di intentato. Anche qui non significa che acquisteremo Falcao. Però fa parte del mio carattere verificare qualsiasi soluzione. Se c’è anche una sola possibilità su mille di intavolare un discorso, ebbene, bisogna seguirla».

 ➣  Si parla molto di un suo viaggio in Brasile…

«Ora devo parlare con Marchesi. Bisogna affrontare il problema del programma, organizzandolo nei dettagli».

 ➣  Torniamo in casa nostra, Juliano. Novellino ha rinnovato il contratto con l’Ascoli…

«Ci sono troppe anticipazioni. Sulla carta, sembrava tutto già fatto, in realtà non c’era niente di deciso. C’è ancora tempo per parlare di queste cose».

 ➣  E la trattativa per De Vecchi?

«Anche quella è in sospeso. Devo sentirmi con Marchesi. È con il tecnico che dovrò affrontare tutti questi problemi».

 

La Gazzetta aggiunge che nei prossimi giorni Juliano andrà in Sudamerica, forse addirittura insieme con Ferlaino. Dal Brasile le notizie sono confortanti. Socrates si sarebbe già informato su Napoli, sulla squadra, sugli… ospedali (il nazionale brasiliano è laureato in medicina). Confermato l’incontro fra Juliano e Gravina, manager di molti giocatori. L’argomento in discussione, appunto, l’ingaggio di Socrates.

Boh. Qualcosa non torna. Intanto troppi nomi, forse Juliano sta menando il torrone. 

E poi dalla Catalogna c’è il Mundo Deportivo che racconta di come a Maradona, e a Migueli, sia stato vietato di partecipare alla partita-omaggio per l’addio di Sotil. È colpa della squalifica per tre mesi ricevuta dopo la rissa gigantesca nella finale di Coppa del Re. La federazione sostiene che vale per tutti gli impegni. Se è così, non potrà essere neppure lunedì al San Paolo per l’amichevole con la mista Avellino-Napoli. Chi lo sa. 

 

 

CHE ALTRO SUCCEDE NELLO SPORT

Il tennis al Foro Italico

 

Agli Internazionali del Foro Italico ci sono due italiani nei quarti di finale dopo cinque anni. Claudio Panatta ha battuto lo svedese Simonsson e Cancellotti il neozelandese Lewis. 

Oliviero Beha su Repubblica racconta: Sono passate da poco le cinque di pomeriggio, è venerdì, e soleggiati ci crogioliamo un po’ vipere e un po’ uccelli sulle tribune del Centrale: affollate, affollate, bisogna riconoscerlo, ed era quanto premeva agli organizzatori degli Internazionali preoccupati di arginare la fuga di interesse per un torneo che una volta era importante e che poi, dopo essere passato per le fasi di Strapaese con Borg e le monetine, Adriano Panatta e le corride etc. etc., aveva imboccato il precipizio.  Due miliardi, lira più lira meno, tra questa edizione e la prossima, ha investito il Coni sulle migliorie di un impianto degno di miglior causa, con cosmesi strutturale solo iniziata ma tangibile: e più appetito per gli sponsor dev’essere tutto ciò se, oltre la tribuna che scappa in direzione contraria allo stadio olimpico, è stato montato un tendaggio quasi raffinato, a metà tra piazza di Siena e il paddock della F.1. Lì alligna il cotè della mondanità, cinema, alta finanza, personaggi, niente di sdilinquente, via, ma una patina che dovrebbe funzionare da richiamo anche per l’ anno a venire per ripristinare un appuntamento d’antan: hanno il viziaccio, comunque, i milord, di scendere in tribuna a gioco in corso, molto molestando gli attori in campo come non farebbero sui loro set (vedi tu gli scherzi della lingua!), e del resto in carattere con i frizzi ed i lazzi del popolino che piacevolmente continuano a segnare il pubblico di qui

 

La maglia rosa di Moser

 

Il Giro d’Italia è cominciato ieri con una cronometro a Lucca. L’ha vinta Francesco Moser, in sella a una bici simile a quella del record dell’ora in Messico. Ha fatto il vuoto nel crono-prologo, cinque km a oltre 48 di media, lasciandosi alle spalle il sorprendente Milani a 11″, Visentini a 12″, Contini a 13″, lo svizzero Wider, Argentin e Bombini a 14″, addirittura a 16 secondi i vincitori dello scorso Tour [Fignon] e dello scorso Giro [Saronni]. Ma già oggi Moser dovrà difendersi, in quella che è stata chiamata la Cronoversilia a squadre: il tempo verrà preso sul quinto. I favoriti sembrano Visentini e Bontempi. 

Rino Negri ha scritto che era stato costretto a partire con prudenza sul basolato del centro storico di Lucca. Poi, quando ha trovato l’asfalto, Moser ha potuto sviluppare tutta la sua potenza ed ha finito in crescendo: sull’ultimo tratto di basolato, fortunatamente per lui piuttosto breve, ha rischiato dandoci dentro come se dovesse aggiudicarsi uno sprint. È la prima maglia rosa di un Giro che promette faville, se il risultato di questo prologo, come vedremo più avanti, non è stato bugiardo. L’uso che Moser ha fatto della bicicletta con le ruote lenticolari, ha proposto subito una domanda: quale vantaggio può avere ottenuto sulla distanza di cinque chilometri? Le opinioni, come sempre in questi casi, sono state molte e contrastanti. Noi sosteniamo che un Moser con la sua solita bicicletta speciale, usata cento e più volte per le prove a cronometro, avrebbe vinto ugualmente. E, anzi, tenuto conto del fatto che, a metà percorso, il vento di tre quarti ostacolava la sua progressione, il vantaggio procurato da queste ruote e dal telaio aerodinamico (il manubrio a corna di bue era munito di freni regolari) non è stato quello che un po’ tutti pensano. Il vento ha difatti preso di fianco le ruote piene, obbligando il campione della Gis ad uno sforzo superiore a quello a cui sarebbe stato costretto con le ruote normali, per mantenere la dirittura di corsa.

Ah, diamine. Ha preso la maglia rosa con delle ruote e una tecnologia che lo hanno svantaggiato. Meno male che questa bicicletta non ce l’ha Saronni, allora. [Qui siamo saronniani]

 

LA POLITICA

La mozione di sfiducia al governo

 

Sopravviverà il pentapartito Craxi fino al 17 giugno?”. Attacca così l’editoriale di Antonio Caprarica in prima pagina su L’Unità. I dirigenti della coalizione di governo avevano appena sancito una tregua armata fino alle elezioni europee che lo scontro intestino tornava a divampare: e questa volta alla luce del sole. Con un autentico atto d’imperio, il governo ha imposto la questione di fiducia sul decreto anti-salari piegando le resistenze della DC, e scontentando perfino il socialista Formica. Il capogruppo democristiano Rognoni ha obbedito commentando (secondo quanto viene riferito): – A questo punto la questione aperta non è fra maggioranza e opposizione, ma fra il governo e la sua stessa maggioranza. 

Il ministro Mammì, repubblicano, ligio alle indicazioni di Palazzo Chigi, ha spiegato che la pistola della fiducia stavolta è puntata soprattutto contro la maggioranza. A una DC in catalessi ma disposta, anche per calcoli elettorali, a qualche modifica, Craxi risponde con un inasprimento dei vincoli di sudditanza alle sue personali decisioni. In modo perfino sprezzante il

presidente del Consìglio vuole trasmettere l’immagine di un partito di maggioranza relativa ridotto al rango di portatore d’acqua.

Repubblica scrive che Pertini si è intrattenuto a lungo, telefonicamente, con Cossiga e con la Jotti ed ha chiesto loro di essere informato sul modo con il quale ritenevano di tutelare la dignità del Parlamento, vulnerata dalle frasi usate dal presidente del Consiglio. Al Capo dello Stato, che non avrebbe nascosto la sua irritazione e la sua amarezza sull’ argomento, i presidenti delle due assemblee hanno comunicato che ritenevano opportuno esternare il loro rincrescimento e i loro giudizi, rispondendo ambedue per iscritto alla lettera di spiegazione e di precisazione che era stata loro inviata da Craxi.

Intanto è alle porte una nuova ondata di scioperi. Si fermano i benzinai per tre giorni, si fermano i magistrati, si fermano i medici e gli infermieri. Repubblica annuncia che presto i giornali saranno a colori. 

 

LA CULTURA

Il nuovo film di Wenders a Cannes

 

[di natalia aspesi, Repubblica]

 

«Sono stato sposato. Due volte. La prima è stata una storia da ’68 tedesco. È durata sette anni. Lei era una ragazza austriaca, molto compromessa politicamente, che rischiava l’espulsione dalla Germania. L’ho sposata per politica, per proteggerla, per darle sicurezza. La seconda è una storia da discomusic americana. È durata tre anni. Lei era una cantante di colore, Ronee Blakely, che avevo visto in Nashville. La terza volta starò più attento, perché vorrei fosse l’ultima».

Forse Wenders si decide a parlare della sua vita privata perché nel suo film in concorso oggi, Paris-Texas, per la prima volta le donne, l’amore, hanno uno spazio importante. Il suo divismo, finora identificabile solo con i suoi film, aulico e buio come una sala cinematografica, si fa più umano, per necessità artistica.

«Anche in L’amico americano c’era una famiglia, ma sullo sfondo, senza importanza. Nei miei film gli eroi sono uomini impegnati con se stessi, con la propria solitudine, non c’è posto nei loro desideri per una donna. Invece il protagonista di Paris-Texas ha una sola spinta vitale, dopo quattro anni di mistero e di lontananza: vuole ritrovare la sua donna, ricostruire la sua famiglia».  «La passione che lo spinge ad attraversare l’America, su e giù per le strade della California, del Nuovo Messico e del Texas, è rivolta ad una donna. Con questo film i miei protagonisti maschili passano la mano a quelli femminili, come in una staffetta».

La giovane moglie cercata ovunque è Nastassja Kinski, ormai una piccola diva hollywoodiana.«Il suo primo film Falso movimento, l’ha fatto con me: aveva tredici anni, era una bambina che non capiva niente di cinema e della vita: l’ho ritrovata dieci anni e quattordici film dopo e per quanto mi aspettassi da lei esperienza e professionalità, mi ha stupito fino a quale profondità, a quale potere di fascinazione, a quale forza emotiva sia riuscita ad arrivare. È fantastica». Quando il film di Wenders è finito, Nastassja Kinski era già in attesa di un bambino. Luccicano gli occhiali di Wenders: «Per quanto i bambini mi piacciano molto e in Paris-Texas ce n’è uno che col padre va alla ricerca della madre, non ne ho mai voluti, non ne voglio. È una responsabilità che una persona come me, che va sempre in giro, non ha una casa, un luogo di riferimento, non può permettersi».

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