Brasile-Argentina è diventata ingestibile. E Scaloni vuole andarsene

  Un bochornazo stanno dicendo. Un gigantesco imbarazzo per il calcio sudamericano, per i campioni del mondo in carica, per il paese che ha vinto più Mondiali di tutti. Brasile-Argentina al Maracanã è finita con un gol di Nicolás Otamendi e con quello che a Baires stanno celebrando come un trionfo, qualcuno ripete la parola Maracanazo. Ma Brasile-Argentina ha rischiato di non cominciare, alla maniera della partita del settembre 2021 per le qualificazioni al Mondiale in Qatar, quando poco dopo la palla al centro le autorità sanitarie brasiliane entrarono in campo e fecero sospendere tutto dalla polizia, intenzionata ad arrestare alcuni calciatori argentini per aver violato le regole internazionali sui protocolli anti-Covid. 

Stavolta hanno iniziato con mezz’ora di ritardo per una rissa gigantesca sugli spalti tra i tifosi argentini e la polizia brasiliana. Ci sono dei feriti in ospedale. Le foto mostrano persone in barella con il sangue sul volto. Il pallone d’oro Messi ha ripetuto più volte: «Non giochiamo, non giochiamo». I campioni del mondo hanno prima cercato di calmare gli animi e poi si sono ritirati negli spogliatoi. In mezzo c’è la scena che sta facendo il giro del web, la scena in cui il portiere Dibu Martínez si lancia contro la polizia brasiliana per difendere il pubblico. 

 

Il Clarín parla di repressione della polizia quasi finita in tragedia. Nella ricostruzione di Diego Provenzano tutto è cominciato quando nella tribuna Sud assegnata ai tifosi argentini sono stati fatti entrare due gruppi della torcida più caratteristica del Brasile, i gruppi del Núcleo e del Movim Verde Amarelo. “Quando le porte dello stadio erano appena state aperte, c’era già stata una disputa sulla loro collocazione: gli argentini hanno tentato di resistere ma alla fine si sono accordati per farli entrare e piazzarli al centro. Durante l’inno brasiliano la tensione è cresciuta e l’ultima strofa è stata la causa scatenante dello scandalo. Da una parte all’altra sono stati divelti sediolini e lanciati. La polizia allora è intervenuta con la forza sui tifosi argentini, come se fossero i soli responsabili di quanto stava accadendo”. 

Il quotidiano sportivo Olé racconta che il clima surriscaldato sugli spalti si è poi trasferito in campo, con diverse giocate violente nei primi minuti e un cartellino giallo al 5′ per Gabriel Jesús. Aveva fatto sanguinare De Paul dal naso. Poco dopo anche Raphinha ha preso un giallo, sempre per una manata in faccia a De Paul. È stata una partita segnata dai falli, 42 in tutto, 26 del Brasile, 16 dell’Argentina. Messi, lasciato poco libero e sottotono, ha giochicchiato sulla sinistra, si è lamentato per qualche fastidio fisico a metà primo tempo, ma è rimasto in partita.

 

 

Il dopo è stato altrettanto agitato, ma per ragioni diverse. Il Ct Lionel Scaloni ha messo in dubbio la continuità del suo lavoro – diciamo così. Sergio Maffei su Ole la chiama la notizia bomba dopo il Maracanazo. “Nulla sembrava potesse oscurare l’epica vittoria contro il Brasile. In un altro dei momenti gloriosi del suo ciclo, Scaloni ha invece aperto la porta d’uscita. Inaspettatamente. In modo sorprendente. O forse nemmeno così tanto. Chi conosce l’allenatore sapeva che prima o poi sarebbe potuto succedere. È un avviso o una conferma? Se ne va o sta semplicemente minacciando?”. 

Olé racconta di “un logoramento interno notevole” dei rapporti con i dirigenti e con il presidente Claudio Tapia in particolare [“C’era già stato un forte cortocircuito per il rinnovo del contratto”]. Che tipo di logoramento? Secondo il quotidiano argentino la faccenda ha a che fare con “la disorganizzazione e i problemi che lo staff tecnico deve affrontare ogni volta che gioca la Nazionale. Logistica, struttura, montaggio, supporto. Manca il sostegno, dicono. Non esiste un conflitto con la squadra, che non era a conoscenza della situazione sebbene avesse avvertito che qualcosa non andava”.

Tapia è stato colto alla sprovvista. Ha saputo tutto dalla tv mentre stava twittando un post con una foto della squadra in festa e la didascalia: Dimmi come ci si sente. “Non aveva idea di cosa stesse succedendo” dice Olé. Il giornale dice che persone vicine a Scaloni considerano questa uscita molto più di un avvertimento, e non solo loro. “Sia nell’ambiente del DT sia tra le persone più vicine a Tapia, tutti concordano nel ritenere che Scaloni non rilascerebbe dichiarazioni di questo tipo se non stesse davvero pensando di fare un passo indietro. Una notte di gloria. E ora l’incertezza è diventata totale”. 

 

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