La discesa old style di Dominik Paris in Val Gardena

Il 29 dicembre di quattro anni fa Dominik Paris era in testa alla classifica generale e l’Italia si chiese se poteva vincere la Coppa del mondo come Alberto Tomba. Si ruppe sul più bello, poi è venuto il covid, sarebbe tornato primo a Kvitfjell il 5 marzo del 2022 e di nuovo adesso sulla Saslong, conquistando il 22esimo successo in Coppa del mondo, a 22 anni dall’ultima volta di un italiano in Val Gardena, era Kristian Ghedina. Il ruggito del leone dice Oa Sport per i 44 centesimi di margine su Aleksander Aamodt Kilde. Un capovolgimento della scena totale rispetto al Super-G di ieri. Paris aveva chiuso oltre la 50esima posizione sulla pista di casa con quasi 2 secondi di distacco dalla testa, senza mai essere davvero veloce e sbagliando le poche curve tracciate. Kilde era rimasto fuori dai primi trenta su una delle sue piste preferite. Irriconoscibile secondo Oa Sport. Ventiquattr’ore più tardi: primo e secondo.

Quando indossa il casco e si mette sugli sci, ammette di diventare un altro uomo, di cercare solo la velocità («è la mia condizione ideale, mi piace anche la moto, però la evito perché diventerei pericoloso…») e di «non provare paura perché conosco i miei limiti». Ecco forse per questo vince: conosce a fondo se stesso diceva di lui Daniele Dallera sul Corriere della sera nei giorni in cui la Coppa pareva possibile.

Mattias Schnitzer, il suo preparatore atletico, raccontava al Corriere dello Sport-Stadio di «aver aumentato il volume di resistenza nella preparazione, mentre i carichi sono simili a quelli delle ultime stagioni. Gli propongo una combinazione di esercizi, non uno solo. In particolare, fa tanto squat con una gamba sola e lì arriva a sollevare carichi superiori ai 170 kg». 

Alberto Dolfin scriveva: La grandissima forza mentale ha aiutato Domme a superare ogni ostacolo dello sport e della vita, come la perdita del fratello maggiore Renè a causa di un incidente stradale nel 2013. «È stata una grande prova per lui e nel primo anno dopo questa tragedia non è stato facile andare avanti – partole di Schnitzer – Lo sci l’ha aiutato a superare questa difficoltà e a maturare». 

Myriam Alizon su L’Équipe raccontava ai francesi che Paris è un cuoco raffinato quando ha il tempo di dilettarsi e ora ha trovato la ricetta per incatenare le corse. Dopo che si è stabilizzato su un peso forma di cento chili, ha meno problemi alla schiena. Attribuisce grande importanza al riposo e conserva energie per le sue due passioni: lo sci e la musica

 

  VOCI

Cosa dice Paris di Paris

 ➣  Cos’è la montagna per te, uno stile di vita?

“Per me è tutto, rappresenta quella libertà senza cui non saprei stare. Io sono cresciuto in montagna, è l’unico posto dove posso stare tranquillo e in pace con me stesso. Lo sci è la perfetta metafora di questo perché sei da solo ad affrontare la sfida e devi decidere metro dopo metro come affrontare la discesa. E assumerti tutte le responsabilità di eventuali errori”.

 ➣  Soffri quando devi andare in città per lavoro?

“Sì, più di due giorni non riesco a starci. C’è troppo casino: non ce la faccio, è più forte di me”.

 ➣  Ti è sempre piaciuto andare veloce?

“Da quando sono piccolo non riesco a fare a meno di cercare di andare al massimo con ogni mezzo a mia disposizione. Gli sci, la bici o le auto, che mi diverto a tirare al massimo quando mi invitano a fare i giri di prova in pista a Imola. Per questo, anche se mi piace da morire, devo evitare la moto, perché non riuscirei a pormi dei limiti e diventerebbe pericoloso. Sono fatto così”.

 ➣  Hai mai avuto paura in pista?

“Paura? Non so cos’è (ride). Ho rispetto per quello che faccio, e questo è fondamentale per non andare oltre il limite. Ma paura no, non credo di averla mai provata”.

intervista di dario falcini, Rolling Stone, 18 marzo 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.