I dolori del non più giovane Rafa. Sembrano quelli di Tiger Woods

  Quando Rafa rientrò a gennaio, mise una maglietta color corallo, simbolo di protezione, di fortuna, di prosperità, di bellezza. Il corallo è considerato un talismano che protegge dal malocchio e dalle forze del male. Nella simbologia cristiana rappresentava il sangue di Cristo, la sua Passione e la sua Resurrezione, dunque la sua doppia natura, umana e divina, la sofferenza del corpo, la trascendenza da esso. Chissà se significa qualcosa il tono smorzato tre mesi dopo, a Barcellona, una scintillante giacca rosso fluosecondo la descrizione di L’Équipe, comunque un tono sotto, forse mezzo, facciamo un bemolle. 

Rafa è uscito così dal campo dopo aver perso in due set da De Minaur, dopo una partita giocata stando attento, molto attento a non farsi male, come ha raccontato lui stesso alla fine. Lo ha chiamato un passo avanti, ma verso cosa? Ha detto che non era il giorno giusto per lasciare tutto sul campo, lasciare tutto e morire. Vuole darsi la possibilità di farlo tra qualche settimana, almeno provarci, sempre parole sue. A Madrid andrà un po’ meglio, a Roma un po’ di più, a Parigi sarà il giorno. Adesso in pubblico lo chiama il momento giusto per provarci, forse sarà il momento giusto per salutarsi. 

Non era chiaro quanto valesse la vittoria di martedì su Cobolli. A Rafa era venuto solo da indignarsi, da storcere la faccia in quella sua maniera unica, quando ha sentito che Tsitsipas lo considerava il favorito. Non gli pareva serio. Aveva solo l’obiettivo di arrivare a fine torneo senza altri infortuni. Ha servito una prima palla a 177 km orari sul primo punto, ha commesso un doppio fallo a 143 km orari e per tutte e due le partite non ha mai battuto più forte dei 188 km orari. 

Dice L’Équipe stamattina che Nadal sta esplorando, sta iniziando a sondare gli attuali limiti del suo corpo e del suo fisico.  A quasi 38 anni, sa che qualunque cosa accada nelle prossime settimane, le sue gambe non lo porteranno mai più da un capo all’altro del campo come prima. Il servizio è il punto più problematico del processo. Se Nadal ha assicurato a Barcellona di non aver avvertito alcun dolore, l’insidioso fastidio addominale che va e viene da più di due mesi gli impedisce chiaramente di spingere per servire. Oggi il suo servizio è principalmente una rimessa laterale, non una prima mossa di attacco.

 

Dov’è che abbiamo già visto questa scena? La rivista Tennis non ha dubbi. Le scene rafaelite di Barcellone eguagliano le scene tigresche di Atlanta, tigresche nel senso di Tiger. Tiger Woods. 

Avrete sicuramente visto la fotografia in cui stringe la mano a una persona non identificata alla fine dell’ultimo giro, una figura nascosta da un albero, si vede solo un braccio teso. Si tratta del venerabile Verne Lundquist, un commentatore la cui voce iconica ha contribuito a rendere uniche le trasmissioni della CBA al Masters negli ultimi 40 anni. Naturalmente, Internet non s’è persa la fotografia, con il suo incredibile potenziale di meme. Come Nadal, anche Woods è tornato al gioco dopo mesi. Le sue apparizioni, come quelle di Rafa, sono più rare che mai. Sono sempre accompagnate da una grande fanfara. Entrambi hanno trasceso il proprio sport, coinvolgendo tifosi che altrimenti non avrebbero mai prestato attenzione al golf o al tennis. Ogni volta che guardiamo Tiger o Rafa, potrebbe essere l’ultima volta che lo fanno in un certo torneo, se non addirittura nella loro carriera

Questo è fatale, arriva quel momento per tutti, ma come sottolinea ancora Tennis, la cosa più importante è che le legioni di fan vogliono vedere ogni campione uscire di scena alle loro condizioni. Entrambi hanno affrontato infortuni gravi, entrambi sono calati a un livello che molti pensano inferiore alla loro grandezza. Woods ha appena ottenuto il punteggio più alto mai registrato su 72 buche in carriera, con il peggior giro in un Major al Masters. Nadal non gioca una semifinale da quasi due anni, incapace di restare in salute o in forma per lunghi periodi di tempo

Anche Woods era vestito di rosso al Masters. È andato via dicendo che è stata una bella settimana, ultimo in classifica ma felice di aver chiuso un torneo. Pure Rafa era felice, piure lui si è fatto bastare un’uscita dal campo sulle sue gambe. Tutt’e due sanno e ripetono di essere lontani dal 100%. La strada è lunga, si dice in questi casi. Ma una strada lunga, Rafa e Tiger non se la possono permettere.

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