Esiste già il nuovo Wembanyama: si chiama Khaman Maluach

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L’originale è ancora solo un rookie, ma abbiamo già la sua replica. Signore e signori, ecco a voi il prossimo Victor Wembanyama. È così che The Athletic presenta Khaman Maluach, centro, 2 metri e 19 d’altezza, annunciato come la probabile prima scelta al Draft NBA del 2025. Viene dal Sud Sudan e ha contribuito a portare la sua nazionale ai Mondiali dell’estate scorsa, ai Giochi della prossima.

Ha un profilo tecnico quasi identico a quello del francese: un ragazzo incredibilmente alto con abilità da guardia innaturali. Potrebbe non aver ancora smesso di aggiungere centimetri alla sua altezza. 

La sua è una storia avvincente, raccontata dal magazine americano che gli ha parlato. Maluach è nato nel 2006, cinque anni prima che il Sud Sudan ottenesse l’indipendenza dopo decenni di guerra civile. È fuggito dal paese con sua madre e i suoi fratelli, in Uganda gli scout africani della NBA lo hanno notato quando aveva 14 anni e lo hanno raccomandato per l’accademia di Saly, in Senegal, sulla costa atlantica. Non aveva mai toccato un pallone di basket prima di quel momento e a 16 anni era diventato il terzo giocatore più giovane di sempre in un Mondiale.

Adesso racconta di essere stato troppo piccolo nei giorni della guerra, non la ricorda, gli pare perfino di non averla mai vissuta. È un’eco nascosta da qualche parte. Suo padre è rimasto in Sud Sudan a lavorare mentre lui con il resto della famiglia si è unito al popolo della diaspora. Da bambino in Uganda giocava a calcio, finché Luol Deng non lo ha spinto a provare con i canestri. 

«Da dove vengo, non tutti sono alti quanto me – ha detto Maluach a The Athletic – così quando sono arrivato al camp ho pensato: – wow, ci sono persone con più centimetri di me su questo pianeta. Ma finalmente ero in un posto dove nessuno si sorprendeva per la mia altezza».

Ricorda di essere tornato a casa dopo quel primo provino e di aver guardato dei video di Giannis Antetokounmpo dal cellulare di un cugino. «Mi ha ispirato» racconta adesso. «È stato allora che ho pensato di giocare a basket».

L’unico campo nei paraggi non era poi così nei paraggi, anzi, distava tre quarti d’ora a piedi. Eppure aveva scoperto il potere d’attrazione della pallacanestro. Le tre cose che minacciavano le sue partite erano il meteo [la pioggia o il gran caldo], la scarsità di palloni e la mancanza di scarpe. La prima partita l’ha giocata con un paio di Crocs. Si è conquistato una borsa di studio per una scuola superiore privata ugandese, due mesi dopo è scoppiato il covid

«Non potevamo giocare, era tutto chiuso». Si era appena innamorato del basket e doveva lasciarlo. In casa, in isolamento, ha messo uno sull’altro dei pneumatici di grandi dimensioni, fino a raggiungere l’altezza di circa tre metri. Un canestro fatto in casa, con delle pietre posizionate sotto la gomma inferiore, in modo che la palla tornasse verso di lui dopo un tiro.

Ora questo ragazzo si è promesso a Duke, pronto a entrare nel mondo della NCAA.

 

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