Dice Francesco M. Cataluccio che dondoli e altalene gli paiono i tentativi più suggestivi escogitati dall’umanità per fermare il Tempo. Con la lettera maiuscola. Deve essere per via del loro movimento oscillatorio, come un pendolo, così che la vita sembra un lungo andare e venire, avanti e indietro, salvo fermarsi in due punti simmetrici, in un attimo di sospensione periodico, “nel quale ci si sente fermi e sembra che non si tornerà più giù”. [L’ambaradan delle quisquiglie, Sellerio, 2012 – qui]
La più bella delle altalene di tutto il litorale in Versilia sostiene si trovi al Bagno Bucintoro di Lido di Camaiore, dove di fianco “a quell’infernale marchingegno che illude l’uomo, come molti altri macchinari”, vanno e vengono le biciclette quando sta arrivando la bella stagione e il ciclismo insegue i suoi riti, il suo andare e venire sempre uguale, parti dalle sponde del Tirreno e una settimana più tardi sei sull’Adriatico, ma già non vedi l’ora di finire davanti al mare di Sanremo.
STRADE
Lido di Camaiore
La Tirreno-Adriatico in cui riappare la maglia gialla dell’ultimo Tour de France nasce da questo posto di sale e di altalene. Lido di Camaiore è un posto fronte-mare di circa 3 chilometri, pensato come tempo supplementare della riviera di Viareggio, all’inizio del Novecento ormai incapace di reggere l’esplosione dell’edilizia e delle presenze estive. La borghesia cercava spazi nuovi ma ben serviti dai collegamenti, un riparo tranquillo che non fosse in chissà quale capo di chissà quale mondo.
Il primo gruppo di case lungo via del Fortino si chiamava Fosso dell’Abate. Gli artisti del tempo lo consideravano il luogo della Versilia dove si potesse vivere e lavorare in tranquillità. L’ultimo dell’anno del 1907 il pittore Plinio Nomellini scrisse una lettera all’amico Galileo Chini invitandolo a comprare in Pineta, nell’area dove sarà tirata su la Casa delle Vacanze, oggi Club Hotel I Pini. Gli dice: prendila adesso, stammi a sentire, vedrai fra qualche anno. Andavano costruendo al Lido villette come padiglioni di un grande giardino, sotto la guida dell’architetto lucchese Carlo Sorbi. Dovevano garantire riservatezza e salubrità, ma al tempo stesso erano vicine alla mondanità di Viareggio.
Tra qualche piano urbanistico saltato, la cosa funzionò. Dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, nel 1978 Cesare Garboli aveva deciso di lasciare Roma. Aveva un ufficio alla Mondadori, un appartamento in piazza di Spagna, eppure scelse come ritiro Camaiore. Qualche mese più tardi si ritirò anche Mina, sempre là, tenne un ultimo concerto e puff, non l’abbiamo mai più rivista.
Sergio Bernardini al Lido si era inventato Bussoladomani, più grande della Bussola a Marina di Pietrasanta, un tendone che restava aperto solo da maggio a settembre, dove portò nel giro di pochi anni fenomeni dell’istante come i Rockets e voci classiche come Barry White e Liza Minnelli, il rock e il soul di Frank Zappa e James Brown, Joe Cocker e Dionne Warwick, ma pure Renato Zero, Vasco Rossi, Gianna Nannini.
Rosetta Loy, a lungo compagna di Garboli, di quei giorni al Lido ricorda la malinconia delle sere d’inverno trascorse alla finestre, fuori la pioggia e dentro «la mastodontica affettatrice rossa dalla lama mangiata dalla ruggine, inamovibile dal ripiano di marmo». [I Diari di Antonio Delfini, Einaudi, 1982 – prefazione di Cesare Garboli ripubblicata da Minimun Fax col titolo Un uomo pieno di gioia].

PANORAMI
Sì ma chi corre
In mezzo a tante storie di ombre ci sta benissimo Jonas Vingegaard, scortato al Lido dal fantasma di Tadej Pogačar, micidiale ammazzacorsa qualche km più in là sabato scorso, alla Strade Bianche. Lo sloveno non è alla Tirreno [sembra Marracash], ma il rumore fatto sulle colline sterrate “continua a riverberarsi sulle coste toscane, dove alcuni dei battuti, ancora storditi, cercano di trovare un po’ di conforto nonostante una giornata grigia e ventosa, in una uggiosa atmosfera da località balneare fuori stagione, prima di tornare a dare battaglia”.
Così ha scritto Alexandre Roos per l’Équipe all’alba di una corsa nella quale ritroveremo Tom Pidcock, quarto sabato a tre minuti, traumatizzato dalla sensazione di essersi sentito “niente altro che un cadavere o uno del gruppetto”. Il gruppetto nel ciclismo è il mucchio bastardo degli staccati, i disperati esausti che sperano solo di sopravvivere alle fatiche per arrivare al traguardo entro il tempo massimo. Mathieu Van der Poel è fuori dal caos, sta preparando il suo debutto che non avverrà prima della prossima settimana a Sanremo, eppure sui social ha riassunto così lo stato d’animo di tutti: «Cavolo, comincio ad avere un po’ di paura».
Vingegaard fa lo spavaldo. Dice che «quando qualcuno va così forte, devi esserlo anche tu, devi lavorare ancora più duramente, ti motiva». Intanto non incrocerà mai la ruota di Pogačar fino al Tour de France, quando finalmente saranno uno di fronte all’altro, nella meravigliosa immagine di Roos «un punk e un giansenista, da un lato un inno alla libertà e dall’altro un comportamento austero».
Il giansenista Vingegaard resta convinto di aver fatto bene a non andare a Siena, dice che tutto il maltempo preso durante la settimana in Spagna al Gran Camino si è fatto sentire, che il viaggio di ritorno in Danimarca è stato lungo, c’è tempo, c’è tanto tempo per i duelli veri. In fondo Cyclingnews ci ricorda che è lui “l’altro cannibale” e la rivista Rouleur non vede chi possa batterlo. “Il principale sfidante potrebbe provenire dalla sua stessa squadra. Il nuovo acquisto della Visma-Lease Bike, Cian Uijtdebroeks, sarà il suo luogotenente dopo aver già svolto con successo il ruolo alla O Gran Camiño, dove lui stesso ha chiuso al quinto posto. Visma ha ingaggiato il 21enne belga con un occhio al futuro”. Noi divaneur aspettiamo qualcosa pure da Juan Ayuso.
Proprio per via della pioggia annunciata, Vingegaars partirà prima degli altri uomini di classifica, in avvio di cronometro, poco dopo le 12 e mezza. Per la prima maglia azzurra deve battere Filippo Ganna.
“Ci aspettiamo che sia lui a trionfare” scrive L’Équipe. Alla Tirreno-Adriatico è venuto una sola volta in carriera. Era il 2022 e arrivò secondo. Chi vinse? Indovinate.
Ah, gli ultimi due pezzi cantati da Mina a Bussoladomani furono We Are the Champions dei Queen e Grande Grande Grande.
I CONSIGLI DI SLALOM
I favoriti, i velocisti, i cacciatori di tappe, gli italiani e l’albo doro nella guida alla corsa di Bicisport [qui]
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