Le giravolte di Pauletta Foppa – La pallamano femminile avrà di nuovo la finale mondiale più vista

Francia o Norvegia. È la stessa finale di due anni fa, di sei anni fa, di 12 anni fa e di 24 anni fa. Un quarto di secolo di pallamano femminile è andato avanti su questa rotta. La Norvegia ha battuto la Danimarca in semifinale ai supplementari, la Francia ha travolto la Svezia con nove gol di scarto e nove li ha segnati Tamara Hornacek, figlia di Vesna, ex stella coata del Metz, lei stessa nata nel paese di mamma, cittadina francese, difensora ma versatile, capace di giocare in più posizioni, micidiale nel tiro dai sette metri. La squadra che voleva solo preparare al meglio le Olimpiadi che giocherà in casa l’estate prossima, ha l’occasione di un terzo titolo mondiale. L’ultimo è del 2017.

Yann Hildwein su L’Équipe ha scritto che per qualche ora non bisogna parlare di Parigi. Perché aspettare la prossima estate quando un nuovo trofeo può arrivare tra le mani avide delle Bleues?.  Il rientro di Grace Zaadi-Deuna dopo gli infortuni procede con cautela, intanto la Francia si gode Pauletta Foppa, non ancora 23enne, già decisiva per l’oro a Tokyo, feroce in difesa, preziosa in attacco con le sue corse e scivolate. Conferma il suo rango di grandissimo pivot e il posto di rilievo che occupa da diversi anni in nazionale. In semifinale ha segnato cinque gol con sette tiri in porta. Il suo modo di giocare, dice L’Équipe, assomiglia a un’opera suonata senza una nota alta. Sono passati cinque anni da quando fu la rivelazione del titolo europeo. Era ancora acerba, ma già definita nella meccanica di tiro, dotata di una capacità abbastanza prodigiosa di afferrare la palla con una mano e girarsi. Da allora non è più uscita dalla ribalta internazionale, una pepita scintillante

Cédric Callier su Le Figaro ha scritto che in un’età nella quale la maggior parte delle giocatrici si sta godendo la prima convocazione, la pivot vuole conquistare l’unico titolo importante che le manca. Ha 71 presenze in nazionale e dice di aver avuto fortuna nell’arrivare al momento giusto, in una squadra molto forte, in uno sport dove è diventato più comune che in passato emergere già all’età di 18 anni. 

 

La mutazione del cittì

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Nessun altro allenatore in Francia ha il curriculum di Olivier Krumbholz. Si ritirerà all’età di 66 anni il giorno dopo le Olimpiadi di Parigi. Comunque finisca la finale contro la Norvegia, ha già vinto tutto superando i suoi bei momenti critici. È il marito di Corinne Krumbholz nata Zvunka, ex capitana della nazionale e pivot classico a Metz negli anni ’90. Olivier è stato richiamato d’urgenza sulla panchina della Francia otto mesi prima dei Giochi di Rio 2016, su richiesta delle giocatrici. Portò la truppa fino alla finale persa contro la Russia.  Jérôme Porier su Le Monde ha dedicato un ritratto al cittì, un tempo noto per la sua rabbia omerica, ora adotta uno stile di gestione pacifico e più collaborativo, che contribuisce a un buon clima all’interno del gruppo.  Krumbholz è stato costretto a ritirarsi per un infortunio al ginocchio all’età di 28 anni e ha dedicato la sua vita alla pallamano femminile. Sta cambiando la squadra. Le Monde spiega che ha sempre dato priorità alla difesa e al contropiede, ma tre sconfitte traumatiche contro la Norvegia [Euro 2020, Mondiali 2021, Euro 2022] lo hanno convinto del fatto che il gioco era diventato troppo prevedibile. L’asse tra Grace Zaadi e Pauletta Foppa era diventato cosa nota, le norvegesi – dice Le Monde  – avevano messo a nudo le carenze offensive del resto della squadra. Nel nuovo sistema le ali hanno più libertà, Chloé Valentini e Alicia Toublanc sono in forma mozzafiato mentre sta emergendo Orlane Kanor, tiratrice da fuori.

 

in tv domenica 17 ore 16 Sky: Svezia-Danimarca [finale 3. posto] | ore 19 Sky: Francia-Norvegia [finale 1. posto]

 

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