Certi prodigi sono riusciti solo al Giappone. A pochi passi dal palazzo imperiale, dentro il Nippon Budokan, tre anni fa uomini e donne di casa si presero 9 medaglie d’oro sulle 15 disponibili nel judo, due nello stesso giorno con fratello e sorella, Hifumi e Uta Abe, figli di un pompiere. Più del doppio erano state pure nel 2004 in Grecia [8 ori su 14], esattamente la metà a Los Angeles nel 1984 [4 su 8]. Il caso più eclatante di tutti è di sessant’anni fa, all’esordio nel programma olimpico, sempre a Tokyo, prima che nel programma ci fossero le donne e così tante categorie. Di quattro finali i giapponesi ne vinsero tre, eppure il più leggendario di tutti fu l’ultimo combattimento, quello perso nei supermassimi, quando l’olandese Anton Geesink batté l’idolo Akio Kaminaga gettando nel silenzio un palazzetto intero. È il più leggendario perché si racconta che quella sconfitta – giorno 23 ottobre – diede delle motivazioni in più alla nazionale femminile di pallavolo che giocava poco dopo per l’oro contro le fortissime sovietiche.
Un’egemonia alla maniera giapponese sta stuzzicando ora la Francia. È la seconda forza di tutti i tempi nel medagliere olimpico del judo, 57 medaglie complessive dietro le 96 del Giappone, 16 ori contro 48. L’Olimpiade in casa è una grossa tentazione. Tre anni fa chiuse a Tokyo con 2 ori, 3 argenti e 3 bronzi. La presa del potere stuzzica, soprattutto alla luce dei risultati del Grande Slam di Parigi dello scorso week-end, appuntamento classico del judo.
A sei mesi dai Giochi la Francia lo ha chiuso con 12 podi e 6 successi, compresi quelli dei suoi volti da copertina, Teddy Riner rientrato nove mesi dopo il suo 11esimo titolo mondiale e Clarisse Agbégnénou. Da copertina alla lettera: spesso e volentieri sono sulla prima pagina de L’Équipe. Più Riner che Agbégnénou. Dopo l’oro olimpico del 2021 il giornale ci scherzò sopra, ricordando l’esistenza di una storia di odio-amore con la campionessa, eletta due volte sportiva di Francia. Eppure, nel giorno in cui aveva il suo quinto titolo mondiale, il quotidiano sportivo francese aveva messo Antoine Griezmann in copertina. Lei chiese: cosa altro devo fare per apparire sul vostro giornale?
Beato quel paese in cui una judoka va in prima pagina sui giornali. Un anno fa Clarisse Agbégnénou minacciava di gareggiare a Parigi con un’altra nazionale. Dopo un’assenza di diciotto mesi per maternità, era rientrata alle gare a Tel Aviv e aveva deciso di indossare il judogi del suo sponsor personale [Mizuno], non quello ufficiale della nazionale [Adidas]. La federazione disse che «non siamo nel selvaggio West, non facciamo quello che vogliamo. Solo perché Agbégnénou è una campionessa mondiale e olimpica, non significa che possa fare qualsiasi cosa».
Ora che la tregua del judogi è stata firmata, Eurosport France dice che sarebbe stato difficile sognare al Grande Slam di Parigi un antipasto olimpico più appetitoso. Il judo è stato lo sport che ha fornito più medaglie alla Francia già tre anni fa, adesso l’ambizione è prenderne addirittura dieci. “Eccezionale, certamente. Irrealistico no” dice Raphael Brosse dal canale tv.
Oltre a Teddy Riner e Clarisse Agbégnénou, le aspettative di gloria sono sulle spalle di Romane Dicko (+78kg), Shirine Boukli (-48kg), Luka Mkheidze (-60kg), le vice-campionesse olimpiche Amandine Buchard (-52 kg) e Sarah-Léonie Cysique (-57 kg), Marie-Eve Gahié (-70kg) che fu esclusa tre anni fa, Walide Khyar (-66kg) specialista nel guastare i pronostici, Alpha Djalo (-81kg) in grande ascesa.